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Corriere di Gela | La bretella cementificata
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notizia del 13/03/2010 messa in rete alle 19:32:01
La bretella cementificata

La cosiddetta “bretella Borsellino”, ovvero quella striscia di asfalto che congiunge la via Ettore Romagnoli al lungomare Federico II, mettendo in comunicazione, per così dire, scuole e mare, si accinge a sostenere periodi di repentino mutamento.

La bretella allo stato attuale è un essenziale sfogo per la mobilità, in prevalenza veicolare, dell'intera città: nonostante ciò non mancano i problemi connessi, né possono ritenersi di secondaria importanza.

Il dilemma essenziale, una sorta di vulnus di fondo in realtà, si pone intorno all'ubicazione di questo snodo: ancora più inestricabile all'interno di un contesto da sempre preda di costanti emergenze. L'area, infatti, è storicamente tra le meno immuni al rischio idrogeologico: l'intero costone che la circonda, tramutatosi, con il passare degli anni e l'assenza di una continua opera di manutenzione, in un folto ed esteso canneto, non ha mai fatto dormire sonni tranquilli agli amministratori gelesi. I timori principali concernono, come ovvio, tanto l'assoluta friabilità del terreno, testimoniata, nel corso degli anni, da non sporadici scivolamenti anche in direzione della sede stradale, quanto dall'incubo incendi, sempre possibili di fronte ad una sorta di selvaggia foresta, assai vicina alle abitazioni: l'estate del 2009 verrà ricordata dagli abitanti della zona per un’impressionante catena di incendi, la cui natura è rimasta incerta, in grado di mettere in agitazione un intero quartiere, nel periodo feriale colmo di villeggianti.

A conclusione di un periodo assai agitato e, conseguentemente, con l'avvento delle prime piogge di Settembre, l'assessore, allora ancora in carica, con delega alla Protezione Civile, Ugo Granvillano, annunciò l'imminente varo del progetto di ripristino del costone della bretella Borsellino: troppo importante per essere ulteriormente rinviato.

Certamente il “trambusto” prodotto da una fase amministrativa commissariale non si addice granché al pedissequo rilevamento di strategici interventi di adeguamento; aldilà del passaggio di consegne, però, l'azione preventivata dall'ex assessore Granvillano ha, in questi giorni, iniziato a prendere forma: le prime strutture di contenimento, istantaneamente ricoperte dall'abbondante vegetazione, presenza oramai abituale per i frequentatori della tratta viaria, non sono passate inosservate. Ma i gelesi sono oramai abituati alle incongruenze: la quotidianità in questa città, del resto, non è mai stata tutta “rose e fiori”.

Così, se da un lato, correttamente, ci si preoccupa di prevenire eventuali smottamenti di un promontorio, mai totalmente statico, dall'altro non si fa nulla per attivare una moratoria del processo di espansione edilizia che ha quale centro d'attrazione proprio il costone che guarda verso il mare. Percorrendo la bretella, praticamente per il solo tramite di un'automobile, né il marciapiede, che si avvia solo a metà del tratto né, a maggior ragione, la tanto pubblicizzata scala, destinata ad agevolare la mobilità pedonale, ma ben presto sopraffatta dalla trascuratezza e dall'abbandono, hanno costituito in questi anni vere svolte, l'attenzione viene necessariamente catturata dalla presenza di taluni cantieri, ben distribuiti lungo quella che si appresta a divenire una nuova area residenziale.

Imboccando l'arteria dal lungomare “Federico II di Svevia”, si ha subito contezza del fenomeno; quasi a dare il benvenuto ai passanti, una mini villetta di circa settanta metri quadrati, totalmente spoglia, strappata ai restanti lavori di realizzazione, attende il pronunciamento della giustizia: i sigilli vennero posti lo scorso giugno, ed il procedimento penale ai danni del proprietario, Giacomo Russello, è ancora in corso; una presenza degna del miglior abusivismo locale. L'altro accesso, ovvero quello che si può percorrere dalla via Ettore Romagnoli, invece, è stato, negli ultimi mesi, scenario dell'ennesima opera di edilizia privata: in questo caso, però, esente da qualsiasi dubbio legale.

In sostituzione di un precedente rudere, infatti, la gelese, “Impresa Generale Costruzioni srl”, in qualità di committente e realizzatrice, si accinge al definitivo completamento di una grande villa, ubicata proprio sull'estrema vetta del promontorio, all'interno di un'ampia porzione di terreno di proprietà della società “La Palma 91 srl”, in base alla concessione edilizia n. 35 risalente all'1 Giugno 2008.

Proprio di fronte all'immobile, separato solo da alcuni metri di asfalto, un nuovo cantiere è in procinto di avviarsi: il perimetro è stato di recente transennato ed un'estesa voragine scavata sulla nuda superficie, destinata evidentemente ad accogliere le fondamenta della futura struttura, è già pienamente visibile; dovrebbe trattarsi di un complesso edilizio residenziale destinato ad essere innalzato dall'azienda “Ti.Gi.Mar. costruzioni srl”, anche se all'esterno nessun cartello specifica le diverse coordinate dei lavori.

Ovviamente nulla di irregolare, tutto alla luce del sole, come testimoniato dalle necessarie concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Gela; al contempo, però, non può che riflettersi intorno ad un'incessante azione di occupazione del suolo, anche naturale in una città ove si sfiorano i 78.000 abitanti, ma che, proprio per tale ragione, dovrebbe cercare di salvaguardare aree più a rischio di altre: non dimenticandosi, magari, che stando ai dati presenti nel “Rapporto di sintesi sullo stato del rischio idrogeologico in Sicilia” del 2008, entro i confini della provincia di Caltanissetta, la nostra città si caratterizza per un indice di franosità globale tendente a 20 su una scala con un valore massimo di 50, in una regione, peraltro, decisamente sotto scacco: il 70% del suo territorio appare a serio rischio dissesto.


Autore : Rosario Cauchi

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