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Corriere di Gela | Finto dialogo tra Eni e politica
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notizia del 27/05/2012 messa in rete alle 19:44:38

Finto dialogo tra Eni e politica

C'è chi ha definito persino storico l'incontro de visu in municipio tra le figure apicali della rappresentanza politico-amministrativa locale (Sindaco, Presidenza e Vice-presidenza del civico consesso, capigruppo consiliari), i sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil), i rappresentanti di Confindustria, Legacoop ed i vertici della Raffineria (presidente ed amministratore delegato): oggetto della discussione, ovviamente, la chiusura per un anno di buona parte dello stabilimento. Sicché, quella politica che ha inaugurato la settimana precedente con un rovente consiglio comunale che bocciava senza remore l'accordo del 26 aprile, mettendo praticamente alla gogna i sindacati, ha chiuso la stessa settimana sfilando al fianco di quest'ultimi nella mobilitazione di sabato scorso e si dice ora persino rassicurata dopo il faccia a faccia istituzionale con il management della Raffineria avvenuto questo martedì.

E' bastato cioè, farsi ripetere di presenza, a parole, quanto già sottoscritto nell'accordo e ribadito nel tavolo prefettizio. Invero, questo era nella sostanza l'incontro di martedì: il tavolo prefettizio allargato una tantum al consiglio comunale: giusto per calmare le acque. Operazione, a quanto pare, riuscita. Nessuna novità sostanziale, infatti, è emersa dall'incontro. La Raffineria ha garantito i 480 milioni di investimenti per manutenzioni che daranno una boccata d'ossigeno all'indotto occupando almeno 800 dipendenti, cassa integrazione per 400 dipendenti del diretto con stipendio base pieno ed a rotazione (ove possibile) negli impianti chiusi dopo essere stati messi in sicurezza e pronti a ripartire nei tempi stabiliti con uno stabilimento più efficiente e competitivo. Nonché, una generica promessa da parte di Zaccagni e Casa a continuare a dialogare con la classe politica locale alla ricerca di nuove vie di sviluppo per la città. Rigorosamente confermato il proverbio secondo cui dura più l'incudine che il martello.

Questo è l'atteggiamento dei rappresentanti di una comunità che nei luoghi di ritrovo abituali, reali e virtuali, si affanna nel dibattere, infervorandosi e giungendo persino a litigare sul proprio futuro con o senza la raffineria. Una città che s'interroga (senza capire) sul perché i sindacati prima si affrettano a firmare un'accordo di cassa integrazione che interessa all'incirca un quarto della pianta organica, senza un giorno di sciopero, per poi mobilitarsi per lo sviluppo e l'occupazione un mese dopo. Contro chi o cosa? In molti in questi giorni hanno continuato a chiedercelo. Sindacati, peraltro, costretti a far buon viso a cattivo gioco nello sfilare a braccetto con quei politici che hanno ingrossato un autentico bacino elettorale qual è l'indotto fino a raggiungere livelli insostenibili – in nessuna raffineria Eni l'indotto supera il diretto - che fanno poi, puntualmente, prestare il fianco ad un rabbioso cane a dei zampe che non aspetta, del resto, altro. Una città in cui la frattura tra “figli dell'oro nero” e “non figli”, quest'ultimi guarda caso quasi tutti oramai sensibilissimi (sempre a parole) al tema ambientale, aumenta sempre più. Insomma, non c'è da stare allegri nel complesso e la sensazione è che tutto, ancora una volta, passi in carrozza. Il gioco è sempre lo stesso: non affrontare di petto il problema e rinviarlo sine die.

A fronte di uno scenario che si preannuncia tutt'altro che roseo per la raffinazione, ciò rischia di essere l'ultima grave mancanza, probabilmente quella definitivamente risolutiva. Per quanto ci riguarda, fra tre mesi (e cioè grosso modo a fine estate) torneremo sulle colonne di questo giornale per capire se e quali investimenti avranno visto lo start. Perché senza troppi fronzoli, esimi lettori, la chiave di lettura di quanto sta accadendo è tutta lì: se non iniziano gli investimenti, campa cavallo...


Autore : Filippo Guzzardi

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