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Corriere di Gela | Monica Bevelacqua e Massimiliano Castellana, coppia regina sul palcoscenico
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notizia del 21/09/2013 messa in rete alle 21:09:29

Monica Bevelacqua e Massimiliano Castellana, coppia regina sul palcoscenico

«Se non ci fossero bisognerebbe inventarli»: è l’espressione molto ricorrente quando si parla di un personaggio, di una coppia di attori o di anchormen. Per Massimiliano Castellana e Monica Bevelacqua, mattatori del recente festival del Golfo di Gela, ben si attaglia questo modo di dire. Per la terza volta insieme in questo spettacolo musicale di fine estate, hanno dato il meglio, nella forma più semplice del far spettacolo, disegnando una cornice fatta di battute, canti, danze che hanno divertito ed entusiasmato un grande pubblico, in una Piazza San Francesco stracolma all’inverosimile.

Quando si afferma che Monica e Massimiliano sono una coppia d’eccezione, di un’intesa perfetta, rispettosa di una tempistica che ne fa dei professionisti rispettabili, potrebbe apparire ad un pubblico sprovveduto uno stereotipo destinato a riproporsi sempre secondo quel cliché anno dopo anno. Ma non è così perché questa coppia nasce solo tre anni fa per puro caso. Sono i coniugi Daniela Venosta e Gaetano Lorefice, a scommettere su di loro. Monica e Max (così lo chiamano i suoi amici più stretti) in effetti hanno vite professionali disgiunte e differenziate. Due temperamenti diversi, ma con un denominatore comune: sanno ciò che vogliono. Una coppia di professionisti che potrebbe, con le adeguate attenzioni da parte delle istituzioni lanciare la kermesse canora quantomeno su scala regionale. Con Monica e Max ci siamo dati appuntamento in un bar di Caposoprano. L’espediente di intervistarli in momenti diversi è servito a ben poco.

Massimiliano è un gabbiano che vola, alla ricerca continua di nuovi modi di interpretare la musica, di superare gli schemi. Sintetico e trasparente. Ha il ritmo nel sangue e nel corpo, che non abbandona neppure quando si presenta al suo pubblico nelle vesti di presentatore.

Monica è invece ironica, più realista del re, riflessiva e sincera al punto di ritornare ad un concetto spiegato in precedenza per scongiurare equivoci. Lo fa un po’ per chiarirlo e un po’ per rafforzarlo. Il suo primo amore è la musica. Compone anche canzoni, canta accompagnandosi con la chitarra. Va a vivere fuori per cercare di crescere. A Roma, Milano, conosce produttori, insomma gente giusta, ma rinuncia al salto finale perché si rifiuta di scendere a compromessi. E’ qui che le chiedo di definirsi con due-tre aggettivi.

«Il primo aggettivo che mi viene in mente è incorruttibile. Non mi sono voluta concedere – continua Monica – né fisicamente né moralmente, pur avendo il successo a portata di mano. Ho fatto delle conoscenze importanti che in certo senso mi hanno formata, ma alla fine ho rifiutato il compromesso. Non potevo entrare il quel mondo che non corrispondeva all’idea che avevo dell’arte vera, della musica. Fatti i provini, venivo promossa sia per presenza scenica che per le qualità artistiche, poi alla fine non era la meritocrazia ad essere premiata, ma altro. Ed io non ci stavo».

Monica va a Roma per perfezionarsi nel canto come contralto-mezzosoprano e per mantenersi fa teatro. Poi ritorna a Gela, ma non si sente sconfitta. Anzi è contenta, perché realizza il suo sogno, quello di insegnare e di stare a contatto con i ragazzi. La paga non è al massimo, però per lei ci sono delle soddisfazioni nella vita che ti gratificano più di qualunque compenso economico. «Quando puoi fare ciò che tu ami – continua – cosa volere di più?». Tutte le porte le si aprono, contatta persone importanti e ricorda tra queste anche Caterina Caselli, Lando Buzzanca, Giovanni Cacioppo. Debutta anche come vice regista in una commedia di Pirandello, ma si accorge ben presto che quel mondo è molto lontano da lei. Decide, quindi, di abbandonare la musica ed il teatro e si dedica anima e corpo agli studi per laurearsi in Lettere. Purtroppo la legge Gelmini non l’aiuta ad entrare nei ruoli organici della scuola.

