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Corriere di Gela | Crocetta asso pigliatutto
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notizia del 11/06/2011 messa in rete alle 20:29:02
Crocetta asso pigliatutto

Se c’è un politico locale che, dopo la fine delle ideologi, si sia quantomeno avvicinato a comprendere le ragioni ed i vantaggi di un pragmatismo politico per lo più latitante nel centro-sinistra e ridottosi, dall’altra parte, a mero calcolo “ad personam” e “tribale” (berlusconisno e leghismo) nel centro-destra, questi è Rosario Crocetta. L’attuale deputato europeo ed ex sindaco di Gela, ha messo in cassaforte il mito comunista e l’ideale pacifista d’un tempo non poi così tanto lontano, portando avanti ed alta la bandiera della “legalità”.

Lo ha fatto con tanto di “scorta” al seguito, osando fino a posizionarsi lungo uno scomodo confine oltre il quale si trascende nel “legalismo” e rischiando, per questo, molto negli anni a seguire, benché all’epoca in cui decise di fare questa scelta, aveva onestamente poco da perdere politicamente. Oggi, possiamo ragionevolmente asserire che, candidandosi all’Europarlamento, Crocetta abbia lasciato la carica di primo cittadino, sul piano pragmatico, al momento giusto: non foss’altro perché lo dicono i fatti. A posteriori, la si può ritenere una decisione tutt’altro che avventata e, soprattutto, di uno che con tutta evidenza sapeva il fatto suo: lo dimostrano i consensi ottenuti nella nostra isola ed anche in Sardegna, nella consapevolezza di un lavoro mediatico – durante la sindacatura – senza precedenti a Gela e non solo, ma frutto anche di una campagna elettorale a tappeto, condotta senza sosta e nemmeno un attimo di respiro. E’ quanto ci consegna la cronaca recente.

Invero, in molti si convinsero che una volta andato a Bruxelles (ma anche a Strasburgo volendo), il “buon” Saro non sarebbe “tornato più indietro”. Ed invece, abbandonato definitivamente il PdcI e le macerie che ne rimanevano, da neo deputato europeo Crocetta si è tesserato nel Pd, ha creato un circolo “Legalità e Sviluppo”, i cui membri non figurano nell’anagrafe degli iscritti del Partito Democratico siciliano, se non attraverso il circolo territoriale “Gela Centro” (di riferimento al deputato regionale Speziale) ed ha lasciato volentieri la scena a chi, come Donegani e Speziale, tra congressi di partito, primarie per la candidatura a sindaco e campagna elettorale annessa, si “scazzottassero politicamente” per poterne, puntualmente, approfittare come si conviene. Dichiaratosi subito uomo di partito che rifugge, però, dalle correnti e dal correntismo – che poi non è assolutamente vero – con i fedelissimi rimasti al suo fianco, Crocetta s’è semplicemente limitato a fare da ago della bilancia nella “grande battaglia delle tessere e dei consensi” tra i due colleghi parlamentari, traendo il massimo vantaggio, col minimo sforzo. Si sa: tra i due litiganti, è sempre il terzo a godere. E Crocetta ha saputo fare buon viso a cattivo gioco, dissimulando una forza numerica che in effetti non aveva e massimizzando in termini di risultati l’assist ripetutamente concesso dai due antagonisti, mai paghi ed imperterriti nel “darsele di santa ragione” tra gazebo ed urne. Crocetta ha saputo dare un colpo al cerchio ed uno alla botte: d’accordo con Speziale all’atto di eleggere il segretario provinciale, d’accordo con Donegani all’atto di eleggere il segretario cittadino. Va da sé che sia stato sempre e solo lui a non uscirne mai perdente. D’altronde, l’unica verità fra le tante opinabili, è che quando in un partito si “straparla”, davvero assai, tanto da arrivare persino a “mercanteggiare”, contorcendosi dannatamente sul piano teoretico e valoriale, senza neanche più rendersene conto, si riduce poi il tutto, sovente e pressoché sistematicamente, proprio alla classica (ed a quel punto sempre più paradossale) conta. In tali situazioni tipo, l’esperienza insegna che ad avere la meglio - non di rado - non è chi ha più chili, ma chi sa pesare meglio.

