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Corriere di Gela | Trizzino: e i soldi delle bonifiche?
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notizia del 23/06/2013 messa in rete alle 19:37:58

Trizzino: e i soldi delle bonifiche?

Lo sversamento di greggio a mare della settimana scorsa è stato il pretesto per affrontare il problema ambiente con l’arrivo in città della commissione regionale capeggiata da Giampiero Trizzino. L’audizione si è tenuta a Palazzo di città martedì 18 giugno con la partecipazione dell’assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino. Ad essere ascoltati sono stati Pietro Lorefice e Ivo Cigna di Legambiente Sicilia, Emilio Giudice (Lipu) e Daniela Placenti portavoce della neonata associazione Bonifichiamoci, esponenti dell’Arpa e dell’Asp. Per la Raffineria di Gela c’era il suo presidente Claudio Zacchigna. Per l’amministrazione comunale, il sindaco Fasulo, il presidente del consiglio Fava, il vice Cirignotta un paio di assessori e qualche consigliere. Presenti anche i parlamentari regionali Federico e Arancio.

La questione ambientale è stata affrontata in una chiave complessiva e con tutti i risvolti che potranno derivarne subito dopo che la commissione ambiente avrà assimilato proposte e proteste. Si è toccato con mano il grado di scarsa fiducia da parte degli ambientalisti verso gli organi di controllo ambientale e l’attacco ben motivato nei riguardi della Raffineria per l’ennesimo incidente ambientale, verificatosi il 4 giugno.

Il gigante Eni è apparso quasi un nano, o se sipreferisce, un cane (a sei zampe) bastonato, per le argomentazioni addotte mentre cercava di arrampicarsi sugli specchi per minimizzare l’evento imprevisto e dimostrare che era intervenuta con tempestività concludendo entro breve tempo la bonifica della vasta area inquinata. Un confronto duro e serrato sapientemente coordinato da Giampiero Trizzino nel corso del quale ciascuno ha avuto la grande opportunità di dire la propria verità documentata da dati e riferimenti legislativi. Se quello del 18 giugno è stato un momento di grande svolta nell’affrontare i problemi dell’ambiente che hanno fatto di questa città una delle aree a più alto rischio, i risultati che dovranno esserci saranno questa volta molto più incisivi e di grande impatto per sperare che una volta per tutte questo territorio torni a vivere in piena salubrità. Fino ad ora è stato molto caro il prezzo pagato dalle nostre popolazioni con nascite di bimbi malformati, tumori, malattie broncopolmonari, alto tasso di arsenico nel sangue. Cinquant’anni di un lento progresso per pochi ma senza alcuna prospettiva di sviluppo industriale. Anzi a pagarne le spese i settori dell’agricoltura e della pesca che tuttora languono.

All’indomani dell’audizione adesso c’è grande attesa e questa volta c’è la quasi certezza che le cose cambieranno. Quando il presidente della Raffineria ha preso la parola si è detto molto dispiaciuto dell’incidente e proprio al suo esordio c’è stato quasi un breve mugugno in aula, passato inosservato. Riportando dati e numeri ed informando che i piani d’intervento sono a disposizione delle autorità politiche e della commissione, ha continuato affermando che l’incidente ambientale è stato affrontato tempestivamente con l’utilizzo di strumenti ad alta tecnologia e nel pieno rispetto delle leggi esistenti. Dopo avere fatto un excursus storico di tutti provvedimenti tecnici operati a salvaguardia dell’ambiente, ha concluso parlando ampiamente delle modalità di intervento sullo sversamento di idrocarburi le cui operazioni si sono definitivamente concluse il primo giugno con la bonifica sul fiume e a mare.

«La Raffineria ha provveduto al fermo degli impianti – ha puntualizzato il presidente Zacchigna – costituendo un team di esperti e tecnici onde ricercare le cause, individuare responsabilità e garantire che episodi del genere non debbano più ripetersi. L’evento non lo considero un disastro ambientale. Si è trattato di una perdita ad uno scambiatore, che ha determinato lo sversamento in mare di circa un metro cubo di idrocarburi miscelati con acqua. Tutti gli enti intervenuti per l’occasione, ciascuno in funzione delle proprie competenze, si sono adoperati per riportare la soglia di allerta nei limiti di legge dopo il guasto all’impianto topping1».

