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Corriere di Gela | Problema globale? Soluzione locale!
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notizia del 24/07/2011 messa in rete alle 20:31:43
Problema globale? Soluzione locale!

Non pochi gli spunti di riflessione, riassumibili in almeno tre ordini di considerazioni, a margine del tavolo tecnico svoltosi a Gela, sabato 16 luglio, presso l'Hotel Sileno, su iniziativa dell'europarlamentare Pd ed ex sindaco gelese Rosario Crocetta Il tema era quello delle Energie Rinnovabili e Città Ecosostenibili. Il proposito, come si può intuire già dal titolo, è quello di dare una “soluzione locale” (Il Patto dei Sindaci) ad un “problema globale” (quello Energetico e delle fonti alternative), a cui è correlata una speranza: e cioè che il tutto non si riduca in uno slogan senza effetto. A ben guardare, più che ad una lodevole iniziativa, innanzi al Patto dei Sindaci (Covenant Of Mayors) ci troviamo di fronte ad un movimento in un contesto europeo che coinvolge direttamente quelle realtà locali disposte, con un atto volontaristico, a remare verso il raggiungimento di una maggiore efficienza energetica, attraverso il contestuale utilizzo di fonti energetiche rinnovabili nei rispettivi territori. Con questo impegno, i firmatari del Patto puntano a soddisfare l'obiettivo dell'Unione europea dell'almeno il 20% di riduzione di CO2 entro il 2020. Il Contesto Europeo. In primo luogo, ciò di cui si parla è un'idea lanciata dalla Commissione Europea il 29 Gennaio 2008, nell’ambito della seconda edizione della Settimana Europea dell’Energia Sostenibile (EUSEW 2008). Benché sia stata soprattutto la Conferenza Internazionale sul Clima svoltasi a Cancun in Messico, nel dicembre 2010, ad evidenziare ancora più marcatamente la partita che i Governi locali dovranno giocare nella problematica relativa ai cambiamenti climatici. Una scelta, non foss'altro, necessaria: i governi locali sono, invero, chiamati a svolgere un ruolo cruciale nel mitigare gli effetti del cambiamento climatico, tanto più se si considera che l'80% del consumo energetico ed emissioni di CO2 è associata proprio ad attività urbane. Una sfida tutta europea, quella del Patto dei Sindaci, che mette in moto un processo virtuoso in cui, sinergicamente, convergono tanto gli obiettivi volontariamente assunti dalle città (sono già 2700 in Europa, oltre 1000 in Italia) quanto quelli vincolanti presi in carico a suo tempo dai paesi membri dell’Unione Europea. Sul punto in questione, nel suo intervento durante i lavori del tavolo tecnico, il prof. Pezzini (docente in Economia e Gestione delle Imprese nell'Unione Europea presso l'Università degli Studi di Bergamo, oltre che imprenditore rappresentante di Confindustria in seno al già citato Comitato Economico e Sociale Europeo) non ha usato mezzi termini nel sottolineare gli obblighi degli Stati Membri a rendere applicabili all'interno dei propri ordinamenti giuridici le direttive europee emanate al riguardo, così come in altri settori. Del resto, non si può non rimarcare che gran parte della produzione legislativa dei parlamenti nazionali si limita oramai ad uniformare, sul piano dei risultati da ottenere, le discipline interne alle direttive impartite congiuntamente da Consiglio e Parlamento tra Bruxelles e Strasburgo (e la stessa Lussemburgo sede del segretariato): il che rende sempre più ingiustificabile un numero così elevato di deputati e senatori (un migliaio circa) nel nostro paese, di gran lunga maggiore rispetto ad altri Stati Europei. Un Modello di Governance e Risorse. Non ha tutti i torti l'on. Crocetta: il suo invito a che i comuni siciliani, a partire da Gela, inizino a muoversi, paradossalmente anche in anticipo, rispetto a decisioni che saranno ad un certo punto, comunque, improrogabili, non suona affatto male. In effetti, a livello locale si spende troppo, mentre la forbice dei tagli pubblici decisi dal Governo centrale si dilata ed i fondi europei non vengono sfruttati. Nonostante il ritardo rispetto al centro-nord della penisola, pertanto, ci sarebbe ancora tempo per non perdere l'occasione che si ha davanti. Un esempio da emulare è certamente l'Abruzzo: la Regione, 4 Province e 305 Comuni sono i numeri della versione abruzzese del Patto dei Sindaci, con l'obiettivo minimo di un 20% in meno in termini di emissioni inquinanti, un 20% in più in termini di fonti rinnovabili, entro il 2020, con a disposizione ben 35 milioni di finanziamento. D'altronde, questo movimento di mobilitazione degli attori locali - unico nel suo genere - può rivelarsi davvero un modello eccezionale di “governance multilivello”. Allo scopo di tradurre il loro impegno politico in misure reali e progetti concreti, anziché limitarsi alle solite teoriche enunciazioni di principio, i comuni firmatari del Patto si impegnano in particolare a preparare un inventario delle emissioni di base ed a presentare, entro l'anno successivo la firma apposta, un «Piano di Azione per l'Energia Sostenibile» (PAES), in cui delineano le principali azioni che intendono muovere. Non solo, oltre il raggiungimento dell'obiettivo primario, vi sono altri effetti collaterali positivi: la creazione di posti di lavoro qualificati e stabili; un ambiente più sano ed un miglioramento della qualità della vita; un aumento della competitività economica; una maggiore indipendenza energetica. Chi farà il pieno in tal senso, sarà annoverato tra gli “Esempi di eccellenza” ad arricchire una banca dati delle “best practices” presentate dai