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Corriere di Gela | Eni, nuove regole per l’ambiente
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notizia del 16/12/2012 messa in rete alle 21:27:50

Eni, nuove regole per l’ambiente

Dalle 10 del mattino alle 18. Tanta è durata la conferenza dei servizi al ministero dell’Ambiente, dove ieri sono state dettate nuove regole per il rispetto delle norme a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Insomma, lo stabilimento di Gela non dovrà fare la fine dell’Ilva di Taranto, se è vero che l’Eni osserverà a partire da subito le direttive dettate nell’Aia, (Autorizzazione Integrata Ambientale). A Roma c’è stato anche il sindaco Fasulo, che ha detto: «Cambia radicalmente il rapporto Eni-territorio. L’Autorizzazione prevede 100 prescrizioni, che l’Eni in parte dovrà osservare da subito, altre a 12-15 mesi. Ci vorranno investimenti e ci saranno controlli serrati. Tutela dell’ambiente e sicurezza tutti i giorni, insomma, e non solo quando scattano le emergenze»

Quando il 10 maggio scorso la Raffineria di Gela ha inteso festeggiare il mezzo secolo di vita procedendo alla chiusura per 1 anno delle linee 1 e 3, ha anche preannunciato che si sarebbero tenuti corsi di formazione e aggiornamento per i lavoratori e avviati investimenti da tempo divulgati all'opinione pubblica, proprio durante il periodo di fermo. Si tratta per lo più di investimenti riguardanti l'ammodernamento della Cte, il nuovo impianto Claus e Hcr, la copertura del Parco Coke, i doppi fondi in tutti i serbatoi, la diga foranea e la logistica: quasi tutti, invero, “suggeriti” dal Ministero dell'Ambiente e tramite esso, se vogliamo dirla tutta, dall'Unione Europea. La Raffineria di Gela ricade nel campo di applicazione della Direttiva Europea IPPC (Integration Pollution Prevention Control, cioè Prevenzione e Controllo dell'Inquinamento Integrato), introdotta nell'ordinamento giuridico italiano mediante il D.Lgs. 59/2005 (“Decreto Ippc”) ed il D.Lgs. 152/2006 (“Testo Unico in Materia Ambientale”). Ai sensi della “Direttiva Ippc” (Direttiva 96/61/CE) l'AIA postula la valutazione e l'implementazione di tutte quelle misure necessarie ed intese alla riduzione delle emissioni delle attività industriali nell’aria, nell’acqua e nel suolo. Il procedimento si è aperto nel 2007 ed è approdato in fase istruttoria apertasi l'11 luglio del corrente anno presso la Conferenza dei Servizi, su cui ha gravato il parere finale della Commissione Ippc notificato alla fine dello stesso mese di luglio. In tale parere, infatti, c'è stata una prescrizione, fra le tante, che ha messo in seria difficoltà, per non dire “spalle al muro”, la Raffineria di Gela abbassando sensibilmente il livello di emissioni in atmosfera entro cui la Centrale termoelettrica e le sue caldaie devono rientrare.

La grossa difficoltà della Raffineria di Gela risiede proprio nel suo ciclo produttivo e nel come tale ciclo sia stato concepito sin dall'origine, con un sistema di refining che nasce e si sviluppa per trasformare greggi pesanti ad alto contenuto di zolfo (il “Greggio di Gela”, ma non solo) in prodotti leggeri ed a basso contenuto di zolfo quali benzine, gasoli e gpl. Tale era il “concept” ai tempi dell'Anic fino ad entrare (attraverso Praoil) nel circuito Agip tra il 1994 ed il 2002. Tale è rimasto anche con la cessione dei rami di azienda dell'Agip alla Raffineria di Gela Spa nel 2003. Un sistema di raffinazione convenzionale che vede (mediante un processo di distillazione) separare il greggio in diversi tagli: Gas, Gpl, Naphta, Kerosene e Gasoli vengono caricati nelle rispettive unità di conversione in prodotti pregiati; mentre il Residuo (di fondo dell’impianto Vacuum e parte del residuo dei 2 Topping) viene (attraverso un processo di cracking termico) convertito nei prodotti pregiati di cui sopra (Gas, Gpl, Naphta, Kerosene, Gasoli) ed in coke da petrolio (Pet-Coke) che va ad alimentare, agendo come combustibile, ben 3 delle 5 caldaie della CTE (centrale termoelettrica). Va da sé che migliorare negli anni il grado di conversione del greggio pesante in prodotti leggeri ha rappresentato il potenziale che la Raffineria ha sviluppato in termini di reddidività, ma è altrettanto vero che l'energia elettrica prodotta in eccedenza rispetto al fabbisogno necessario al ciclo produttivo, non solo serve le imprese insediate nello stabilimento coinvolte nel ciclo produttivo stesso (Syndial, Ecorigen, ecc.), ma viene dirottata anche ad impianti ausiliari come il V Modulo Bis, ovvero la stessa ex Asi (oggi Irsap) e, soprattutto, un quantitativo viene “esportato” anche alla rete elettrica nazionale (quindi “venduto” al relativo gestore).

