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Corriere di Gela | Ballottaggi, fuori dagli schemi a Niscemi come a San Cataldo
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notizia del 27/05/2012 messa in rete alle 20:14:11
Ballottaggi, fuori dagli schemi a Niscemi come a San Cataldo

Grande sorpresa a Niscemi dove Ciccio La Rosa, espressione di liste minoritarie in ambito regionale come Fli, Api, Mps (ed altre liste civiche) fa saltare il banco al 2° turno, ai danni del sindaco uscente Giovanni Di Martino sacrificato sull'altare della Legalità senza se e senza ma, del No-Muos con qualche se e qualche ma almeno iniziali e della fratture tutte interne al suo partito (Pd) ed al suo principale alleato (Mpa). Bocciata la formula che tiene in piedi il governo regionale (con dentro anche Grande Sud), anche perché saltata ancor prima nella selezione delle candidature con finiani, rutelliani e bonomiani (che sostengono Lombardo all'Ars, con propri esponenti nell'esecutivo) che hanno preferito La Rosa a Di Martino, avendo alla fine ragione, senza però superare lo sbarramento al 1° turno e quindi senza essere premiati in consiglio comunale. All'indomani del voto, La Rosa può contare sulla carta solo su 6 fedelissimi espressi delle due liste civiche a sostegno (La Rosa Sindaco e Voce del Popolo). Poco importa. A breve, non appena si ufficializzeranno le alleanze in ambito regionale in vista dell'appuntamento di ottobre, siamo pronti a scommettere che arriveranno nuove forze a sostegno e magari la minoranza diventerà maggioranza, con ingressi in giunta ovviamente a convalidare il tutto.

Sorpresa anche a San Cataldo dove il centro-destra perde il governo della città. Invero - ed è questo il dato più saliente - nella (a questo punto ex?) roccaforte dei cognati onorevoli Pagano (Camera Deputati) e Torregrossa (Ars), il Pdl viene sbaragliato già al 1° turno. Tra Pdl, Fli e Costruiamo il Futuro (lista civica), il centro-destra si riduce ai minimi termini nel civico consesso (come era stato pensato e voluto a Gela) con soli 3 consiglieri (1 a testa per lista). Un flop inaspettato, anche se in un momento già difficile per i berluscones. Ma anche il candidato ufficiale del Pd non ce l'ha fatta, con Scarciotta escluso al 1° turno e la sua lista, nonché quella ufficiale dei democratici, apparentatesi con Raimondi al ballottaggio. Una scelta decisiva e vincente ai danni del centrista Scarantino. Anche in questo caso, lotte intestine nel centro-sinistra ed un Mpa praticamente ridotto al lumicino, hanno pesato non poco.

Dinamiche di non certo agevole lettura ma che necessitano comunque di essere valutate ed affrontate in tempi celeri, giacché con le dimissioni nel frattempo annunciate per luglio dal Presidente della Regione, ad ottobre i siciliani saranno chiamati a deciderne la successione a capo della regione, nonché contestualmente a scegliersi i propri rappresentanti all'Ars. Se le amministrative con l'elezione diretta dei sindaci così come del governatore siciliano ci dicono qualcosa è che, nonostante i numeri potrebbero anche suggerirlo, una canditatura alla presidenza in rappresentanza del cosiddetto terzo polo è molto probabilmente da escludere. Con un centro-destra ferito e che, verosimilmente, cercherà di rialzarsi, ricompattandosi con la candidatura già ufficializzata di Micciché, il centro-sinistra, forse, ha una chance storica. Il problema se e come giocarsela: da solo (Pd+Idv+Sel+Sinistra radicale), ovvero allargandosi solo alle forze moderate (Udc e/o forse anche Api), ovvero ancora anche a quelle autonomiste (Mpa) e liberali (Fli). Ma le dichiarazioni di D'Alia (Udc) ed Orlando (Idv) che negano ogni possibilità di sedersi allo stesso tavolo del Mpa, non lasciano adito ad interpretazioni. Almeno per ora. In particolare, il neo sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, è allo stato dell'arte uno che gode di un indiscutibile “appeal” nel capoluogo regionale. Difficile rinunciarvi se questo è il costo da pagare per l'abbraccio al Mpa. Da come ne uscirà il Pd Sicilia dall'Assemblea del 27 maggio se ne saprà di più. Nonostante i toni pacati con cui si va all'assemblea regionale del partito, ci sarà un'autentica resa dei conti. Ed in tali situazioni, tutto diventa possibile: anche che conflitti insanabili non rimangano confinati all'interno e si traducano in vere fratture anche all'esterno, con tanto di emigrazione verso altri lidi. Anche perché, già questo da solo equivarrebbe a rimescolare ulteriormente le carte.

Il gioco delle alleanze, specie alla luce delle forti difficoltà esternate dal centro-destra in queste amministrative, influirà anche sulle scelte degli elettori in ordine all'Ars. Nella provincia nissena i 5 parlamentari uscenti, Federico (Mpa), Speziale e Donegani (Pd), Torregrossa (Pdl) e Maira (Pid-Cantiere Popolare) hanno già dato la loro disponibilità a ricandidarsi, scommettendo su se stessi a prescindere dagli eventi e probabilmente incoraggiati dalla circostanza che le poltrone in aula rimangano per ora 90, di cui 4 riservate ad esponenti nisseni in grado di guadagnarsele elettoralmente. Un anticipare gli eventi che potrebbero, successivamente, travolgere tutti e 5 o quasi. Chissà, di questi tempi nulla è da escludere. Difficilmente, tutti e 5 si riconfermeranno e di sicuro, almeno stando a questo turno elettorale nisseno, non è da sottovalutare il fuoco “amico” che rischia seriamente di pesare più di quello del nemico. Ma ci sarà tempo e modo per tornarci sopra nelle settimane a seguire.


Autore : Filippo Guzzardi

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