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Corriere di Gela | La città col fiato sospeso
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notizia del 17/08/2005 messa in rete alle 18:15:54

La città col fiato sospeso

Ecco l’estate più lunga nella storia del calcio gelese, un’estate che avremmo voluto evitare, costellata di ricorsi, appelli, pareri, sentenze, e con una posta in palio altissima per molte società, la sopravvivenza nel calcio professionistico. Escluso dalla Covisoc e dalla Coavisoc, il Gela ha pre-sentato ricorso alla Camera di Conciliazione del Coni, terzo e ultimo grado di giudizio sportivo, e tale organo esaminerà il reclamo lunedì prossimo, fornendo il responso finale, e qualora fosse negativo, si potrà ricorrere ai due gradi di giudizio amministrativi, prima presentando appello al Tar del Lazio, la cui terza sezione si riunirà il 28-29 luglio, e infine, in caso di nuovo responso negativo, al Consiglio di Stato che valuterà i reclami nel periodo che va dall’1 al 6 agosto. Dopodichè non sarà più possibile presentare ricorsi, e in tal caso saranno composti i gironi e successivamente redatti i calendari agonistici, passaggi che avverranno tardivamente costringendo ancora una volta le società ai salti mortali per prepararsi adeguatamente ai vari campionati. Fatiche che i nuovi proprietari del Gela, il ds Ferrante, l’assessore allo sport Donegani e il sindaco Crocetta vorrebbero risparmiare al club, motivo per cui, oltre all’ingente lavoro svolto nelle ultime quattro settimane, al fine di anticipare la riammissione del Gela al campionato ci si è affidati, dal punto di vista legale, al miglior avvocato italiano nel settore sportivo: Mattia Grassani. Per il sindaco, uomo che, una volta prefisso un obiettivo, non lesina energie nel tentativo di conseguirlo, è diventata una questione d’orgoglio, e non a caso ha assoldato il numero uno, quel Grassani che ha difeso vittoriosamente il Catania due anni fa, ottenendo la riammissione degli etnei in serie B, per poi difendere la Juve (nel processo per doping), e in questi giorni tenta pure di salvare il Genoa dalla condanna per illecito sportivo. Grassani difende anche la Spal e il Perugia, anch’esse non ammesse al campionato rispettivamente di C1 e B, e dunque in questo periodo sta moltiplicando gli sforzi.
Siamo in buone mani, verrebbe da dire, e di conseguenza cresce la fiducia su una possibile riammissione del Gela in C1 (o eventualmente in C2, essendo stata inoltrata anche la richiesta d’adesione al Lodo Petrucci in caso d’esclusione), considerato che, oltre all’ottimo legale che difende il club giallo-rosso, la società può vantare, in qualità di garante, l’amministrazione comunale nella persona del sindaco Crocetta e dell’assessore Donegani.
Avremmo apprezzato anche un appoggio da parte della provincia e soprattutto della regione, con il presidente Totò Cuffaro che, con poca eleganza, ha unicamente preso a cuore le sorti del Messina, dimenticandosi del Gela. La probabile candidatura di Crocetta alla carica di presidente della Regione non può giustificare un atteggiamento del genere da parte di Cuffaro, il quale avrebbe dovuto mettere da parte il suo antagonismo politico per tutelare la sopravvivenza del calcio professionistico in Sicilia. Un discorso eti-co che lascia indifferenti molti politici, maggiormente concentrati nel perseguire i propri interessi e non quelli della collettività che rappresentano. Tanti tifosi del Gela si sentono abbandonati, e credono inoltre in una congiura ordita dalla Lega nei confronti del club. E anche su questo punto è opportuno aprire un altro discorso, ben più importante: è giusto o no che il Gela sparisca dall’ambito professionistico? O meglio, è giusto che chi da anni non paga tasse e contributi possa ogni volta usufruire di un àncora di salvataggio, e chi invece regolarmente paga e compie sacrifici deve subire l’onta della retrocessione o perdite economiche non indifferenti? Tutti vorremmo la salvezza del Gela, ma è un discorso egoistico, che supera i confini di ciò che è lecito e ciò che non lo è. Che la Lega voglia affossare il