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Corriere di Gela | Casa d’ospitalità Aldisio, il Consiglio comunale prende nuovi impegni
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notizia del 10/02/2013 messa in rete alle 19:07:21
Casa d’ospitalità Aldisio, il Consiglio comunale prende nuovi impegni

Casa di ospitalità Antonietta Aldisio, si cambia. Questi gli impegni assunti dall’assemblea civica, mercoledì 6 febbraio scorso, al termine di un vivace ma pacato dibattito con la partecipazione di don Giovanni Tandurella presidente della “Casa” e del sindacato Cgil (Ignazio Giudice e Pino Lombardo):

1) Attivare apposito capitolo di bilancio per farsi carico degli oneri per il mantenimento del personale, da coprire con i posti letto convenzionati, partendo dalla base dei 25 posti previsti in precedenza, da riproporre nella nuova convenzione;

2) Attivare tutte le iniziative utili ad ottenere il riconosci-mento della compartecipazione della retta, da parte dell’Asp per soggetti convenzionati di accertata inabilità;

3) Rinnovare il progetto del centro diurno inserendo il numero degli utenti serviti nella nuova convenzione con costi allineati ai parametri regionali;

4) Riattivare i finanziamenti per il completamento dei lavori di ristrutturazione messi in atto con precedenti contributi comunali ai sensi dell’art.60 della legge regionale 22 e attivare finanziamenti regionali e comunali;

5) Entro 15 giorni l’amministrazione deve attivare tutte le procedure necessarie per l’attivazione dei punti ¼ sopra indicati e deve darne comunicazione al consiglio comunale. Il deliberato consiliare è stato approvato all’unanimità in un’aula con forte partecipazione di consiglieri ed un pubblico rappresentato da parenti e lavoratori della Casa Antonietta Aldisio, che hanno assistito in forma esemplarmente composta ai lavori consiliari. Allo scioglimento del consiglio abbiamo chiesto a don Giovanni Tandurella se si sentiva soddisfatto del risultato. Forse una soddisfazione a metà mentre attende fiducioso gli eventi futuri. Il tenore del dibattito consiliare è stato appassionato anche se si è dovuto registrare un piccolo episodio scomposto del consigliere Tonino Ventura che si è lasciato andare ad intemperanze, non si è capito bene se rivolte al vice sindaco e assesore ai Servizi sociali Ferracane o ad alcuni suoi colleghi.

«Rimango sbalordito per la mancanza di solidarietà di questo consiglio – ha profferito con toni esagitati e rivolto ai suoi colleghi – siamo diventati tutti scemi?» . E giù parole d’accusa verso l’on. Federico al quale ha chiesto conto del suo operato. Ed infine la sua consapevolezza che le risposte debbono provenire dall’amministrazione e non dal consiglio comunale. Rabbia ed amarezza hanno preso il sopravvento anche se il fine voleva essere di difesa della casa di spedalità fondata nel lontano 1870. Ferracane sentendosi offeso, ha abbandonato l’aula, seguito subito dopo dallo stesso consigliere Ventura. E’ stato Collura, subito dopo, a chiedere scusa a tutti per la scompostezza del consigliere Ventura ed assieme ad altri suoi colleghi a proporre il dispositivo finale del documento. La seduta monotematica era stata chiesta congiuntamente da don Giovanni Tandurella quale presidente della “Casa” e dal sindacato Cgil per trovare insieme una soluzione ai gravi problemi “esistenziali” di quella che è stata Opera Pia e fondazione ospitante poveri, anziani e persone inabili. Una lunga storia fatta di carenze strutturali, di problemi economici e di indifferenza di una classe dirigente politica poco attenta ad un’opera sociale e di solidarietà voluta dai cittadini gelesi di un’epoca lontana nel tempo.

Sia Ignazio Giudice rivendicando la salvaguardia dei diritti dei lavoratori che prestano servizio nella casa di ospitalità, che padre Tandurella hanno tracciato con dovizia di particolari con cifre alla mano, la situazione di precarietà di una struttura che rischia di chiudere battente riconsegnando quelle chiavi che nel 1870 ricevette dalla città per accogliere poveri e bisognosi.

A rappresentare l’amministrazione c’era il vice sindaco Ferracane che ha tracciato un quadro della situazione partendo dal 2002, che si è evoluta per via del cambiamento delle leggi. Il contributo di 200 mila euro che il consiglio comunale elargì nel 2004 e che servì a mettere in sicurezza la struttura di accoglienza facendo divenire un modello di bontà e funzionalità l’ala femminile. Negli anni successivi le disponibilità finanziarie si sono andate via via assottigliando determinando una situazione di grave disagio sia per gli operatori (13 a tempo indeterminato e 15 personale convenzionato) che per i fruitori. Nel 2012 si sono registrate perdite in media di 10 mila euro mensili.