Le chiedo a questo punto di dirmi quale altro aggettivo le si addice e aggiunge: «Mi sento autoironica e solitaria, oltre che incorruttibile. Se avessi accettato il compromesso, adesso sarei altrove. Quando mi guardo allo specchio debbo essere contenta di me».

Tre anni fa Monica incontra Daniela Venosta ad una festa dove fa karaoke ed è lì che nasce l’intesa con l’organizzatrice del Festival del Golfo di Gela. Le propone intanto di tornare al teatro e di entrare a far parte di uno spettacolo di qualità dove si canta dal vivo. Ecco che comincia a delinearsi l’idea di una coppia di conduttori, Monica e Max, per il Festival.

Monica aveva rinunciato all’amore per l’arte, per la musica ed ora il ritorno a quest’amore la riempie di gioia. Ricordando una frase di Virgilio scandendola in latino, così continua: «Non ho potuto fare a meno di cedere all’amore che mi veniva riproposto. Ho ricominciato a vivere da innamorata con un amore più appagante e sicuro». In lei non c’è una prevalenza della musica sul teatro perché entrambi li vive con la stessa intensità. Per esempio, quando scrive per il teatro sceglie sempre un sottofondo musicale che le piace. Monica non è solo teatro e musica, ma anche cinema. Di recente, come protagonista, ha preso parte ad un mediometraggio (Cattivi pensieri), scritto e diretto dal palermitano Alberto Castiglione, che in questo periodo si sta proiettando nelle sale cinematografiche in Germania. L’interpretazione che dà del personaggio Maria conferma le sue eccellenti doti di attrice drammatica e di show-woman. Il taglio del film e lo schema scenografico esaltano le sue qualità ma ne limitano le potenzialità. Positiva la critica che si può leggere nei giornali specializzati.

A conclusione della nostra chiacchierata le chiediamo: A tuo giudizio perché alcuni fiori, ad esempio le rose, hanno le spine per difendersi se poi le pecore se li mangiano lo stesso? «Le pecore pensano soltanto a mangiare – risponde lei – e non si perdono in sottigliezze. Non affrontano questioni spinose. Io mi dissocio dalle pecore. Io affronto il problema di petto, lo elaboro e lo supero. Non sto lì a piangermi addosso».

Ci addentriamo anche in altri discorsi filosofici che esulano dalla nostra intervista e quando le chiediamo se è credente, ci risponde di essere laica. Non crede in una chiesa dogmatica. E veniamo a Massimiliano Castellana. Ci accorgiamo che il suo mondo è tutto musica e ritmo. Questa passione nasce in lui da bambino.

«Mia mamma ed io eravamo dei fruitori accaniti della Rai – aggiunge – non perdevamo mai un festival di San Remo. E poi anche le suore che frequentavo mi hanno sempre stimolato a cantare. Più in là, con degli amici abbiamo fondato un gruppo giovanile. Abbiamo iniziato a scrivere degli spettacoli continuando a cantare».

Per Massimiliano la musica è importante. Serve per sé stessi, ma anche per conoscersi, scrutarsi ed infine serve per gli altri. E’ comunicazione. Prima c’è uno scrutarsi a fondo per poi comunicare.

«Per me la musica stava diventando routine – continua – però da quando studio al conservatorio è approfondimento, perché mi sono reso conto che si apre un mondo che è molto matematico, che esige ricerca e studio. Io ho scelto una delle discipline più difficili, che è il jazz. Ed è lì che c’è ricerca ed approfondimento».

