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Corriere di Gela | I «numeri» dell’Adas
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notizia del 02/09/2004 messa in rete alle 18:31:40

I «numeri» dell’Adas

Ancora non siamo al traguardo sperato però quando si è arrivati a raccogliere 1572 sacche di sangue nel mese luglio contro le 2148 in tutto il 2003, si può senz’altro affermare che si procede a gonfie vele. Sono i numeri dell’Adas (Associazione Donatori Autonoma Sangue).
L' Adas rappresenta una delle realtà più vitali del volontariato a Gela.
Le sue origini risalgono ai primi anni '60, quando, con la costruzione a Gela dello stabilimento petrolchimico dell’Anic, tra i numerosi lavoratori convenuti si creò un primo gruppo di donatori volontari di sangue, che erano soliti recarsi ovunque vi fosse bisogno in Sicilia per compiere un gesto di solidarietà. Il loro numero nel corso degli anni è cresciuto fino a quando non è stata fondata l'Adas il 30 gennaio 1981.
Presidente è il dott. Felice Damaggio che, dimostrando uno spiccato intuito, ha avviato un modo nuovo di raccogliere sangue bussando alle scuole, alla fabbrica, ai club services, alle associazioni ecc. Luogo di raccolta del sangue quindi non più solo in Ospedale. Tutto in perfetta regola con l’equipe medica ed ogni supporto per consentire il prelievo.
Damaggio si è insediato nel settembre 2002 e da allora è stato un continuo crescendo nella raccolta delle sacche di sangue. Queste le cifre: anno 2002 n.1893 sacche; anno 2003 n.2148 sacche; fine luglio 2004 n. 1572 sacche.
Una cifra ragguardevole quest’ultima che proiettata a fine anno potrebbe portare ad una previsione di oltre 2600 sacche di sangue.
Intanto a settembre si comincerà la raccolta secondo il seguente calendario:
San Rocco (5 settembre),
Stabilimento (3 settembre), Ambulatorio dr. Pe-pe (7 settembre), Evangelici (26 settembre ?).
Ad ottobre si ricomincerà con le scuole superiori ed elementari.
Mentre ci siamo recati presso la sede dell’Adas per raccogliere alcuni dati abbiamo incontrato il vicepresidente Ugo Nalbone, uno dei primi se non il primo in assoluto tra i donatori di sangue. Abbiamo colto l’occasione per chiedergli di parlarci della sua esperienza di solidarietà.
– Quando ha iniziato a donare sangue?
“Moltissimi anni fa. E’ stato dentro il petrolchimico che allora si chiamava Anic. Allora riuscivo a donare tre-quattro volte al mese, mentre altri lo facevano si e non una sola volta. Non esisteva ancora una regolamentazione nazionale. Con quanto succedeva nello stabilimento con gli incidenti continui, la richiesta di un particolare tipo di sangue, mi ha spinto a promuovere l’iniziativa di creare un gruppo di donatori. Con il dottor Cannizzo avevamo avuto un approccio amichevole nel senso che quando aveva bisogno di sangue, lui si rivolgeva a me ed io così andavo in cerca di donatori. Per una decina d’anni si è proceduto così. Poi negli anni ‘80 è nata l’Adas”.
– Quale la molla che è scatta in lei inducendolo a diventare un donatore di sangue?
“La mia prima donazione l’ho fatta al mio professore di storia e filosofia quando ero studente al liceo ‘Ruggero Settimo’ di Caltanissetta. Quando il mio preside entrò in classe per chi era disponibile a donare del sangue, io mi sono fatto subito avanti senza pensarci su due volte”.
– Lei è anche fondatore dell’Adas?
“Si lo sono insieme ad Antonio Granvillano ed altri”.
– C’è qualche episodio di questi anni dedicati alla donazione che ricorda in modo particolare ed emozionale?
“Episodi moltissimi, ma uno in particolare mi desta sempre emozione ed ansia. Mi trovavo in ospedale a parlare col dottor Cannizzo. Quand’ecco presentarsi una mamma che era alla ricerca disperata di sangue per la propria figlia affetta fa thalassemia. Cannizzo fece cenno di rivolgersi a me. Mi volle condurre nella stanza dove era ricoverata la figlia e la trovai in uno stato preoccupante, col viso stravolto ed emaciato, quasi un cadavere vivente, con l’emoglobina molto bassa. La cosa mi toccò tantissimo. Promisi alla mamma che avrei fatto ogni possibile ricerca per portare alcuni donatori in ospedale. Allora non c’era la cultura della donazione ed era molto difficile trovarne. L’indomani contattai allo stabilimento alcune persone che andarono a donare. Dopo due giorni mi ritrovo di nuovo in ospedale e questa signora mi vede e mi invita di nuovo a rivedere sua figlia. Stentavo a credere ai miei occhi. Quella che due giorni prima era una donna morente ora era florida, bella e vitale. La trasfusione che aveva ricevuto le aveva donato la vita”.
– Cosa occorre fare per far crescere la cultura della donazione?
“Intanto occorre agire sui giovani e addirittura anche sui bambini entrando nelle scuole e agendo sui ragazzi si stimola anche la partecipazione dei genitori. Infatti è stato così alla ‘Luigi Capuana’ dove attraverso i bambini siamo giunti ai genitori. Andiamo adesso ovunque, alla Confcommercio, all’Agroverde, ai Club Services”.


Autore : Nello Lombardo

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