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Corriere di Gela | Quando la politica è un bluff
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notizia del 11/03/2012 messa in rete alle 19:46:19
Quando la politica è un bluff

L'esito della seduta straordinaria e monotematica di lunedì sera in consiglio comunale, è solo uno dei tanti casi in cui, piuttosto di recente, la politica cittadina si risolve in un bluff, a prescindere dai buoni propositi o meno. Un consiglio straordinario che, evidentemente, non interessava i suoi principali interlocutori, giacchè degli otto parlamentari nisseni interpellati (Cardinale, Crocetta, Donegani, Federico, Maira, Pagano, Speziale e Torregrossa), solo due (Speziale e Torregrossa) hanno risposto all'invito. Un consiglio ed un tema come quello della chiusura del presidio della soprintendenza ai beni culturali all'interno di “Bosco Littorio” che, con tutta franchezza, interessava pochi intimi venuti ad assistere. Tra i presenti, ci si potrebbe sforzare a non considerare latitanti rispetto all'evento gli stessi 12 dipendenti interessati dal trasferimento: nel qual caso si è costretti ad esaltarne le doti nel mimetizzarsi. Che il provvedimento di trasferimento fosse solo congelato da un emendamento lo si sapeva già attraverso i puntuali resoconti giornalistici locali sia stampa che radiotelevisivi ed il tutto, per chi non lo sapesse ancora, verrà scongelato in ogni caso con l'avvenuta entrata in vigore della legge di stabilità.

La riforma organizzativa regionale, peraltro, non è avvenuta l'altro ieri. Il nuovo dipartimento dei beni culturali e dell'identità siciliana prevede nell'ambito delle strutture intermedie periferiche (cioè provinciali), il Servizio di Soprintendenza di Caltanissetta, il Servizio Museo Interdisciplinare Regionale di Caltanissetta, il Servizio Parco archeologico di Sabucina, Capodarso e delle aree archeologiche di Caltanissetta e comuni limitrofi, il Servizio Parco archeologico e ambientale di Gela e comuni limitrofi: ciascuno con proprie (ed esclusive) competenze (funzionali e territoriali). Secondo la nuova organizzazione regionale, il Bosco Littorio (come il Museo, l'Acropoli di Molino a Vento ed i Bagni Greci di Caposoprano) rientra nell'ambito del Parco Archeologico di Gela. Al vertice della struttura c'è il direttore del parco, dott. Salvatore Gueli: magari, invitato a dire qualcosa sull'argomento, si sarebbe scomodato volentieri dalla poltrona della sua stanza al 1° piano del Museo, per recarsi in Municipio a fornire una qualche, verosimilmente attendibile, delucidazione in più, mentre si dicono tante cose in giro e si vocifera persino che col “rientro” di quei 12 si sbloccherebbero nuove assunzioni mediante le obbligatorie procedure concorsuali. Di sicuro, nell'organigramma della struttura, oltre i dipendenti regionali, ci sono 9 dipendenti della Società Beni Culturali: Spa in house con la Regione socio unico, che in forza della sua ragione sociale (società per azioni) nel selezionare il personale può fare a meno di bandire concorsi.

Del resto, se Gela fosse provincia, non avrebbe di questi pensieri. Presumibilmente, un consiglio straordinario monotematico sul punto, magari non in aula consiliare, ma in piazza Umberto I, con i sindaci dei comuni che hanno aderito al progetto della provincia del golfo pronti a dire la loro, oltre gli 8 parlamentari che difficilmente troverebbero conveniente tirarsi indietro, potrebbe ambire ad avere esiti diversi, meno scontati e, quindi, con risultati più congrui. Il capogruppo del Pd all'Ars viene a Gela a dire che non era utile approvare la provincia gelese? Era utilissimo, invece e continua ad esserlo. La paventata virata del comitato promotore, disposto anche ad adoperarsi per un progetto di libero consorzio di comuni dopo l'affossamento del disegno di legge popolare non ha più senso, considerato che a seguito del ddl della scorsa settimana che mantiene le “province regionali”, i liberi consorzi dei comuni secondo Statuto non si faranno. Resteranno in vita i liberi consorzi di comuni denominati “province regionali” con apposita legge nel 1986. La decima provincia regionale di Gela potrebbe allora essere benissimo inserita nella legge di modifica delle altre 9 “province regionali”, senza costi aggiuntivi ed, anzi, come si auspica da più parti (a parole e non con i fatti) all'insegna del risparmio. Gela ha bisogno di servizi (come la citata soprintendenza ai beni culturali, ad esempio) e l'istituzione di una provincia, con o senza organi elettivi, sarebbe al riguardo una seria e concreta risposta. Incentivare la classe dirigente a prendere posizione pubblicamente toglierebbe quanto meno il velo dell'ipocrisia con cui si continua a procrastinare l'argomento. Che si dibatta pure sui motivi e sui significati, al civico consesso o meglio ancora in piazza, prima di andare a votare per la primavera del 2013.

D'altra parte, il come si riesca a dire di tutto o di più su una questione come quella relativa alla destinazione delle Royalties, ricalca quanto sopra detto. Se la volontà è riportare il consiglio comunale, su questo piuttosto che su altri temi, a riappropriarsi del ruolo politico di indirizzo e controllo, basta produrre una mozione ad approvarla affinché attraverso un ordine del giorno (potere di “indirizzo”) si impegni il sindaco e la giunta ad inserire la trattazione e la destinazione dei proventi dalle aliquota sui prodotti da coltivazione di idrocarburi nella materie indicate dalla normativa siciliana, in appositi capitolo del bilancio senza più relegarli al Peg. Se c'è un terreno, da quando si è deciso di farlo eleggere dai cittadini, dove il primo cittadino è costretto a scendere a patti con il consiglio comunale è in sede di approvazione di bilancio (potere di “controllo”). Decidere dove e come destinare le tanto famigerate royalties diventerebbe la sintesi fra la proposta del sindaco (e della sua giunta) e l'eventuale controproposta del consiglio (nella dialettica maggioranza-opposizione), cioè frutto di una volontà del palazzo di città, ossia, del governo locale nel complesso considerato. Tutto il resto sono solo “chiacchiere” ed il carnevale, com'è noto, è già trascorso da settimane.


Autore : Filippo Guzzardi

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Relativamente all'autostrada SR-GELA, siamo un gruppo di funzionari del versante Nisseno (Gela, Butera, Niscemi), e ci spostiamo quotidianamente per lavoro nelle province di Ragusa e Siracusa. Cosa fanno i nostri rappresentanti istituzionali, e cioè amministratori locali, nonchè politici regionali e nazionali, per sbloccare finalmente questa infrastruttura autostradale, importantissima per il progresso, anche da questo versante della Provincia di Calt/tta, affinchè i lavori possano finalmente partire contestualmente pure da Gela (ovviamente previ gli altri adempimenti), onde incentivare (sicuramente!) lo sviluppo economico, culturale, turistico etc. di queste (le nostre e loro) popolazioni, e renderci così migliore (lor compresi) la qualità di vita? Anche gli antichi Romani annettevano primaria importanza alle infrastrutture, convinti che la chiave, il segreto dello sviluppo dei popoli risiede solo in due cose (affermavano): e cioè acqua e comunicazioni (il resto viene dopo automaticamente), e ciò 2.000 anni fa! Infatti

Autore: anonimo 
data: 14/03/2012
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