«Avevo chiesto – ha affermato Ferracane – la creazione di un capitolo fisso annuale ma mi è stato detto che non era possibile. Stiamo portando avanti solo i contributi per le persone con disagio economico ed i servizi essenziali. Posso dire che da parte mia e dell’amministrazione c’è la volontà di trovare ogni soluzione per venire incontro alla casa di ospitalità. Purtroppo in questo momento manca la liquidità per mantenere l’Antonietta Aldisio».

Gulizzi ha fornito alcuni suggerimenti per rimediare ai pagamenti verso i lavoratori che hanno prestato il loro servizio e per mantenere in vita la casa di ospitalità. Per Morselli «è questione di volontà politica e se si vuole, così come si trovano i balzelli per coprire determinate spese comunali, allo stesso modo si possono reperire le somme necessarie alla soprav-vivenza dell’Antonietta Aldisio. Purtroppo questa ammini-strazione sa ricevere ma non dà». «Dobbiamo avere la capacità di superare le esigenze di bilancio –ha detto Guido Siragusa – sarebbe un atto ignobile se questa sera il consiglio comunale dovesse decretare la fine della casa di ospitalità. Attiviamo un incontro col manager Asp e col presidente della regione. Ci dica l’amministrazione quali per-corsi intende prendere ed il consiglio comunale la supporterà».

Luigi Farruggia ha chiesto sacrifici a tutti e lui per primo si è dichiarato disposto a rinunciare al 10% del suo gettone di presenza. Lo Nigro che inizialmente aveva rinunciato ad intervenire, alla fine ha detto che a suo giudizio tutta la verità non era stata detta. Per uscire dalla situazione di gravità ha suggerito infine di richiamarsi all’art. 60 della legge 22, intimando all’amministrazione comunale di attuare ogni iniziativa utile e di accogliere i quattro punti sanciti nella proposta di don Giovanni Tandurella. Il vice sindaco Ferracane a conclusione del dibattito si è detto disponibile assieme all’amministrazione di dare seguito alla proposta. Il presidente Fava anche lui ha ritenuto valido il percorso tracciato ed ha chiesto che qualche consigliere si facesse carico di elaborare una bozza di documento da sottoporre all’approvazione dell’assemblea civica. Alla fine Collura, con la collaborazione di Vella, Cravana, Pingo, Siragusa, Cirignotta, Biundo ed altri consiglieri hanno abbozzato una deliberazione che messa ai voti è stata approvata all’unanimità.

Altra seduta monotematica era stata celebrata lunedì 4 scorso sulla problematica riguardante la riduzione da parte del Ministero della giustizia della pianta organica del Tribunale di Gela, conclusasi anch’essa con l’approvazione di un ordine del giorno con cui si è chiesto “di revocare la proposta ministeriale di modifica delle piante organiche perché avrebbe gravissime ripercussioni non solo sulla qualità del servizio giustizia, ma soprattutto sulla crescita di un popolo che prova a riscattarsi nel rispetto dei principi di legalità e giustizia”. Il consiglio comunale ha fatto proprio quanto sostenuto dal consiglio giudiziario presso la corte di appello di Caltanissetta. Tutti i consiglieri hanno sottolineato che la questione dell’organico del tribunale di Gela non può essere liquidata alla luce della “spending review”. Il tribunale di Gela ha operato bene, nessuna pratica è andata in prescrizione in questi ultimi anni grazie all’abnegazione ed all’impegno dei magistrati.

E’ stato Piero Lo Nigro a proporre l’approvazione di un ordine del giorno stigmatizzando “gli interventi indiscriminati ministeriali che agiscono in modo trasversale senza conoscere le problematiche del territorio”. Primo firmatario della richiesta di seduta monotematica, ha relazionato sull’argomento lasciando intravedere le gravi ripercussioni che ne deriverebbero con la riduzione degli organici al presidio di Gela. Prima dell’approvazione del documento i consiglieri si sono attardati perché c’era sentore di mancanza di numero legale. Di qui la corsa frenetica a telefonare ai colleghi assenti per precipitarsi subito in aula. Infine l’approvazione unanime dell’ordine del giorno da parte di 18 consiglieri: Piero Lo Nigro (Psi); Di Stefano, Verdone, Collura, Napolitano (ex Mpa); Trainito (indipendente); Pellitteri (Api); Siragusa (Udc); Morselli (Pid); Farruggia (Grande Sud); Ventura (Terra Nuova); Fava, Cassarà, Giudice, Manfrè (Pd), Pingo (Pensiero Libero); Giocolano (Democrazia e Socialismo).


Autore : Nello Lombardo

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