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Corriere di Gela | An vuole le dimissioni; il sindaco risponde picche
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notizia del 10/05/2005 messa in rete alle 18:05:24

An vuole le dimissioni; il sindaco risponde picche

Giornata movimentata quella di giovedì scorso. Il giorno prima le dichiarazioni roventi di Rocco Licata, segretario della sezione Pertini dei Ds e socio della G.G. Lavori Srl con cui denuncia di essere stato oggetto “di attacco proditorio” ed accusato “di essere impresa mafiosa da parte del primo cittadino. Quindi una conferenza stampa a tutto spiano di Alleanza Nazionale che chiede al sindaco chiarezza su quelle che chiama “faide all’interno del centro sinistra” e conclude con un invito alle dimissioni per il suo bene e per la città. Dopo questo can can non poteva mancare la risposta del sindaco che non si è scomposto più di tanto ed anche lui in una conferenza stampa convocata nella tarda mattinata ha risposto punto per punto agli attacchi sferrati sia da Rocco Licata che da Alleanza nazionale.
“Io ho un dubbio – ha detto Franco Liardo consigliere comunale di An che assieme al commissario Giuseppe Migliore, all’ex assessore di centro destra Cascino e il consigliere di An Angela Galioto si erano presenati in conferenza stampa – che è lo stesso di quello che permane in tutti i cittadini di Gela. Sembra che ci sia in atto una faida all’interno del centro sinistra. Non sappiamo se si tratta di faida tra partiti o tra personalità politiche di spicco. E’ chiaro che c’è un utilizzo di questo teorema sull’utilizzo della moralità, legalità ed altri principi molto distorto e che l’Amministrazione Crocetta non sta vivendo un clima sereno. Il sindaco ha fatto delle dichiarazione sicuramente importanti, ha tracciato un percorso che noi rilanciamo. Noi chiediamo che non si fermi a quelle dichiarazioni ma vada oltre, le faccia nelle sedi istituzionali. Deve dare certezze alla città - e andare a dire nomi e cognomi di quei personaggi politici a cui lui si riferiva quando ha detto che anche forze progressiste si sono ridotte a fare intreccio con affari e quindi il riferimento ad una imprenditoria malsana. A questo punto noi vogliamo sapere quali sono queste forze. A meno che non si vogliono utilizzare questi strumenti per delle beghe interne”.
E’ circolata voce che si chiedessero le dimissioni di Crocetta da sindaco o che si stesse pensando ad una mozione di sfiducia. Ma su questo problema Liardo ha così affermato:”Sulla mozione di sfiducia po-tremmo anche farci promotori, ma su questo occorre un ragionamento più ampio con la coalizione intera se condivide certi percorsi o meno. Le dimissioni sono invece un atto politico di natura diversa e provocatoriamente affermo che le dimissioni di Crocetta con le conseguenti elezioni, forse convengono anche a lui. Infatti qualora dovesse spopolare, così come è lui convinto di fare anche a prescindere dai partiti, potrebbe mettere un paletto a tutte le minacce che quotidianamente leggiamo sui giornali e mi riferisco a Primavera siciliana che vuole questo o quest’altro; ai Verdi, a Donne e Libertà, dai Comunisti italiani, il suo stesso partito.
A questo punto le dimissioni sono un atto politico che noi chiediamo e che è una questione interna tutta del centro sinistra dove si dimostra che a livello nazionale hanno fatto “l’Unione” di nome ma a Gela e in provincia l’unione non è né di nome né di fatto”.
Angela Galioto ha rincarato la dose affermando che esiste allo stato una discrasia tra il sindaco ed il resto dei partiti politici. “Quando il sindaco – ha affermato la Galioto – coraggiosamente, ed è un atto che abbiamo molto apprezzato, accusa lo schieramento progressista di avere rapporti malsani con il mondo criminale, al tempo stesso però non precisa come riesce ad avere rapporti di go-verno con questi. C’è una contraddizione. Che senso ha avere un sindaco impegnato su quel fronte a tutto campo mentre altri hanno atteggiamenti di ritrosia”.
