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Corriere di Gela | Fase di stanca in consiglio
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notizia del 13/11/2008 messa in rete alle 18:18:00
Fase di stanca in consiglio

Due sedute due per due deliberazioni due. Sembra lo slogan di un manifesto da circo equestre. Non vogliamo essere offensivi però non siamo molto distanti se prendiamo per buona una frase pronunciata da qualche consigliere quando afferma che il Consiglio comunale da qualche tempo a questa parte si trasforma in un palcoscenico dove ogni occasione è buona per lanciare invettive contro l’amministrazione Crocetta. Resta da chiedersi se le responsabilità stanno tutte da una parte o dall’altra. Un dato è certo che la popolarità di Crocetta è molto scesa nonostante il 65% di suffragi ottenuti in questo secondo mandato, dopo le accuse di immobilismo lanciate soprattutto dai suoi stessi alleati, il suo ex partito e persino dall’intero gruppo Pd. Naturalmente tralasciamo gli altrettanti attacchi del centro destra con in testa l’Udc. Evidentemente c’è qualcosa che non funziona nella gestione della cosa pubblica. Non si può negare, perché è sotto gli occhi di tutti, l’azione giornaliera che il sindaco svolge nella lotta alla mafia rischiando di persona, nella lotta per la legalità, ma è anche vero che molti dei suoi proclami rimangono tali e pecca di incoerenza politica e consequenzialità. E’ inoltre intollerabile per una cittadina di ottantamila abitanti la miriade di disservizi che si registrano e che vengono denunciati dai consiglieri comunali nelle loro interrogazioni e interpellanze che spesso rimangono lettera morta.
Di questi giorni circolano addirittura delle barzellette sulle nomine di sottogoverno e degli incarichi di consulenza effettuate da Crocetta. Una delle tante è quella che qualche assessore esce dalla porta e rientra dalla finestra con un altro incarico, ma c’è anche quella dell’incarico di sottogoverno che viene affidato ad un professionista orbitante in area di centro destra che risulterebbe incompatibile in quanto da legale difende un cliente contro il Comune.
Giovanna Cassarà del Pdci sulle scelte di Crocetta così si esprime: “Gliel’ho detto al sindaco che sono profondamente delusa. Le su sono scelte non condivise. Vero è che sul piano squisitamente giuridico può fare tutte le scelte che vuole, ma è anche vero che in una amministrazione come quella che dovrebbe indirizzarsi alla legalità, deve essere soprattutto etica e moralità. Non credo che nella fattispecie siano stati rispettati tutti i requisiti. Voglio ricordare il volantini che sottoscrisse contro gli inciuci e i trasformismi puntando il dito contro quelle persone che si definiscono voltagabbana e che continuavano a gestire i posti di sottogoverno o incarichi istituzionali che avevano ricevuto in quota centro sinistra. Perché non revoca quegli atti come fa in autotutela con altre cose illecite”.
Ma torniamo alla prima seduta consiliare, quella di lunedì scorso. Grande fermento tra i consiglieri di centro sinistra, tuoni e fulmini contro Crocetta per avere nominato responsabile del nucleo di valutazione Gianfranco D’Aleo e per insistere nel privilegiare corridoi istituzionali, con il chiaro riferimento al presidente del Consiglio Di Dio ed al presidente della Provincia Federico. La seduta è iniziata con più di un’ora di ritardo per via del protrarsi della riunione dei consiglieri della cosiddetta maggioranza, conclusasi con una presa di posizione netta e di dissociazione dalle iniziative politiche del sindaco. Era stato stilato anche un documento molto critico, ma poi si è soprasseduto ed è stato ritirato. Comunque è stato detto che le iniziative riguardanti incarichi di consulenza e di sottogoverno come quelle recenti, vanno rimosse al più presto e per il futuro non dovranno assolutamente più essere assunte. Se si devono offrire degli incarichi tecnici – affermano i consiglieri di centro sinistra – anche nell’area della maggioranza esistono provati professionisti che sono in grado di portare avanti gli incarichi professionali in questione. Ma le avvisaglie ed il malcontento strisciante non investe solo le nomine di sottogoverno, ma anche quello politico. Un documento politico firmato dal segretario del Pdci Anna Bunetto, da Giovanna Cassarà e dal