Sicché, nel volgere di pochi mesi e fino a prova contraria, mentre gli altri giocavano alla “guerra” con i soldatini, Crocetta è diventato il presidente provinciale di un partito cui si affacciava da ultimo arrivato, con un segretario provinciale che non gli è affatto estraneo, idem per il segretario cittadino e stesso dicasi per il vertice apicale designato dai “sindaci del comprensorio” all’Ato Ambiente CL2. E se proprio vogliamo dirla tutta, non gli sono estranei almeno 3 esponenti del partito eletti nella lista ufficiale del Pd al civico consesso gelese (numero passibile tutt’al più di aumentare) ed ha il suo immancabile punto di riferimento (l’assessore Casano) nella giunta Fasulo. Insomma, tutto appare tranne che il resoconto di uno che nell’ultimo anno sia rimasto fuori dall’agone politico nel partito di appartenenza e lontano elettoralmente da Gela. Semmai, i numeri dicono proprio il contrario, specie a chi ha pensato frettolosamente di essersene sbarazzato, lasciando nel frattempo appese le chiavi del partito, compiacendosi di essere ancora in piedi in un campo di battaglia senza vincitori né vinti, con milizie confuse e stanche, parte delle quali già disperse. Un film senza regista, che aveva una sua ragion d’essere nella trama originale, ma poi andato in onda con repliche esagerate. Una fiction bellica che ha finito di annoiare lo spettatore-elettore cittadino sempre più stretto nella morsa della vita reale.

Ma sembra esserci di più, all’orizzonte. Capita cioè che a Palermo, ma prima ancora a Roma, nella stanza dei bottoni del Partito Democratico si decida ad un tratto che Lombardo è diventato ufficialmente (e definitivamente) inaffidabile. Nella corsa alle prossime regionali, la logica sarà pertanto quella del centro sinistra (Pd, Sel, IdV, Socialisti e quant’altro), con l’idea di recuperare l’Api di Rutelli al centro e strizzando, di fatto, l’occhio a quell’UdC di Casini, senza più l’ombra (ingombrante) di Cuffaro in Sicilia. Che poi non è altro che la linea portata sinora avanti da Donegani, ma guarda un po’, sorpresa delle sorprese, lestissimo a prenderne atto, il “lumiano” Crocetta è già pronto ad accollarsela e “farla sua”. Ecco dunque l’ospitata, doverosamente senza contraddittorio, nella tv locale, l’intervista monotematica alla stampa e via discorrendo. Ecco dunque che l’essere (quasi) pragmatico si confonde decisamente con l’essere politicamente camaleonte. E se fino a ieri Lombardo mostrava segni di discontinuità rispetto a Cuffaro, come ci anticipò in un’intervista a tutto campo poco prima di dimettersi da sindaco per diventare il primo gelese europarlamentare, secondo Crocetta è giunta l’ora - tra avviso di garanzia ed alleanze (apparentamenti compresi) alle ultime amministrative siciliane – di prendere le distanze dal Governatore. In realtà, siamo solo all’inizio della corsa per la successione di Lombardo a Palazzo d’Orleans. Un appuntamento cui forse Crocetta stavolta non vuole rimanere escluso, aprioristicamente, senza provare a giocarsela in tempo, mettendo sul tavolo del partito di maggioranza relativa nel centro sinistra isolano le sue carte, tra le quali magari quell’asso pigliatutto che pare aver calato con successo in provincia. Un’ambizione, del resto, affiorata già in passato è che Crocetta non ha mai nascosto e/o sconfessato. Se ci riuscisse, sarebbe il primo aspirante gelese alla Presidenza della Regione. Fantapolitica?


Autore : Filippo Guzzardi

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