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Corriere di Gela | Le drammatiche ombre del passato
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notizia del 13/05/2009 messa in rete alle 18:21:04
Le drammatiche ombre del passato

La data del 25 Aprile, come ogni anno, è trascorsa producendo tutti gli “ordinari” scontri, immancabili nella giornata del ricordo della liberazione dalla dittatura imposta, in Italia, dal regime nazi-fascista.
Siffatta ricorrenza è, oramai, assurta a paradigma di un costante processo di rivisitazione: si afferma, infatti, l'esigenza di non presentarla sotto forma di festa dello schieramento vincitore, in grado di sconfiggere il blocco avversario, bensì di garantirne la massima neutralità, tutelando, in tal modo, tutti i componenti della fazione avversa, battuti sul campo ma non, evidentemente, negli schemi del pensiero attualmente predominante.
Quest'anno, addirittura, si è pervenuti fino al punto di proporne un significativo mutamento strutturale, incentrato sulla denominazione: da “Festa della Liberazione” a “Festa della Libertà”, con l'intento di mettere in rilievo un valore, quello della libertà, all'epoca dei fatti propugnato, comunque, da un unico fronte, quello risultato in fine vincitore. L'imperante spirito revisionista ha ottenuto, casualmente nel medesimo periodo della ricorrenza in esame, vasto spazio mediatico a seguito del disegno di legge n.1360, costruito da un eterogeneo schieramento politico, rivolto all'equiparazione tra vittime partigiane (insieme a quelle complessivamente causate dal regime fascista) e caduti della famigerata Repubblica Sociale Italiana.
A quanto è dato sapere sul tema, le molteplici proteste, popolari ed istituzionali, hanno indotto i principali fautori della proposta ad un drastico ripensamento, essenziale al fine di porre rimedio ad un vero attacco alla storia ufficiale, generalmente riconosciuta.
Ci si interrogherà sull'incidenza di un simile ragionamento sulla realtà locale, da sempre schierata, senza alcun fraintendimento, all'interno del fronte antifascista.
Purtroppo la memoria dei caduti nisseni (fra questi molti gelesi), non appare decisiva innanzi a taluni ambienti politico-militari, fermi nel sostenere convinzioni antistoriche.
Mentre, infatti, a Gela le massime autorità istituzionali si riunivano, insieme ad un vasto seguito civico, innanzi al monumento elevato alla memoria di tutti coloro che perirono a causa degli immani conflitti, a pochi chilometri di distanza i tradizionali canoni si invertivano radicalmente. Erano trascorsi solo tre giorni dalle celebrazioni del 25 Aprile, quando, entro le mura di una chiesa di Caltanissetta, quella di San Luca, il parroco, don Giuseppe Adamo, accogliendo la richiesta dell'Unione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana (nella persona del suo rappresentante provinciale, Salvatore Dell'Utri), celebrava una messa “in suffragio dell'anima di Benito Mussolini e di tutti i caduti della R.S.I., per l'onore dell'Italia”.
A molti potrà apparire come un gesto sfacciato e, in ogni caso, contrario alla morale della gran parte dei fedeli: certamente, aldilà di questioni intrinsecamente attinenti ai valori religiosi, l'aver consentito ad un gruppo di nostalgici del regime fascista e delle violenze da esso profuse di dare sfogo ai loro più reconditi sentimenti rappresenta un atto di espressa condivisione.
Come può giustificarsi, del resto, il ricordo di un uomo e di un sistema accomunati dall'obiettivo del potere ad ogni costo e del disprezzo per ogni espressione di diversità o dissenso?
Si concede, così, una forma di perdono nei confronti del mandante di migliaia di omicidi, tra le cui vittime vanno annoverate figure di rilievo del cattolicesimo sociale e militante.
Sarebbe a dir poco banale volersi discolpare richiamando contenuti biblici, come spesso capita all'interno degli ambienti clericali: le proprie condotte non possono essere occultate, ad esempio, dalla semplice citazione del vangelo di Luca “amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano”.
Se dal lato ecclesiastico, la stessa curia nissena non ha commentato l'avvenimento; nel versante politico si sono sommati interventi pienamente in sintonia con il tenore dell'accaduto appena descritto.
Pochi giorni addietro il senatore palermitano del PdL, Marcello Dell'Utri, già balzato agli onori delle cronache giudiziarie, ha sfruttato l'opportunità rappresentata da un'intervista giornalistica, per svolgere talune riflessioni attinenti la figura mussoliniana.
E' sufficiente riportare il testo di alcune sue esternazioni: “Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono. Non era affatto un dittatore spietato e sanguinario come poteva essere Stalin; trovo anzi Mussolini un uomo straordinario e di grande cultura, un grande scrittore alla Montanelli. Non è colpa di Mussolini se il fascismo diventò un orrendo regime, era solo una brava persona che ha fatto degli errori”.
Per tutto esiste un limite, intellettuale e di buon senso: ma ciò sfugge decisamente a coloro i quali, avendo acquisito ruoli strategici, ritengano di non dover rispettare vincolo alcuno, dando sfogo alle proprie convinzioni, tese a dileggiare i veri protagonisti dei processi di emancipazione ed autodeterminazione nazionali.


Autore : Rosario Cauchi

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