Gela è probabile, che la Covisoc e la Coavisoc abbiano dato una lettura superficiale al ricorso presentato dai nuovi dirigenti è altrettanto probabile, ma provate a mettervi nei panni di chi gestisce questa difficile situazione, subendo la pressione di quelle società che pagano regolarmente e si sentono prese in giro. Basti pensare a quanto accadde l’anno scorso: il Gela rischiava di non iscriversi, e il presidente della Lega Macalli, pur essendo a conoscenza della situazione debitoria del club, favorì l’iscrizione della società, persuaso dall’arrivo di due giovani imprenditori posti alla guida della società proprio dal sindaco Crocetta, ancora non a conoscenza dell’inganno che era stato perpetrato ai suoi danni. E’ trascorsa un'altra stagione, il Gela è in C1, ma i debiti sono aumentati, alcuni discorsi poco edificanti relativi al club hanno avuto una ribalta nazionale rovinandone la reputazione, e si prova a voltare pagina con nuovi imprenditori, conosciuti in città per la loro serietà e professionalità: il sindaco e i tifosi fanno leva su quest’ultimo aspetto, ma Macalli non si fida più, non conosce i nuovi proprietari e crede che la generazione dei Fraglica, Cammarata e Romano si accinga a proseguire. Così come lascia indifferente il conseguimento della rateizzazione dei debiti, un passaggio attuato in questa fase da molte società in crisi, le quali però in seguito continuano a non pagare i debiti: d’altro canto già da mesi avevano avvisato tutti, affermando che questo sarebbe stato l’anno della tolleranza zero, e che i soliti escamotage per evitare l’esclusione dai tornei (passaggio di proprietà, rateizzazione dei debiti con pagamento parziale, liberatorie conseguite all’ultimo istante con pagamento tramite assegni postdatati) non avrebbero addolcito il cuore di chi è stanco di questa mentalità truffaldina.
Un appunto grave però può essere mosso alla Lega: è giusto condannare chi non paga allenatori, giocatori e le tasse, ma non devono esistere figli e figliastri, con alcune società che per motivi puramente politici od economici vengono tutelate sebbene meritevoli di fallimento, e altre società, meno forti in seno al Palazzo, liquidate in un baleno. O tutti o nessuno. In attesa delle decisioni della Camera di Conciliazione, il direttore sportivo Nicolò Ferrante nel frattempo è rimasto bloccato, non potendo allestire l’organico, ed è sfumato inoltre l’accordo verbale con Sasà Campilongo, avendo il tecnico campano rinnovato, in settimana, il contratto con la Cavese dopo aver invano aspettato novità positive sul futuro del Gela. Come se non bastasse, la squadra continua a perdere i pezzi: Davide Morello è andato all’Arezzo in serie B, e farà la riserva dell’ex-portiere del Milan Pagotto, Feliciello, stanco di aspettare, si è accasato alla Sanremese in C2, con i liguri che hanno acquistato pure il dominicano Espinal, attaccante che il Gela non ha potuto tesserare nella passata stagione per motivi burocratici. Anche Montalbano ha firmato con il Pisa di Domenicali. In porta, dunque, rimane a disposizione il solo Castelli, in difesa è rimasto soltanto Comandatore, a centrocampo Berti, Unniemi, Carboni, Levacovich (ma con quest’ultimo bisogna raggiungere l’accordo) e forse Mazzocchi, mentre l’attacco annovera ancora Abate tra le proprie fila. E’ chiaro che dovranno giungere almeno 5-6 titolari, conferendo priorità ad elementi di categoria o comunque reduci da ottime stagioni in C2. La panchina sarà arricchita con qualche giovane elemento molto promettente. Anzitutto bisogna però scegliere il nuovo allenatore, e l’incertezza sul futuro del Gela rischia di costringere Ferrante ad affidare la squadra alla quarta-quinta scelta. E’ probabile che alla fine venga accordata fiducia ad Andrea Pensabene, ex-tecnico d’Isernia ed Igea Virtus, al quale però difetta totalmente l’esperienza in C1, un handicap che viene preso in seria considerazione dal direttore sportivo del Gela.
Il Gela andrà in ritiro a Castel di Sangro, in provincia de L’Aquila, dal 27 luglio al 12 agosto.


Autore : Paolo Cordaro

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