consigliere provinciale Giovanni Cacioppo rappresenta una spina nel fianco a Crocetta. Che ci aspetta il sindaco a sostituire l’assessore Carmelo Romano dal momento che è stato dimissionato dal partito da tempo e che ora esiste anche un verdetto ufficiale del Pdci? Perché Crocetta disattende un deliberato di partito? A meno che secondo le sue vedute, al Pdci non spetta alcun assessorato. Allora se ne prenderà atto. “A noi era stato chiesto dal sindaco un ricambio assessoriale – afferma Anna Bunetto – per dare un certo rilancio alla sua giunta. Noi come partito lo abbiamo accettato facendo dei passaggi interni. Lui indicava come assessore la Cassarà e anche noi alla luce dei fatti politici l’abbiamo indicata ritenendo che questa sua nomina potesse servire ad un rilancio della coalizione”.
Sulla questione delle nomine di persone appartenenti all’area di centro destra, Anna Bunetto risponde in forma molto diplomatica. Da un canto sottolinea i grandi meriti di Crocetta e dall’altra giustifica quelle nomine. “Una coalizione ha vinto per governare – aggiunge – e per governare bene occorre governare anche con quella parte che non ti ha votato. Io ritengo che chi governa non concentra il potere tutto sulle sue mani. A mio modo di vedere non mi scaglio mai contro prima di vedere tutti i risultati”.
Come si diceva più sopra, dopo un’ora e mezza la seduta ha varato un solo atto: approvazione all’unanimità del regolamento delle strisce blu. A distanza di un anno il Consiglio fa marcia indietro e cambia la norma che prevedeva la sanzione di 3 euro e 50 da pagare entro le 24 ore per l’automobilista che aveva lasciato parcheggiata la propria auto sulle strisce blu senza avere esposto il tagliando di sosta. Nella elaborazione di questa norma i consiglieri facevano riferimento a situazioni analoghe nei comuni vicini. Ora bisognerà pagare 22 euro come prescrive il codice della strada. Nel regolamento è stata prevista anche la norma secondo cui il servizio di sosta a pagamento potrà essere espletato anche da una ditta privata previa installazione dei parchimetri e assorbimento del personale che già prestava servizio nella disciolta cooperativa che gestiva la sosta a pagamento. Per l’assessore La Folaga ha fatto bene il Consiglio ad approvare questa norma, tra l’altro raccomandata dal comandante Montana in conformità alla legge nazionale. “Per me i cittadini vanno educati e se necessario repressi – dice in proposito della multa di 22 euro in caso di trasgressione – non fa testo quel che succede a Vittoria dove si paga non più di tre euro in caso di trasgressione. Da noi le mezze misure non funzionano. Solo se si calca la mano dando pesanti sanzioni, i cittadini capiscono che le regole vanno rispettate”.
La seduta sciolta come al solito per mancanza di numero legale, è stata ripresa il martedì successivo ed anche qui il Consiglio ha approvato il punto riguardante gli equilibri di bilancio e poi si è sciolto nuovamente per mancanza di numero legale non appena si è trattato di votare i debiti fuori bilancio. A spiegarci i motivi di questo comportamento è Paolo Cafà. “Secondo me c’è un approccio culturalmente sbagliato rispetto ai debiti fuori bilancio – dice in proposito – forse molti sono consiglieri comunali di prima nomina con poca esperienza e pensano che questi debiti sono materia assolutamente rognosa e pericolosa. Si tratta di debiti che si trascinano da parecchio tempo e derivano dal fatto che quando il Comune ha previsto il servizio non ha previsto anche l’impegno spesa. Può darsi che il Comune in forza di una sentenza passata in giudicato ha sanato quella pendenza debitoria. Pertanto a quel punto i debiti fuori bilancio debbono essere necessariamente riconosciuti dall’Ente per il tramite del Consiglio. Alcuni consiglieri temono qualche trabocchetto, ma così non è perché il Consiglio ha il dovere di riconoscerli”. Il debito fuori bilancio su cui l’Aula doveva prendere atto, come ci informa Paolo Cafà, non era coperto da sentenza, per cui “può anche essere che non avendo qualcuno il coraggio di chiedere il ritiro della proposta di deliberazione ha preferito abbandonare l’aula e fare mancare il numero legale. Si sarebbe potuto posticipare quella proposta di deliberazione ed andare avanti”.


Autore : Nello Lombardo

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