Quando i giornalisti si sono seduti attorno al tavolo delle conferenze nell’ufficio del sindaco, non tutte le testate giornalistiche erano presenti. Alcune, dopo al conferenza stampa di An se ne erano andate e si attardavano ad arrivare per la seconda puntata: quella del sindaco. Una rapida telefonata del primo cittadino e di lì a poco la presenza di tutti era assicurata. A detta dei suoi collaboratori il sindaco non era di buon umore e lo si vedeva dalla sua maschera facciale. Ostentava un sorriso forzato e non c’è da dargli torto bersagliato come è di attacchi da destra a manca. Qualcuno dice che non resisterà ancora molto, ma appena abbiamo visto iniziare la sua conversazione con la lucidità che lo ha sempre caratterizzato ha smontato punto per punto le contestazioni di cui è stato oggetto. E se ci si aspettava un sindaco spento e stanco per i continui attacchi cui è fatto oggetto, si è sbagliato di grosso. Quali sono state le conclusioni del botta e risposta tra An e Crocetta? Sicuramente un modo diverso di concepire politica, questione morale e legalità.
Questo in sintesi il contenuto della conferenza stampa del sindaco.
“Se c’è qualcuno che sta strumentalizzando questa vicenda in termini politici è proprio Alleanza nazionale che continua a non de-nunciare nulla. Non mi risulta che in questa città qualcuno abbia mai fatto nomi e cognomi, denunciato fatti e circostanze. Questa amministrazione e questo sindaco da due anni che sono in carica hanno denunciato a 360 gradi. Abbiamo iniziato con la questione legata alle manutenzioni, poi le possibili infiltrazioni all’interno della macchina comunale attuando anche provvedimenti di rotazione del personale toccando intoccabili che nessuno aveva avuto il coraggio di toccare. Nei comizi abbiamo fatto i nomi pubblicamente, fatto totalmente inedito in questa città. Vorrei ricordare la battaglia dell’acqua e del signor Di Vincenzo, responsabile provinciale dell’Assindustria sul quale non mi pare che An abbia mai detto qualcosa. Noi siamo riusciti a determinare un cambiamento che ha portato ad una nuova presidenza dell’Assindustria. Un percorso al quale ha anche partecipato il consigliere Franco Liardo. E se lui all’interno dell’Assindustria ha potuto fare sentire la voce libera degli imprenditori di questa provincia, lo ha potuto fare grazie alla battaglia che ha fatto questo sindaco. Per cui ci troviamo veramente di fronte a ragionamenti che non hanno alcun fondamento. Voglio anche ricordare il problema degli appalti al petrolchimico, quello delle cordate e delle turbative di gare, quello delle infiltrazioni nei subappalti. Politicamente non ci siamo limitato alla denuncia che ha fatto diventare questa città come uno degli avamposti della legalità nella nostra regione, tant’è che il ruolo che sta svolgendo questa amministrazione non viene riconosciuto solo a livello dei cittadini di Gela, che con entusiasmo aderiscono al programma di rinnovamento e di lotta democratica, ma viene anche sottolineato da tribune regionali, nazionali ed europee, che danno ampio spazio alla lotta per la legalità che non ha altri equivalenti in Sicilia. Dire a me di fare i nomi è veramente mascherarsi sotto un alone di ipocrisia e fare finta di non averli mai sentiti. Sanno che è una bugia e con le loro affermazioni sanno di mentire.
I nomi li ho fatti pubblicamente quando avevo certezze e quando non ne avevo, li ho fatti nelle sedi opportune perché si indagasse e continuo a farle. Non c’è una irregolarità che questo sindaco no denunci correttamente alle forze dell’ordine, alla magistratura e in tutte le sedi competenti. Su tante cose si è potuto fare chiarezza grazie a questa azione forte. Stiamo lavorando per la costituzione di una associazione antiracket. C’è una città dove la gente, grazie al ruolo di amalgama che svolge l’amministrazione comunale ed il sindaco in prima persona, sta assistendo a fatti totalmente inediti nella storia della nostra città: come denunciare gli estortori, gli usurai, le turbative. Una lotta per la legalità e contro la mafia che viene condotta senza precedenti e vorrei anche ricordare le intercettazioni avvenute con minacce e pericoli per la mia incolumità fisica. Per cui cosa ci si aspetta dalla politica in questo contesto? Sicuramente la solidarietà. An invece di attaccare la mafia, attacca chi fa l’antimafia e questo è immorale e politicamente scorretto. Se qualcuno pensa che i nomi non li abbia fatti, non solo si sbaglia di grosso, ma rischia veramente delle denunce per diffamazione. Posso provare sedi, momenti circostanze in cui ho presentate denunce circostanziate rispetto ai fatti anomali che io ho riscontrato. Sui subappalti non ci siamo limitati a fare chiacchiere. Abbiamo messo, primo comune in Sicilia, una clausola che obbliga già in fase di gara di specificare con quale impresa si intendono effettuare i subappalti e da quale impresa si intende noleggiare i mezzi. Se qualche imprenditore per una questione psicologica tende ad identificarsi in questo schema di turbative da me annunciato, non sono io che l’ho diffamato. E’ un gioco di proiezioni che non mi interessa. Voglio tornare ora alla questione Tribunale. Su questa questione penso di avere molte carte.