firmatari del Patto. La Commissione Europea, in collaborazione (per quanto riguarda l'Italia) con il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha predisposto alcune indicazioni contenute negli “Elementi Guida”, quale valido contributo per le città che si apprestano alla preparazione del proprio PAES. Altresì, attraverso il proprio Centro Comune di Ricerca, la Commissione Europea ha predisposto un ulteriore supporto tecnico-scientifico per la finalizzazione dei Piani di Azione, in particolare per quanto concerne le metodologie e gli strumenti già esistenti, nonché le linee guida ed i format specifici per l'inventario delle emissioni che le città dovranno predisporre. Al contempo, il Ministero dell'Ambiente, di concerto con le prime città italiane che hanno aderito al Patto dei Sindaci e le strutture di supporto già attive sul nostro territorio, ha svolto nell'ultimo biennio (2009-11) una serie di azioni utili alla presentazione delle “Linee Guida” (fondamentali nell'indirizzare ed ottenere Piani di Azione integrati ed omogenei a livello nazionale) per la preparazione dei PAES previsti dal Patto. Un ruolo fondamentale viene svolto, per l'appunto, dalle sopra citate “Strutture di Supporto”, riconosciute in quanto tali direttamente dalla stessa Commissione Europea che ha individuato due livelli di partecipazione: un primo relativo alle Pubbliche Amministrazioni ed alle Autorità Locali; un secondo relativo alle Associazioni ed ai Network di autorità locali. Ad oggi, in Italia sono operanti 47 Strutture di Supporto tra le Pubbliche Amministrazioni (40 Provincie; 3 Regioni; 3 Comunità Montane; 1 Unione di Comuni) e 10 Associazioni e Network di autorità locali: tra queste ultime, anche l’Unione Province d'Italia (UPI). Deregulation e rischi da evitare. Se da un lato l'Unione Europea vincola gli Stati Membri con il suo potere di direttiva, dall'altro il settore energetico necessita di una politica nazionale di «deregolamentazione» (deregulation) al fine di variegare l'offerta. E' un’occasione, quindi, anche per quelle piccole e medie imprese, pubbliche amministrazioni come le università ed altri centri di ricerca specie privati, che hanno investito sulle fonti rinnovabili e che da anni contribuiscono a rendere lo “Stivale” più eco-sostenibile. E' come detto, una chance unica affinché i comuni stessi, ad esempio, diventino produttori di quell'energia che i propri cittadini consumano, introitando profitti che possono essere reinvestiti in altre utilities, in politiche locali di welfare o altro ancora. Un futuro - a quel punto - ben diverso da quello attuale delle colossali produzioni industriali e delle sovradimensionate potenze. Un percorso che fra l'altro dovrebbe essere facilitato, invece che ostacolato da oneri “discrezionali” e lungaggini burocratiche, che creano maglie in cui può incunearsi la corruzione. Nel campo del fotovoltaico, ad esempio, la cronaca recente ha registrato casi eclatanti, che hanno toccato anche l'Ars. Al tempo stesso, nel deregolamentare con in testa la ricerca di una maggiore concorrenza in un mercato, di fatto, liberalizzato, è indispensabile muoversi con discernimento evitando rischi speculativi. Non a caso, nel rivolgersi alla platea, l'On. Lumia (già presidente ed attuale membro della Commissione Nazionale Antimafia) ha puntualmente ricordato come nella nostra isola, quando c'è da speculare la “piovra” non esita ad allungare i propri tentacoli: lo dimostrano le iniziative in campo eolico e l'attrazione manifestata verso di esse dalla criminalità organizzata a fungere come un'autentica calamita. Per dirla tutta, bisogna non ripetere gli errori della deregulation californiana, laddove è bastato avere una quota ridotta di mercato per influenzare i prezzi, in una situazione per la quale la gestione dei sovraccarichi è diventata impervia fino al punto di una crisi energetica bella e buona, poi di fatto esplosa con blac-kout in serie. D'altra parte, ci sono casi di successo negli stessi Stati Uniti e dove la deregulation nel settore energetico ha dato ottimi frutti: leggasi Pennsylvania fra tutte. Insomma, deregulation non equivale necessariamente a decrescita. Semmai, a crescita di altri valori, a partire dall'installazione degli impianti che utilizzano le fonti energetiche rinnovabili (solare/fotovoltaica, eolica, da biomasse, idroelettrica), tenendo conto di un corretto inserimento paesaggistico-ambientale, privilegiando per esempio l'ubicazione degli impianti in aree produttive dismesse e/o compromesse sul piano industriale, salvaguardando per contro i versanti collinari e montani di pregio, in quanto semplicemente immacolati, per non parlare dei territori agricoli ancora in salute (anche potenzialmente) sul piano produttivo. Le argomentazioni, in definitiva, non devono ridursi solo a quello delle fonti rinnovabili (che possono anche allettare, a bassa soglia di attenzione, come detto il malaffare). Vanno debitamente affrontati, cioè, anche i temi della riduzione del consumo e dell'efficienza energetica. Anzi, in Italia si tratta di discorsi obbligati. Se, al momento, la deregulation può palesarsi come un buon incipit, alla varietà dell'offerta deve, dunque, imprescindibilmente affiancarsi un ridimensionamento della domanda e, quindi, del consumo. Ciò, però, presuppone anche un cambio radicale nello stile di vita del singolo. Probabilmente, è questa la sfida più avvincente. E quasi sicuramente, la sfida più difficile da vincere.

Autore : Filippo Guzzardi

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