A ben vedere, l'impiego di pet-coke ha rappresentato una scelta economica vantaggiosa ben precisa. Ciò non è più un mistero, sin dall'allora blocco con tanto di sigilli da parte della magistratura che lo qualificò, interpretando la legislazione nazionale allora vigente, come un rifiuto. A parte il Decreto Legge ad hoc emanato dal Governo Berlusconi che servì a togliere i sigilli e ad aprire tornelli e cancelli, in sede europea adita dalla stessa magistratura italiana si sentenziò che il pet-coke è da considerare un rifiuto solo se destinato nel ciclo produttivo ad essere smaltito; un combustibile se invece reimpiegato nel processo produttivo. In un tale contesto le caldaie della Cte alimentate da pet-coke sono da considerare come parte integrante del ciclo produttivo. Questo è, inutile negarlo. Semmai, si può discutere – eccome - sulla circostanza che vede l'Eni considerare tale opzione come unica ed irrinunciabile per il sito industriale di Gela. E' verosimile che l'impiego della tecnologia Est e con essa la riconversione del ciclo produttivo a Gela sarebbe costato ben più della realizzazione dello Snox. Di certo, però, senza la tecnologia Est (impianto pilota a San Donato Milanese, impianto dimostrativo a Taranto e realizzazione a Sannanzaro De' Burgundi), vede oggi la Raffineria di Gela arrancare sul piano autorizzativo ed attuare un fermo parziale di 1 anno perché in perdita redditiva.

La tecnologia Est (made in Eni, cioè fatta in casa) dimezza il costo energetico (un'unica tecnologia, un unico reattore), non produce coke da petrolio, specie ad alto contenuto di zolfo, non produce oli combustibili il cui altissimo costo, aggiuntosi a quello già alto dell'energia, in un contesto internazionale sfavorevole ha significato perdita in termini di redditività del greggio lavorato e dei residui e quindi il fermo parziale.

A rilevare, in definitiva, non è tanto il pet-coke in sé per sé, quanto il pet-coke di Gela, giacché derivato da un greggio con alto tenore di zolfo ed altri componenti solforosi: con conseguenze, nel momento in cui con esso si alimentano 3 caldaie della centrale termoelettrica, che si trascinano anche in sede di assetto emissivo, individuando giusto appunto nella Cte l'impianto non a caso dell'intero stabilimento che scarica in atmosfera più inquinanti: SO2, NOx e Polveri. Lo Snox è servito ad attenuare il livello emissivo ma con un però: l'approccio con cui tale tecnologia fu impiegata ed il relativo costoso (30 miliardi di lire) impianto costruito, rientrava in un contesto autorizzativo regionale che fissava un unico limite – in cui si concentravano i diversi inquinanti – valevole per l'intera bolla di raffineria.

Il nuovo contesto autorizzativo europeo fissa più limiti e nettamente inferiori a quelli attuali emessi dalla Cte. In particolare la paventata richiesta in sede prescrittiva di un abbassamento a 400 mg di SO2 è quella che ha spiazzato non poco il management aziendale tanto da affidarsi al buon senso dei suoi interlocutori nella lunga seduta di giovedì 13 dicembre (dalle 10 alle 18) in Conferenza dei Servizi presso il Ministero dell'Ambiente.

Presenti i rappresentanti ministeriali all'Ambiente ed alla Salute, l'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), i rappresentanti dell’Eni ed il Sindaco Fasulo. Se fino ad ieri - in un contesto di regole non scritte - si è andati avanti battendo la strada delle deroghe, da domani non sarà più così. Oltre un centinaio le prescrizioni che la Raffineria di Gela dovrà osservare in parte da subito ed il resto entro 12-15 mesi. Regole scritte che l'Eni ha accettato in toto, con verifiche periodiche e controlli quotidiani. Sarà redatto uno studio sugli interventi da attuare e sugli investimenti necessari. Per quanto concerne le emissioni in atmosfera di SO2, la Raffineria dovrà rientrare immediatamente entro la soglia dei 700 mg: una drastica riduzione se pensiamo che è arrivata anche ad emettere fino a 1600 mg. Ciò che si ritiene, pertanto, “auspicabile” è la diminuzione di produzione di energia elettrica così da far scendere il carico impiegato di pet-coke.

Soddisfatto il primo cittadino, Angelo Fasulo: «rispetto al passato – dichiara il Sindaco di Gela - cambiano i rapporti tra la Raffineria, l'Eni ed il territorio, in un quadro di regole chiare, a tutela della salvaguardia ambientale e della sicurezza nei luoghi di lavoro, mantenendo un livello di guardia costante e giornaliero. Un risultato a cui si è arrivati con il buon senso di tutti ed un successo – conclude Fasulo - che si può ascrivere anche alla politica che sulla vicenda ha svolto degnamente il suo ruolo».


Autore : Filippo Guzzardi

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