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Corriere di Gela | Violante a Gela per parlare di antimafia
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notizia del 22/12/2008 messa in rete alle 21:43:22

Violante a Gela per parlare di antimafia

Torna a Gela l’on. Luciano Violante (nella foto), “in una città cambiata rispetto al passato, con un’accresciuta sensibilità nei confronti della lotta alla mafia”, in occasione dell’incontro-dibattito L'Antimafia Politica e Sociale nella Storia della Repubblica, organizzato dal Centro Studi Pio La Torre ed ospitato dall'auditorium dell'Istituto Superiore “Ettore Maiorana” di Gela diretto da Vito Parisi.
Inquadrando le origini storiche della mafia nel «latifondismo antecedente l'Unità d'Italia» ed individuando gli antenati mafiosi in quel “ceto professionale” alle dirette dipendenze dei proprietari terrieri residenti nelle città capoluogo (Palermo o Napoli) e “presenti invece sul territorio controllandolo attraverso l’uso impunito della violenza”, Violante vuole parlare soprattutto di Antimafia giacché “studiare l’antimafia equivale a studiare la Repubblica Italiana”, senza remore mentre “pare che soltanto in Sicilia si continui a parlare di antimafia a scuola, sebbene le organizzazioni criminali mafiose, sia siciliane che calabresi e campane, siano presenti tanto al centro quanto al nord Italia”.
L'on. Violante ha portato in dote la sua esperienza personale di presidente della Commissione Parlamentare Antimafia (XI Legislatura) “quando i pentiti di mafia fecero il loro ingresso in parlamento interrogati nelle audizioni” e, rivolgendosi alla giovane platea, ha ricordato che una legge, specie in questo tema, è accompagnata sovente da dibattiti parlamentari di cui si tende a sottovalutare la portata, come nel caso della stessa «Legge La Torre» che per la prima volta in Italia definì la Mafia come un delitto ponendo le basi per la confisca dei beni mafiosi: “ancor oggi”, prosegue Violante, “è essenziale intervenire nel circolo vizioso uomini-soldi-rapporti politici”, attraverso il sequestro dei beni. La magistratura è un ordine autonomo ed indipendente dal potere politico, peraltro governata dal Csm che “in passato non agevolò certo il compito di Falcone e Borsellino”, ma è soprattutto dal potere politico, ammonisce Violante, che sembra crescere “una certa disattenzione verso il lavoro investigativo” offrendo un cattivo esempio “ai giovani futura classe dirigente”; fermo restando il ritardo nella produzione di “leggi che finalmente semplifichino i processi penali”: chiaro il riferimento alla riforma della Giustizia tornata recentemente di forte attualità. Il dirigente nazionale del Pd, altresì, non dimentica “simboli della democrazia” come le scorte: “gente che sa che della loro morte non ci sarà memoria storica in aule, vie, piazze, aeroporti” e via discorrendo; mentre sul piano sociale è da “elogiare l’azione di movimenti come l'anti-racket e l'anti-usura, oggi più che mai fondamentali con la crisi economica che attanaglia i cittadini”.

Non ha mancato di dire la sua, l’on. Lillo Speziale non solo in veste di Presidente della Commissione Antimafia all’Ars, ma anche quale autore della prima legge antimafia siciliana: un provvedimento d’avanguardia poiché compie un passo decisivo in avanti dal punto di vista dello snodo economico-strutturale tanto da poter fungere da modello anche in sede legislativa nazionale. Anche il deputato regionale del Pd è convinto che “instaurare una cultura antimafia sia ancora un compito da espletare e per far ciò dobbiamo dare ai giovani risposte concrete sul piano dell’etica pubblica e sostenere il tutto a partire dalle scuole elementari e medie attraverso appositi laboratori della legalità così come previsto dall'art. 1 della mia legge”.
Chiamati in causa sul piano della lotta alla mafia, al racket delle estorsioni e dell’usura, sono intervenuti anche il Sindaco di Gela Rosario Crocetta ed il presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta Marco Venturi che hanno alimentato ulteriormente il dibattito alla presenza di una delegazione di studenti gelesi a cui si sono aggiunti anche quelli del comprensorio attrezzati ad assistere alla video-conferenza: “uno strumento utile”, secondo Vito Lo Monaco (presidente del Centro Studi) e che “sarà ripetuto in altre città”. L'incontro, infatti, rientra nel «Progetto Educativo Antimafia 2008-2009» che oltre ad una serie di incontri per tutta l’isola, prevede anche l’allestimento di un “questionario di percezione del fenomeno mafioso da sottoporre ai più giovani i cui risultati saranno resi di dominio pubblico nella prossima primavera”.


Autore : Filippo Guzzardi

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