Massimiliano attualmente lavora in accademia, insegna arti sceniche e canto con un compenso modesto che gli deriva dalle rette che i giovani pagano per frequentare i corsi. Però è soddisfatto e si sente oltremodo gratificato per la fiducia che la gente gli dà e di ciò è estremamente orgoglioso. Tra i tanti suoi sogni, quello di insegnare musica è il più sentito. La sua aspirazione è quella di insegnare in una scuola pubblica, anche per avere una base economica certa e solida e non gli dispiacerebbe poi, arrotondare col canto. Anche a Massimiliano, come abbiamo fatto con Monica, poniamo la domanda delle rose che vengono mangiate dalle pecore. Prima di risponderci fa una pausa per pensare ed infine butta giù il suo pensiero. «Tutte le cose belle hanno le spine o gli angoli appuntiti. Ognuno di noi ha qualcosa che non va, qualcosa di spigoloso. Però è anche vero che appunto perché siamo spigolosi c’è sempre qualcosa di affascinante ed allora è vero che anche i gatti qualche volta ci apprezzano. Le pecore forse mangiano ciò che è completo. E’ bello essere completo nella bellezza, ma anche nella bruttezza. E’ bello essere lisci ma anche spigolosi e frastagliati. Se fossimo soltanto belli o lisci, sarebbe una noia mortale». Con l’incedere dell’intervista ci accorgiamo che Max ha subito le risposte pronte ed immediate, concise e motivate.

Gli chiediamo cosa sia per lui la vita.

«E’ il più bel dono che Dio ci abbia fatto ed oggi più che mai – risponde – è una grande scommessa. Noi giovani siamo assaliti da tanti interrogativi cui forse non siamo preparati a rispondere. Vivo sempre con la speranza di potere trovare sempre delle risposte. Se non le trovo oggi, le troverò domani. E’ arduo vivere ed andare avanti. Molti anni fa era diverso. C’erano delle tappe ben definite. Oggi questo non è possibile. E quindi bisogna avere quell’energia per mettersi sempre in gioco».

Domanda anche per lui sul rapporto con la religione. «Sono un cattolico praticante e non mi vergogno di affermarlo come succede per tanti. Faccio parte di un contesto che è il movimento giovanile che ha un po’ ridefinito i parametri dell’appartenenza cattolica al di là di ogni forma di bigottismo. Noi ci scommettiamo ogni giorno per il sociale e più cattolici di così si muore. Naturalmente abbiamo una visione laica della vita».

Gli chiediamo cosa ne pensa di questo pianeta dove tutti sembrano avere fretta, alla ricerca non si sa di che cosa.

«Qualche volta casco anch’io in questo tranello. In un sol colpo vorrei abbracciare tutto e ciò mi annebbia, mi fa perdere gli obiettivi. E’ un rischio che stiamo vivendo tutti e c’è chi in questa fretta riesce a raggiungere l’obiettivo e chi invece si perde. Credo che nella vita i fatti vadano ben ponderati e oggi dovremmo ritornare alla riflessione e alla concentrazione in quello che si fa. Ciò non significa perdere tempo ma meditare i fatti uno per uno prima di partire» .

Parliamo del recente successo del festival del golfo. Come nasce – gli chiediamo – la coppia di mattatori Max e Monica?

«E’ una coppia nata per scelta degli organizzatori. E’ stata Daniela Venosta che ha voluto questa coppia. Ho conosciuto Monica alcuni anni fa perché collaborava con mio fratello in alcuni brani musicali. La conoscevo da bambino. Non l’ho vista più per anni. Appena Daniela ci ha invitati a casa sua, è stata subito complicità, basilare per una perfetta intesa sul palcoscenico. E’ nata anche un’amicizia che ha fatto rafforzare la complicità. In noi c’è una follia continua, spontaneità. Io come persona più razionale l’assecondo. Però devo dire che ci facciamo da spalla l’un l’altra per mantenere sempre alto il livello della scena».


Autore : Nello Lombardo

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