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Corriere di Gela | Fughe di notizie dal Tribunale
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notizia del 21/06/2009 messa in rete alle 20:32:48
Fughe di notizie dal Tribunale

Uno dei principali rischi inerenti l'organizzazione delle strutture giudiziarie italiane è, certamente, quello di repentine fughe di informazioni verso l'esterno, dirette, nella maggior parte dei casi, ad informare anticipatamente circa inchieste e procedimenti attinenti a terzi.
L'esperienza italiana trabocca di simili precedenti, si pensi solo al periodo storico di “tangentopoli” oppure alle vicende del famigerato “corvo” presso il Tribunale di Palermo.
Simili episodi si caratterizzano per l'assunzione di un doppio status, negativo, per chi patisce effetti deleteri dalla fuoriuscita di delicate notizie, positivo invece per tutti coloro che possono avvantaggiarsene.
Anche il Tribunale di Gela, con specifico richiamo alla sua sezione civile, sarebbe interessato da un tale fenomeno, perlomeno stando ad un recente esposto/denuncia, presentato, presso il distaccamento dei Carabinieri della Procura, da due addette della Cancelleria in esso ricadente. La motivazione saliente di tale iniziativa è presto spiegata: tutelare gli interessi dell'intero ufficio in presenza di segnali preoccupanti, moltiplicatisi negli ultimi mesi.
Le autrici della segnalazione alle forze dell'ordine sono state indotte da una serie di anomalie notate in più di un'occasione; la principale concerneva molteplici richieste, formulate da diversi avvocati, circa il rilascio di copie di sentenze, impossibile, però, da effettuare poiché non ancora pubblicate, dunque indisponibili per le parti interessate.
La sentenza, infatti, viene resa disponibile solo alla scadenza di un termine di cinque giorni dal deposito, effettuato dal giudice presso la cancelleria, che provvede di conseguenza a dare comunicazione alle parti convenute attraverso l'apposito biglietto contenente il dispositivo. Le due cancelliere si sono, così, chieste come facessero molti avventori del loro ufficio a venire a conoscenza di elementi contenuti in sentenze non ancora pervenutegli; la risposta più immediata è stata quella di una possibile fuga di notizie prodotta da un'eventuale “talpa” interna, tale da indurle a presentarsi innanzi alla forza pubblica per esporre fatti ritenuti gravi e lesivi degli interessi dell'organo da loro rappresentato.
Le indagini sono immediatamente scattate, sostenute dall'avvio di una serie di audizioni di persone informate dei fatti, tra le quali anche alcuni esponenti del foro gelese.
La comunicazione anticipata del contenuto di sentenze, spesso cruciali per gli interessi delle parti in causa, assume contorni preoccupanti, soprattutto alla luce dell'attività svolta da qualcuno, che disponendo di accessi privilegiati, può rendere note determinate informazioni, infrangendo la disciplina vigente.
L'emersione di una simile vicenda testimonia, al di là di ogni dubbio, l'emergenza vissuta dagli uffici facenti parte del Tribunale di Gela: la Cancelleria civile, per esempio, si regge sull'attività svolta da un numero di addetti inferiore alle reali esigenze; ciò comporta la materiale incapacità dell'ufficio a sostenere elevati ritmi operativi.
Altra questione, assai sentita dagli stessi operatori del diritto locali, concerne un'inevitabile disorganizzazione interna degli uffici di cancelleria, provata dal frequente smarrimento di fascicoli, dovuto, del resto, alla durata eccessiva dei procedimenti, principalmente civili.
Il ristretto nugolo di cancellieri, infatti, pur tentando con ogni mezzo di mantenere un adeguato passo di produzione, si trova sovente davanti ad ostacoli insormontabili.
Nell'attesa di venire a conoscenza degli ulteriori sviluppi di una possibile futura inchiesta, diversi interrogativi permangono, con riferimento alla permeabilità di sistemi che per loro natura dovrebbero caratterizzarsi sotto il profilo dell'assoluta impenetrabilità: accedere a fascicoli relativi ad altrui procedimenti, in mancanza di un'idonea vigilanza, diviene semplice, aumentando il rischio di ledere irrimediabilmente gli interessi di tutte le parti in causa.


Autore : Rosario Cauchi

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