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Corriere di Gela | Arte in tribunale
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notizia del 15/01/2012 messa in rete alle 19:29:07

Arte in tribunale

E’ stata presentata giorno 4 dicembre, presso la Galleria Rossini di Gela, la mostra personale della scultrice spagnola Mariangeles Lazàro Guil, vincitrice del concorso internazionale, bandito dal Comune di Gela, volto alla ricerca di un’opera d’arte contemporanea da collocare negli spazi antistanti al nuovo Palazzo di Giustizia. La stessa artista ha spiegato ai numerosi visitatori presenti il percorso progettuale delle sculture in corso d’opera e di altre sue creazioni in mostra alla galleria.

Ad organizzare l’evento, il giovane Francesco Trainito, laureato in disegno industriale. La serata è stata allietata dalla voce di Rocchina D’Amaro, accompagnata dai musicisti Domenico Morselli, Francesco Musumeci e Nicolò De Maria.

Mariangeles Guil, laureata in Belle Arti e Scultura presso l’ Università di Siviglia, ha conseguito un master in Scultura Monumentale ed Urbanistica presso l’Universidad de Mexico e ha vinto numerosi premi internazionali dedicati alla scultura monumentale. La sua opera, dal titolo “Luce”, è stata scelta da una Commissione di esperti tra oltre trenta bozzetti presentati da artisti provenienti da tutto il mondo.

L’artista ha rilasciato volentieri un’intervista al nostro giornale.

– Perché ha scelto di dare alla sua opera il titolo “Luce”?

“Io sono nata ad Almeria in Spagna,una città situata sullo stesso parallelo geografico di Gela. Quando ho ricevuto la chiamata che mi informava di questo concorso internazionale per l’esecuzione di alcune opere da collocare nei pressi del nuovo Palazzo di Giustizia di Gela, mi trovavo in Francia. Lì è quasi sempre tutto grigio e nuvoloso. Essendo mediterranea, non mi è stato difficile immaginare l’ambiente climatico di questa splendida terra, la Sicilia. La nostalgia del Mediterraneo è stata decisiva per la nascita della mia idea: mi mancava il suo colore, il suo odore, la sua vegetazione, la sua sabbia. Mi mancava tutto. Infine, ho pensato alla luce e ho detto: “Eureka!, è la luce che cercavo”. Che magnifica bellezza ha la sua luce!»

– Come mai ha ideato questo tipo di scultura per un’opera d’arte da collocare presso l’area di un tribunale?

«Quest’ opera che vede la sua collocazione nei pressi di un tribunale ha una duplice funzione. La prima è di risollevare e incoraggiare il morale delle persone che lavorano in Tribunale, le quali hanno una grande responsabilità; la seconda è quella di mandare un messaggio di fiducia e di ottimismo a coloro che entrano nel Palazzo di Giustizia. La luce rappresenta la giustizia, la speranza di tutti coloro che si apprestano a varcare la soglia del tribunale, fiduciosi di trovare ascolto, comprensione e soluzioni ai loro problemi. La luce è come una porta. Essa può beneficiare a tutti coloro che la aprono».

– Cosa l’ha ispirata nella realizzazione della sua opera?

«Ho tratto ispirazione dalla natura dell’uomo per molti anni, ma a questo punto della mia vita artistica sono delusa dalla condizione umana e ritengo che la nostra società occidentale soffra di una grave forma di amnesia. Forse perché il nostro cervello non è pronto a ricevere il sovraccarico di immagini che accompagnano la nostra vita quotidiana in questa nuova era mediatica. Ora, parte della mia ispirazione nasce dal mare, perché in esso vedo l’immenso, il movimento, i colori in costante mutamento in grado di stimolare la mia fantasia. Le onde con il loro ripetuto e continuo movimento annunciano il ritmo spettacolare della vita». – Qual è il messaggio che vuole trasmettere con la sua arte contemporanea? «Il messaggio è quello di ricominciare ad osservare la natura in tutti i suoi fenomeni e in tutti i suoi elementi, ammirando i tramonti, la pioggia, il mare. In questa società frenetica, che ci incalza ad andare avanti ossessionati dal progresso, ritengo occorra fermarsi un istante e pensare alle piccole e apparentemente scontate cose della vita, immaginando queste ultime con una luce e con dei colori sempre nuovi. Allora, scopriremo che in realtà è proprio lì che si ritrova se stessi. Perché non c’è arcobaleno più bello che la nostra fantasia».

– Lei ha detto: “Io sono l’ombra, la mia opera è la luce”. Ci spiega il significato di questa affermazione?

«Io utilizzo l’ombra come un materiale. Lavoro come fa uno scrittore, vado alla ricerca di un tema che mi attrae e, trovatolo, creo la mia storia. Le sfumature di colore sono le mie parole. Costruisco le mie frasi, aiutata da proiezioni di luci e ombre che fungono da punti, virgole e accenti. Dalla natura traggo i ritmi geometrici che regolano l’esecuzione dell’arte della scultura o di qualsiasi volume che costruiamo».


Autore : Alice Palumbo

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