Molto duro Pietro Lorefice nei riguardi della Raffineria. Pacata ma decisa la sua “requisitoria”. «Come può la Raffineria affermare in coscienza – ha detto Lorefice – di avere bonificato l’ambiente inquinato, mentre si è trattato di intervento di messa in sicurezza in fase di emergenza? E poi perché non è stato rispettato l’articolo 6 della legge regionale 27 del 1986 che vieta qualsiasi scarico in prossimità delle foci? Chi ha autorizzato a suo tempo l’Eni a scaricare i suoi rifiuti nella canaletta che poi si collega al fiume Gela? Forse esiste una legge che ha consentito una deroga? Noi siamo qui – ha continuato Lorefice – per tutelare i nostri diritti, il diritto alla salute che è inviolabile, il diritto ad avere un ambiente sano e pulito. Non si può minimizzare così un evento di questa natura. Voglio aggiungere che noi non chiediamo la chiusura della raffineria. Noi chiediamo all’Eni che ha succhiato il nostro sangue per sessant’anni di iniziare le bonifiche senza se e senza ma, senza tentennamenti. Eni è anche il mio Stato ed allo Stato chiedo di farsi garante per il rispetto dei miei diritti”. Subito dopo è intervenuto Giampiero Trizzino spiegando che se succedono queste cose, è dovuto al fatto che i controlli che si effettuano non sono per nulla efficienti per l’inadeguatezza e la mancanza di personale. Basti pensare – puntualizza il presidente della commissione – al fatto che l’Arpa è organizzata con una sola unità e la stessa Asp cosa può fare, per esempio, in termini di approfondimento di indagini se il mare presenta caratteristiche di nocività per la salute? Il presidente della commissione è consapevole che il problema si trascina da oltre vent’anni. Ricorda infine che fu finanziato un piano di risanamento con 40 miliardi delle vecchie lire e di cui non si sa che fine abbiano fatto. A rinfrescargli le idee è stato il sindaco Fasulo, ricordando che solo 5 milioni di euro furono spesi, mentre i restanti 15 milioni furono impiegati per gli stipendi degli impiegati regionali.

Si è fatta sentire anche Daniela Placenti nella qualità di portavoce della neonata associazione Bonifichiamoci, che ha voluto mettere in discussione quanto è stato dichiarato dal sindaco, dalla raffineria e dal prefetto, che con i loro interventi hanno inteso minimizzare l’accaduto. Ha ribadito senza mezzi termini la necessità di controlli più serrati, ma disposti da un ente terzo con la partecipazione di un tecnico designato dall’associazione. Parole molto pesanti sono giunte anche da parte di Emilio Giudice della Lipu. Grande accusata l’Eni, rea di non avere mai eseguito delle bonifiche al territorio nel totale dispregio di ogni normativa «Quanto è accaduto – ha spiegato Giudice – è un vero e proprio disastro ambientale, mentre da parte di Eni si tende a minimizzare. E’ stata la somma di tanti piccoli incidenti che hanno alla fine creato il disastro. Dove sono le bonifiche?».

Per Giudice se bonifiche ci sono state non hanno tenuto in conto l’ecosistema mentre Ministero e Regione sonnecchiavano. Poi ha chiesto chi mai ha indagato sulla catena alimentare.

E’ stata concessa la parola a Giuseppe Lo Monaco, esponente del M5S, il quale ha sostenuto che per anni siamo stati presi in giro. «Infatti – ha aggiunto – come ci si può fidare di chi per anni ci ha detto di stare tranquilli, mentre in effetti si muore giorno dopo giorno? Perché l’Eni non si rivolge direttamente ai cittadini anziché passare per i politici? Il nostro non vuole essere un attacco immotivato, ma ciò che vogliamo è il rispetto dei nostri diritti di cittadini, più investimenti e delle vere bonifiche”.

Anche l’on. Giuseppe Arancio è intervenuto subito dopo l’intervento dell’on. Pino Federico, il quale se l’è presa con gli organizzatori perché non hanno invitato anche altre due associazioni ambientaliste di punta, Aria Nuova (Saverio Di Blasi) e Amici della terra (Emanuele Amato). Si tratta di due associazioni che si battono da anni a tutela del territorio denunciando fatti e persone, costituendosi persino parte civile nelle cause per reato ambientale. Federico ha chiesto agli ambientalisti di smetterla con attacchi non suffragati da prove ed ha informato di avere attivato il registro dei tumori e le prime centraline di monitoraggio dell’aria.

Il sindaco Fasulo ha cercato di rassicurare tutti sulla vicenda dello sversamento di idrocarburi e ha parlato del recente inquinamento dovuto alla presenza di carburante nel doppiofondo della nave New Rose bonificate in parte per il materiale ferroso, senza però intervenire sulla parte sommersa che potrebbe ora rivelarsi una vera e propria bomba se non si interviene in tempo.

«La nostra città – ha aggiunto – ha un volto nuovo e non è quella di dieci anni fa. Se i tempi di intervento per le bonifiche fossero state più rapide e incisive ci sarebbe più salubrità». Ha concluso chiedendo tempi rapidi per le bonifiche e i finanziamenti per il risanamento ambientale del 1995.

L’assessore Lucia Borsellino è intervenuta infine per comunicare che è stato attivato un tavolo da cui verranno fuori dei progetti per i tre siti industriali della Sicilia. Dovranno essere reperiti fondi straordinari per un piano straordinario che l’assessore Borsellino spera di presentare la prossima volta che sarà a Gela. Forse, si sta cominciando a fare sul serio.


Autore : Nello Lombardo

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