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Corriere di Gela | Il calcio è morto. Viva il calcio!
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notizia del 24/07/2011 messa in rete alle 21:06:17
Il calcio è morto. Viva il calcio!

I tifosi biancazzurri chiedono apertamente di ripartire dalla serie D. Lo hanno manifestato senza mezzi termini questo lunedì sera nell'incontro tenutosi al “Madhia”. Sollecitato dallo stesso sindaco Fasulo (fra i presenti) e dall'on. Crocetta, nel prendere parola e nel chiamare in causa anche altri imprenditori (i vari Amarù, Turco, ecc.), l'ing. Fabrizio Lisciandra si è messo pubblicamente a disposizione per costituire una cordata e presentare, se possibile, domanda di “collocamento in soprannumero” nel massimo campionato dilettantistico, vera e propria anticamera del calcio professionistico, auspicando in alternativa, l'unione delle forze imprenditoriali locali in aiuto all'Atletico Gela, nell'eventualità di un ripescaggio in “Eccellenza” o financo nell'ipotesi di un campionato di “Promozione” (occasioni, invero, entrambe invise agli ultrà biancazzurri).

L'impressione suscitata dall'intervento dell'ex presidente della JuveTerranova, comunque, è quella di una società nuova di zecca, prossima a veder la luce, se non già nata e di cui lo stesso Lisciandra non sarebbe necessariamente il presidente. L'iscrizione in sovrannumero in D richiede 300000 euro a fondo perduto, oltre i canonici 49000. Per salvare l'ex Serie C1, ne occorrevano di meno. A fronte di ciò, benché reiteriamo ad escludere una scelta eutanasiaca nel suicidio consumatosi la settimana scorsa, forse riferire di una “morte felice” del Gela Calcio per qualcuno rimasto alla finestra limitandosi a fare da spettatore, non è poi così fantasioso. Il dubbio s'insinua, inutile negarlo.

Dubbio che diventa sospetto nella lettera alla città inviata dall'Ing. Angelo Tuccio e pubblicata in tegralmente in questa pagina. Ci sono 14 domande che meriterebbero altrettante risposte, una per una. Di sicuro, nella sua piena libertà il lettore potrà farsene un'idea. Da sportivi saremmo ipocriti se non affermassimo che ci fa piacere che ci siano elementi dell'imprenditoria locale disposti a spendersi per il futuro del calcio gelese, specie se l'incipit coincidesse, venuto meno il professionismo, con il primo gradino dei dilettanti. Ma non è assolutamente «normale» in una città che si desidera e che si vorrebbe tale, la circostanza che vedrebbe un'imprenditoria del tutto assente, per poi spuntare dal nulla il giorno dopo. Senza assunzione di responsabilità per quanto accaduto, si può anche “ripartire” ma non si va, alla lunga, da nessuna parte. Abbiamo recitato un doveroso “mea culpa” lo scorso numero, invitando in rassegna tutte le altre componenti. Si parla tanto di una città che andrebbe educata. Ci hanno insegnato che si può essere uomini anche nel chiedere scusa. Lo si può in qualsiasi veste, in qualsiasi ruolo. Quel “burbero” ed “antipatico” di Tuccio lo ha fatto. Altri ancora no. E siccome ci hanno anche educato che la speranza è l'ultima a morire, rimaniamo allora fiduciosi in attesa, mentre lo spettacolo – quello si sa – deve andare avanti.


Autore : Filippo Guzzardi

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