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Corriere di Gela | La raggiera della Guil metafora della giustizia
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notizia del 15/01/2012 messa in rete alle 19:32:21
La raggiera della Guil metafora della giustizia

«Prendere possesso dello spazio è il primo atto di ogni cosa viva, uomini e animali, piante e nuvole, una manifestazione elementare di equilibrio e continuità. L’occupazione dello spazio è la prima prova dell’esistenza».

Cosi scrisse Le Corbusier sottolineando il rapporto tra architettura, scultura e pittura e come esse dipendono dallo spazio, dalla necessità di controllarlo ciascuna secondo i propri mezzi. Questa è l’azione dell’opera che Le Corbusier distingue dalla reazione dell’ambiente. Tutto l’ambiente influenza il luogo dove è presente un’opera d’arte e «le impone le sue profondità o primi piani, la sua densità o rarefazione, la sua violenza o la sua dolcezza», traducendosi in testimonianza della volontà dell’uomo.

L’attualità di questo pensiero ben si addice alle opere realizzate, dall’artista spagnola Guil, nel piazzale antistante il Tribunale di Gela e nel lato esterno della fontana. L’ambiente influenza l’opera come dimostra il gioco di luci che ripropone la cultura mediterranea dandoci l’idea di palme e giochi d’artificio tipici delle feste patronali.

L’opera di Guil, «Luz», è realizzata con materiali ferrosi, il ferro è zincato. Enormi e alte lastre di ferro colorato con diverse tonalità: dal verde all’arancio al giallo; dal blu, al verde al rosso. Enormi raggi colorati, un ventaglio di colori che svettano verso l’alto, verso il cielo, quasi a voler rappresentare un atto liberatorio: di pace, serenità e speranza. ? la stessa artista che parla di fuochi di luce, una luce realizzata con l’uso del colore che dà vita e vitalità all’opera. Questo è il bisogno dell’artista di intervenire nell’architettura: quando occorre dimostrare pubblicamente, provare, rivelare, istruire.

Le opere di Guil rompono la monotonia, il silenzio di uno spazio che viene vissuto, principalmente, all’interno. Il colore dà vita a questo spazio. Cosi come scriveva Le Corbusier l’uomo ha bisogno di colori. Il colore è l’espressione immediata, spontanea della vita. Il colore quindi dà luce all’opera. Una luce intesa metaforicamente che richiama l’aspirazione ad una giustizia che possa sempre disvelare e con ciò dare respiro ai singoli e alla collettività quando vengono violati. Luce messa in rilievo dall’architettura essenziale dell’edificio grazie alle ampie vetrate; luce che Guil realizza all’esterno con materiali e colori che alleggeriscono l’opera creando un gioco di assonanze, un osmosi tra i due spazi che guardano verso la luce. Nello spazio interno, ogni giorno, i diversi attori del mondo della giustizia sviluppano un lavoro per fugare oscurità. Nello spazio esterno è possibile ammirare i diversi giochi geometrici di lastre che svettano verso l’alto, aspirando alla giustizia.

Le opere scultoree soprattutto quando sono così monumentali, quando invadono uno spazio pubblico, possono disturbare lo spettatore che non è pronto, che non è abituato e che perciò spesso rischia di cadere in giudizi affrettati. A volte, queste opere vengono lette come stravaganze dell’artista. ? importante invece toccare in profondità, scuotere le coscienze e quindi educare all’arte, fine ultimo che si propone anche Guil.

L’artista è un’attenta osservatrice: guarda, vede, immagina e crea. Lo sguardo e i suoi meccanismi mentali sono la chiave di lettura per capire e comunicare. Guil è interessata alla vocazione didattica del vedere, dell’osservare, in modo da metterci in relazione con le opere e capire cosa esse suscitano.

Un’opera ci coinvolge, sia per come si pone sotto i nostri occhi sia per come stimola i sensi interessati. La scultura creata è un gioco sapiente di geometrie studiate e realizzate consapevolmente in modo da emanare luce. L’importanza della luce e la resa del movimento, realizzati con l’uso dei colori, sono elementi che si confrontano con l’antico, rivisitando i grandi temi della classicità e della mitologia. Così Guil ispirandosi alla Nike di Samotracia, (opera del V secolo a. C.) rappresentata in volo con le ali spiegate all’indietro, propone una moderna Nike. Interagendo con l’opera Guil, afferma “io sono l’ombra, la mia opera è la luce”. Infatti, posizionandoci dietro ad essa, proiettiamo la nostra ombra e la raggiera ne costituisce le ali, come quelle della Nike. Per un attimo ci trasformiamo in angeli della Vittoria, della Giustizia. Le ali di Nike sono luce, sono vive ed è la stessa luce viva dell’opera antistante il Tribunale. Dovremmo distaccarci dalle idee pre-costituite, dovremmo scrollarci dalle verità assolute e calarci in un mondo che tanto lontano non è. La luce, la resa del movimento, l’uso dei colori sono elementi che caratterizzano fortemente anche le altre opere di Guil, esposte presso la Galleria Rossini a Gela: Nuvola a Caltanissetta, Fondali, Onda, Raffineria raffinata. Opere che, supportate da riproduzioni fotografiche, permettono una libera ma immediata associazione tra l’opera e l’ambiente.

L’artista studia attentamente il movimento, come da un’azione naturale ne scaturisce un’altra, altrettanto naturale. Per questo l’arte di Guil non è arte astratta, come si potrebbe di primo acchito pensare, la sua è un arte che si tocca con mano, che riproduce un ambiente, un elemento naturale. Alla base c’è un’attenta riflessione sui fenomeni e la ricerca per comprendere come quei fenomeni possono essere riprodotti attraverso il linguaggio originale dell’arte e infine offerti affinché siano percepiti e vissuti come elementi reali.


Autore : Paola Rinciani

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