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Corriere di Gela | Dimissioni del presidente Tuccio in risposta ai fischi alla squadra
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notizia del 26/02/2007 messa in rete alle 18:48:14

Dimissioni del presidente Tuccio in risposta ai fischi alla squadra

Un comunicato di cinque pagine, inviato mercoledì sera, in cui emergono la rabbia e il dolore per gli ostacoli che il progetto ideato ha incontrato fin qui nel suo cammino. Un comunicato che diventa anche un invito alla tifoseria e alla città a comprendere l’importanza degli sforzi profusi dalla dirigenza, cercando anche di modificare un’iniqua mentalità radicatasi nel tifoso gelese da anni.
L’ingegner Angelo Tuccio (nella foto) ha temporaneamente confermato le proprie dimissioni, annunciate domenica al termine della gara con il Melfi, e respinte inutilmente mercoledì dal cda convocato per affrontare il problema. I soci del presidente Tuccio, Manfrè e Gradito, hanno tuttavia avallato l’intenzione del maggiore azionista di cedere le proprie quote, e pertanto l’intero pacchetto societario è in vendita a chiunque fosse interessato.
Nel frattempo la gestione del club andrà avanti regolarmente fino al termine del campionato, ma il presidente Tuccio darà l’ultima risposta sulle proprie dimissioni il 5 marzo, giorno in cui si riunirà nuovamente il consiglio d’amministrazione.
Originariamente il passo di Tuccio sembrava unicamente motivato dalla mini-contestazione rimediata dalla squadra di Sorbello nel corso della gara con il Melfi, ma dal comunicato s’evincono ulteriori ragioni che hanno provocato la reazione del presidente. Dopo un’iniziale premessa, in cui sono elencati i tre obiettivi prefissati dalla dirigenza all’inizio della stagione, ossia “riportare il Gela in C1 entro tre anni”, “una gestione amministrativa che rappresenti una svolta epocale con l’utilizzo di strumenti gestionali avanzati”, “miglioramento delle strutture sportive in sinergia con il Comune”, il comunicato elenca le cause che hanno sconfortato Tuccio. Dall’annullamento della proroga di quindici giorni per le squadre che avevano usufruito del Lodo Petrucci alla scarsa affluenza sugli spalti nonostante l’abbassamento dei prezzi, dalla disastrosa campagna-abbonamenti (solo 260 tagliandi venduti) ai tifosi che entrano a sbafo allo stadio senza pagare il biglietto, dal silenzio e menefreghismo della Provincia e del suo presidente Filippo Collura alla diffidenza della città, colpevole di non aver contribuito alla sponsorizzazione del club, dai disagi provocati dall’inadeguato stadio Vincenzo Presti all’assenza d’altre strutture sportive.
Tuccio prosegue attaccando nuovamente i tifosi, ripartendo da un confronto con altre importanti realtà siciliane che da anni vivacchiano in categorie dilettantistiche, vedi Ragusa, Siracusa, Licata, Agrigento, Trapani, Enna e Caltanissetta, per non parlare di Modica, Acireale e Vittoria. Città che soffrono, tifoserie che c’invidiano, ma per il presidente appare illogico che il tifoso gelese abbia acquisito un palato fine dopo una sola stagione in C1 e parla di “mistero della fede”.
Successivamente viene esaltata la stagione attuale del Gela, con risultati al di sopra delle aspettative, e infine Tuccio dedica la parte conclusiva ai fischi rivolti alla squadra domenica, ossia al principale fattore che ha innescato le dimissioni del massimo dirigente. I fischi sono immeritati per il presidente perché l’undici di Sorbello stava disputando una buona gara, e poi solo chi ha pagato il biglietto ha il diritto di fischiare, e domenica la società ha venduto solo 320 biglietti, nonostante la presenza in tribuna di 1.600 persone. Quei fischi sono considerati “offensivi, immeritati, immotivati e inopportuni” e conclude con un monito rivolto alla tifoseria: “un progetto calcistico non può prescindere dalla partecipazione convinta e calorosa del pubblico e dalla fede passionale dei tifosi”. Le dimissioni di Tuccio hanno scosso l’ambiente, era inevitabile, e se i tifosi si dividono tra chi considera questa vicenda una sceneggiata creata ad arte dal presidente e chi invece crede in un Tuccio affranto, il fulcro del problema si racchiude nella necessità o meno della contestazione rivolta dai tifosi alla squadra, e per capire ciò, occorre anzitutto analizzare la partita. Il Gela era reduce da tre sconfitte nelle ultime quattro gare, con un ambiente diviso tra chi giustifica le prestazioni opache della squadra biancazzurra e chi invece disapprova il rendimento e il gioco espresso dal complesso di Sorbello. Una situazione nel complesso non ideale.
