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Corriere di Gela | Sistemazione dei precari, ok del Consiglio
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notizia del 21/12/2003 messa in rete alle 21:08:49

Sistemazione dei precari, ok del Consiglio

E’ fatta. La società mista per stabilizzare i precari comunali è stata varata dal Consiglio nel corso di una seduta che ha visto spettatori interessati gli stessi lavoratori. E’ stato sempre così a Gela. Basta che ci sia un problema impellente riguardante posti di lavoro in pericolo, emergenze di ogni genere, ed ecco che tutta l’attenzione si sposta al palazzo di città, dove giunta o consiglio – a seconda delle competenze – vengono chiamati in causa per sbrogliare matasse, intervenire costi quel che costi per dare o indicare soluzioni. E’ giusto che sia così, ma è emblematico che si debba sempre far ricorso a iniziative che tengono sotto pressione consiglieri e amministratori. Naturalmente se questo modo di affrontare i problemi è anomalo, d’altro canto è sintomatico il fatto che la classe dirigente che ci ritroviamo non ha mai saputo programmare iniziative di lungo respiro per il territorio, limitandosi solo a gestire il contingente, coltivando e gestendo solo clientelismo. L’eredità lasciata dalle vecchie amministrazioni è pesante e la giunta Crocetta, pur con tutta la sua buona volontà, tende a mettere un argine affrontando in nuovo modo le istanze della città. Purtroppo deve pur rendersi conto che da solo non riuscirà mai a risolvere i problemi. Ed é lodevole constatare come si muova e soprattutto come sia tempestivo nei suoi interventi, ma di questo pas-so finirà con l’avere contro non solo i suoi naturali oppositori (centro e destra) ma anche i suoi stessi sostenitori di centro sinistra. Il desiderio del primo cittadino di distinguersi dagli altri e di conquistarsi la paternità di ogni iniziativa che riguarda città e territorio, è troppo forte. Ci sono, ed è innegabile, qualità e capacità che un pò tutti gli riconoscono, ma alla lunga un’azione di tal tipo è destinata a ritorcersi sulla sua politica.

Tornando alla questione dei precari, va detto che il consiglio comunale, pur turandosi il naso (come ha affermato il consigliere Franco Liardo di Alleanza nazionale ha approvato l’atto (schema di atto costitutivo e statuto della società mista) proposto dall’amministrazione pur con i dovuti emendamenti e bocciando la denominazione, ossia la ragione sociale voluta dal sindaco Crocetta, che da Rinascimento è stata trasformata in Multiservizio. Comunque è andata ma senza eccessivo entusiasmo da parte degli stessi interessati presenti in aula consiliare, dopo un dibattito durato cinque ore piene. La presenza dei consiglieri comunali non era quella delle grandi occasioni. Solo in 19 (10 di centro destra e 9 di centro sinistra) hanno risposto all’appello del presidente del consiglio comunale Pino Federico che ha convocato in edizione straordinaria e nella mattinata per potere deliberare in tempo utile viste le scadenze.
La deliberazione consiliare è passata all’unanimità, ma con il parere sfavorevole del collegio dei revisori. Naturalmente il loro è stato solo un parere tecnico anche se una sua lettura attenta la-scia trasparire giudizi politici. La cosa non è passata inosservata, tanto che si sono registrate polemiche tra alcuni componenti del collegio e il sindaco.
Il dibattito che ne è seguito è stato molto intenso e proteso a migliorare l’atto con emendamenti migliorativi al fine di assicurare maggiori garanzie ai precari e ad evitare che allo scadere del settimo anno non si dovessero ritrovare alle prese con i licenziamenti.

Molto duro il capogruppo di Forza Italia Franco Giudice che ha accusato Crocetta di protagonismo ritenendolo confusionario e unico depositario della verità e delle ricette risolutive. Anche il coordinatore della Margherita Giuseppe Di Dio non ha risparmiato bacchettate all’amministrazione per le sue proposte tardive e sempre d’urgenza e che giungono in consiglio senza la possibilità per i consiglieri di poterli analizzare e approvare con la giusta serenità.
Tra i vari emendamenti proposti ed approvati, vanno ricordati quelli che prevedono l’obbligo della costituenda società di scegliere il management (direttore amministrativo e direttore generale) con bando pubblico prevedendo re-quisiti minimi come l’esperienza nel settore, a garanzia della buona amministrazione. Inoltre l’assunzione del personale dovrà avvenire con bando ad evidenza pubblica. Il controllo o meglio il monitoraggio dovrà essere effettuato da un organismo composto da una società esterna e da dirigenti comunali del settore. Il 50% degli utili dovrà essere destinato ad investimenti in beni strumentali entro l’esercizio successivo. La società porterà il nome di “Ghelas Multiservizi” e sarà una società per azioni con un pacchetto azionario del 51% a favore del Comune di Gela, mentre il restante 49% sarà appannaggio della società Italia Lavoro. Gestirà 178 precari comunali per 5 anni. E poi? E’ una risposta che nessuno conosce. A chi vorrebbe sostenere l’idea che si tratta di un pasticciaccio, va detto che questa era l’unica soluzione a breve termine che si potesse trovare. Adesso ad approvare lo Statuto dovrà essere il consiglio di amministrazione della società Italia Lavoro e a gennaio, secondo le previsioni, si andrà dal notaio per la costituzione pubblica.
A fine seduta abbiamo posto alcune do-mande al dottor Franco Liardo di An ed all’assessore ali servizi sociali avvocato Paolo Cafà.

