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Corriere di Gela | L’Eni ferma gli impianti come a Taranto? Forse, anzi no, rilancia e presenta i conti
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notizia del 13/12/2009 messa in rete alle 19:29:32
L’Eni ferma gli impianti come a Taranto? Forse, anzi no, rilancia e presenta i conti

La raffineria di Gela non opererà alcun fermo degli impianti né alcun tipo di chiusura come dovrebbe avvenire a Taranto in questo scorcio di dicembre. Lo afferma una fonte ufficiale dell’Eni che mette in guardia dal lanciare inutili allarmismi. L’Eni guarda con un molta attenzione la realtà gelese ed intende continuare ad investire 500 milioni di euro per il 2010 naturalmente non per potenziare la produzione ma esclusivamente per migliorie ambientali. Se gli investimenti non decollano non è colpa loro, ma del ritardo con cui arrivano le autorizzazioni ministeriali. E’ di qualche giorno la notizia comparsa sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” che l’Eni effettuerà uno stop temporaneo di un mese mettendo i suoi dipendenti in ferie. Secondo l’azienda non dovrebbero esserci ripercussioni occupazionali. “Non saranno i giorni di chiusura di fine dicembre ovviamente a risanare i conti della società petrolifera – si legge sul quotidiano pugliese – ma è evidente che si tratta di un segnale che riguarda, a quanto pare anche la raffineria di Gela”.
Abbiamo chiesto al sindacato chimici di Gela cosa ci fosse di vero in questa notizia. “Non è un problema che riguarda solo Taranto – ci dichiara Alessandro Piva della Filcea Cgil – ma è un problema nazionale che avrà ripercussioni in tutte le altre raffinerie. Viene assicurato che il fermo di Taranto è soltanto un fermo tecnico e che possa poi toccare anche Gela è soltanto un’ipotesi. C’è una netta distinzione tra Taranto e Gela – continua Piva – mentre in Puglia gli investimenti sono tutti sospesi, per Gela rimangono tutti confermati. Occorre solo sapere quando partiranno. Il problema è il silenzio dell’azienda”.
E da fonti Eni apprendiamo che per giorno 16 di questo mese l’azienda renderà pubblico il suo bilancio di sostenibilità 2008 e per l’occasione illustrerà anche i suoi programmi per il 2010. Vengono confermati investimenti per 500 milioni finalizzati a migliorie ambientali, ma non per produrre di più. Sorge spontanea la domanda: perché non si parte? La risposta è semplice: tutto dipende dalle autorizzazioni amministrative che il Ministero dell’Ambiente tarda a fornire all’Eni. La situazione imbarazza oltre che preoccupare l’Eni, perché per una società di tale stazza programmare investimenti con l’incognita di tenere fermi i soldi rappresenta un forte handicap. Non si capisce perché l’azienda per ottenere alcune autorizzazioni, abbia dovuto attendere anche due anni, un fatto decisamente inconsueto ed insostenibile dal punto di vista societario. Anche per piccole cose si deve attendere il rilascio di autorizzazioni ambientali. Per realizzare una sala bunker non si sono potuti iniziare i lavori perché non arrivano le autorizzazioni ministeriali. Quindi ci par di capire che la volontà dell’Eni di dare il via ai programmi d’investimento c’è, e se c’è un freno quello va addebitato al Ministero dell’Ambiente. L’Eni, quindi, conferma che i 500 milioni di euro saranno spesi anche per il 2010. E pensare che per via dei ritardi, questa cifra si sarebbe potuta dirottare verso altre realtà produttive con un ritorno economico maggiore, ma l’Eni non lo ha fatto perché si è impegnata a investire a Gela. Lo ritiene giusto, come è giusto che la raffineria meriti un’attenzione particolare. Per giorno 16 di questo mese l’Eni renderà pubblico il suo bilancio di sostenibilità 2008 e per l’occasione illustrerà anche i suoi programmi per il 2010. Giovedì scorso si è fatto un coordinamento regionale a Pergusa con il segretario regionale della Uil Pascucci nel corso del quale Silvio Ruggeri segretario territoriale Uilcem, è stato eletto componente dell’esecutivo regionale. A Ruggeri abbiamo chiesto lumi sulla situazione degli investimenti dell’Eni che ancora stentano a decollare. Ci è sembrato preoccupato sulla questione del fermo della fabbrica a Taranto. “In questo scenario non si può stare tranquilli – ci ha dichiarato Ruggeri – per quello che sta succedendo alla raffineria di Taranto. Sono preoccupato perché laddove non si assume e non si investe prima o poi si chiude. E’ vero che gli investimenti ci sono stati confermati, ma devono decollare nel più breve tempo possibile e bisogna spingere perché le autorizzazioni ministeriali venga rilasciati al più presto”. Al momento in cui stiamo per andare in macchina, apprendiamo che la fabbrica è sotto l’attenzione della magistratura. La guardia di finanza sta procedendo al sequestro di documenti di cui sconosciamo la natura. Non trapela nulla di cosa stia accadendo.


Autore : Nello Lombardo

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