Il Melfi attraversava un ottimo momento, con numerosi rinforzi che hanno reso i lucani di Castellucci altamente competitivi, un aspetto sottovalutato dalla tifoseria gelese. Ciò non toglie che la prestazione espressa dal Gela, specialmente nel primo tempo, s’è rivelata quasi inguardabile, con buona parte dei giocatori abulici e privi d’idee in campo, e con una confusione tattica non indifferente. Poco movimento senza palla, gioco assente sulle fasce, e troppi pericoli corsi in difesa con l’attaccante ospite De Angelis che ha sciupato due clamorose occasioni. E poi alcune scelte attuate dal tecnico poco condivisibili: innanzitutto Marco Comandatore, esposto per l’ennesima volta agli improperi del pubblico per qualche passaggio errato di troppo, frutto di uno schieramento del capitano in mezzo al campo che n’evidenzia i limiti in fase d’impostazione nelle gare casalinghe, dove occorre costruire l’azione.
E poi quel Corapi relegato in panchina, perché ritenuto fuori forma, ma poi rivelatosi decisivo nella ripresa, dopo il suo ingresso, capitalizzando la velocità e la classe che lo contraddistingue. Altre scelte hanno invece ripagato il tecnico, come l’impiego di Parlagreco al posto del senatore Berti, e l’italo-argentino ha offerto una prestazione molto positiva condita dalla splendida realizzazione che ha regalato i tre punti al Gela. Lo sciatto e insulso primo tempo della formazione biancazzurra ha pertanto giustificato la contestazione proveniente dalla tribuna e non dalla curva, una protesta finalizzata a dare la scossa ad una squadra priva di mordente e slegata in campo, motivo per cui nella ripresa Cirillo e compagni hanno mostrato un atteggiamento diverso che li ha condotti al successo. La reazione di Tuccio appare obiettivamente esagerata, nessuno può privare al tifoso di esternare il proprio disappunto, a maggior ragione nel momento in cui esso è motivato dalla brutta prestazione espressa dalla squadra per cui tifa. Al massimo si può obiettare sulla tempestività o meno della contestazione, per alcuni occorreva aspettare eventualmente la fine dell’incontro, ma i fischi servivano proprio a svegliare i giocatori, e il cambio di marcia nella ripresa forse è frutto della contestazione.
A Gela purtroppo piace complicarci la vita: la dirigenza sin qui si è rivelata abbastanza istintiva, e certe situazioni che costantemente si verificano nel mondo del calcio rientrando nell’ordine naturale, vengono enfatizzate oltremodo dal presidente Tuccio e dai suoi collaboratori, il tecnico Sorbello appare inoltre poco tollerante alle critiche, e i tifosi preferiscono non pagare il biglietto per poi prodigarsi principalmente nel contestare, anziché aiutare, la squadra e nel litigare tra loro per la stucchevole questione dei colori sociali, liquidata dalla dirigenza con un colpo di spugna apparso sinceramente poco equo. Occorrerebbe invece concentrarsi sull’obiettivo dei play-off cercando di rasserenare l’ambiente, e la polemica innescata con le dimissioni di certo non aiuta.
Per quanto riguarda le altre motivazioni elencate dal presidente nel comunicato, erano preventivabili le difficoltà che la nuova società avrebbe incontrato pagando, in termini di fiducia, i danni compiuti dai vecchi dirigenti, forse l’ingegner Tuccio ha peccato d’inesperienza confidando, a torto, in una neonata passione tra i tifosi, i commercianti e i politici dettata dalla nascita del nuovo club sportivo. Sperando che la vicenda non intacchi il morale della squadra, il Gela ci riprova domenica con l’altra lucana, il Potenza di Dellisanti, la cui panchina è attualmente più che traballante.
Reduci da due sconfitte consecutive, scivolati a metà classifica, i prossimi avversari attraversano un periodo-no pagando una campagna-acquisti invernale a dir poco deludente. Sette gli innesti, tra cui gli ex del Gela Tassone e Giugliano, ma l’apporto dei nuovi è stato minimo. E’ opportuno diffidare di una squadra ferita, potrebbe sempre rialzarsi e il Potenza ha i mezzi per reagire, ma il team gelese non può farsi scappare la possibilità di approfittare del calo manifestato ultimamente dai rivali. Sorbello recupera D’Aiello dopo la squalifica, anche Corapi torna dal primo minuto al posto di Di Franco, e si confida nel rientro, ancora incerto, dell’attaccante Ceccarelli.


Autore : Paolo Cordaro

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