– Dottore Liardo, nel suo lungo intervento lei ha detto che i consiglieri di Al-leanza nazionale si tureranno il naso, come affermò il grande Indro Montanelli, e voterete l’atto. Perché?
"Perché l’atto è fatto male. Non rappresenta le esigenze del territorio e neppure di programma aziendale pluriennale. Siccome ci sono delle aspettative da parte dei lavoratori che occupano l’aula, non saremo sicuramente noi a invogliarli al suicidio quando affermano. “O ci si mangia questa minestra o ci si butta dalla finestra”. Visto che i lavoratori vogliono quest’atto, per una volta non ci comportiamo da padri di famiglia. Un padre di famiglia deve dire qualche no al proprio figlio. I lavoratori si illudono se pensano che con questo atto possano risolvere i oro problemi".
– I 5 anni in cui avrà vita questa società mista, non pensa che siano pochi?
"Certo sono pochi. Ma ciò che è più grave è che non sono previsti investimenti di nessun tipo. Si parla di un’area di sviluppo locale competitiva, dove si prevede l’assunzione di almeno 4 professionisti esterni e dove nello stesso piano aziendale non è previsto alcun ricavo. Si tratta di un business plan fatto male ed io ho una gran paura che questi lavoratori siano stati presi in giro rispetto alle prospettive che Italia Lavoro ha fatto".
– Perché è così pessimista?
"E’ l’atto in sé che mi preoccupa. La società investirà 190 mila euro. Ma con quali risvolti? I lavoratori devono sapere che questa società non sta investendo proprio nulla. Sta solo anticipando ri-sorse. Perché poi nel bilancio previsionale per 5 anni queste risorse se le piglia abbondantemente con gli interessi. Con le nomine che avrà facoltà di fare, in 5 anni guadagnerà all’incirca 4-500 mila euro".
– Lei ha usato in linguaggio duro verso l’amministrazione.
"Ho affermato che questa amministrazione è degna della migliore corrida. Sono tutti dei dilettanti allo sbaraglio. Ed ho motivato il perché. Non si può venire in aula una volta sfruttando una calamità, un’altra volta sfruttando i commercianti e così via. L’amministrazione si fonda solo sulla capacità massmediatica del sindaco ma non riescono a produrre un atto per tem-po, tant’è che ogni volta siamo con l’acqua alla gola e veniamo spesso in consiglio comunale anche in condizioni fisiche non ottimali. C’è mancanza di programmazione".
– C’è stata una sua proposta accomodante, una sorta di auspicio per migliorare l’atto. Vuole spiegarcelo?
"Ho semplicemente detto, che qualora ce ne fosse ancora il tempo, di vedere di redigere un business plan serio e che possa dare risposte concrete e non fantasmagoriche e vedere infine se questo programma di fuoriuscita è veramente conveniente per i precari".

– Assessore Cafà, un suo giudizio su quest’atto varato dal Consiglio.
"Intanto è un’occasione da non perdere e prendere a volo. La società finalmente ha come obiettivo quello di stabilizzare questi lavoratori. Se ne è parlato tanto nel passato, ora finalmente si trova una soluzione ottimale. Il fatto tuttavia che l’atto sia arrivato in ritardo, che non è giusto che il consiglio comunale venga investito soltanto nella parte finale senza avere la possibilità di approfondire bene i termini della questione, pur sottintendendo una lamentela legittima, non si può giustificare il sabotaggio dell’atto. Il consiglio comunale ha tutta la nostra solidarietà. La stabilizzazione di questi precari consentirà adesso di accantonare il problema lavorativo almeno per 5 anni".
– E dopo si riproporrà nuovamente il problema?
"Questo non lo so. Se questa amministrazione vuole proseguire in prospettiva, lo dovrà fare sulla base di dati oggettivi che consentiranno di proseguire la sperimentazione. Siccome l’investimento è credibile, io sono convinto che anche dopo i 5 anni non si potrà fare a meno di continuare il rapporto con questa società mista, perché il Comune dovrà sempre continuare a gestire i servizi dei tributi, della manutenzione, del verde pubblico. Voglio infine dire che la esternalizzazione non finisce tra 5 anni. Semmai tra 5 anni si dovrà vedere quali sono stati gli utili, gli obiettivi e l’efficienza di questa società mista nel perseguire i risultati".
– Lei crede nella bontà di questo atto?
"Certamente che ci credo. Anche il consiglio comunale ha il dovere di crederci al di là del fatto di capire cosa succederà tra 5 anni. Noi dobbiamo interrogarci sulla valenza o meno della necessità di stabilizzare sui cosiddetti servizi da esternalizzare questi lavoratori".


Autore : Nello Lombardo

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