Nell’agosto del 2004 l’impresa Celi mi sottopose un curriculum relativo a chi dovesse subire questo appalto. Allora dissi all’impresa che trovavo del tutto inopportuno che la stessa impresa gestisse attualmente sistemi consistenti di subappalti, come quello del palazzetto dello sport della Provincia, adesso quello del palazzo di giustizia ed altri appalti in città. La ritenevo una concentrazione eccessiva di potere che danneggiava gli altri imprenditori. Quindi facevo un discorso sano di interventi equilibrati. L’impresa Celi volle procedere ugualmente nonostante il mio dichiarato dissenso comunicato all’impresa in presenza di testimoni. Dopo avere chiarito la questione pensavo che l’impresa Celi stesse valutando chi altri potessero andare a fare quei lavori. Io posso dire che ci sono stati soggetti al limite del fallimento chiamati dall’impresa per eseguire alcuni lavori e non mi riferisco alla G. e G., e che hanno rifiutato il lavoro. Posso fare nomi e cognomi che mi riservo di farli nelle sedi opportune perché non vuole compromettere indagini. Se qualcuno cerca di farmi pronunciare questi nomi per fare avvertire i mafiosi, si sbaglia di grosso. In questo gioco non ci casco. Però sono sicuro di queste turbative avvenute e di questi condizionamenti. Sono pronto a riferire, qualora non lo avessi ancora fatto, agli organi giudiziario. Il 22 dicembre scorso o il giorno successivo, in occasione di una cena fatta nei cantieri di lavoro del palazzo di giustizia venni invitato dai lavoratori per festeggiare il Natale. Cominciai a notare che c’erano una serie di personaggi che non erano stati dichiarati in nessun appalto. Si trattava di imprenditori e non di operai e non riuscivo a capire come alcuni imprenditori potessero stare lì quando non rientravano nelle carte ufficiali del Comune. Della vicenda interessai il direttore dei lavori, si fece una accurata ricerca e si pose il problema dei paletti. Chiaramente, se c’erano state imprese che avevano presentato un pool di imprenditori, un certo modo di operare all’interno del cantiere, e questo non era trasparente per la partecipazione di personaggi non dichiarati, è chiaro che noi dovevamo prendere le nostre precauzioni.
Ed eccome le prendemmo, tant’è che il direttore dei lavori pose il cartellino con il quale si imponeva a tutte le persone che venivano nel cantiere di essere iscritte regolarmente nel libro matricola, chiedere l’autorizzazione al direttore lavori, ecc. Dopodichè alla luce di questi controlli il signor Licata viene da me chiedendomi perché io ce l’avessi con lui. Gli dissi che non ce l’avevo con nessuno. Gli avevo semplicemente detto che il direttore dei lavori non faceva entrare nel cantiere chi non era dichiarato. E lui non risultava tra i soci della società, per cui il direttore dei lavori si chiedeva perché lui dovesse entrare in quel cantiere.
La Celi, stanca di queste questioni non chiarite richiese al comune di potere sostituire l’attuale impresa G e G con un’altra impresa. Noi per legge siamo obbligati a chiedere informativa antimafia e il tempo di acquisire le necessarie informazioni ed il 28 aprile si è arrivati alla rescissione del contratto. Quindi è inutile che Alleanza nazionale pesca ne torbido parlando di questione all’interno dei ds. Non c’è nessuna questione tra i Ds, né tra il sindaco e i Ds. Tant’è vero che il responsabile nazionale della politica degli enti locali dei Ds, ossia il senatore Angius mi ha citato cinque volte riferendosi ai miei interventi sulla questione degli appalti, affermando che le proposte da me fatte in materia di appalti e subappalti sono un terreno sicuramente utile per la lotta alla mafia in Sicilia. Non solo, su una riunione del centro sinistra che abbiamo fatto l’altro giorno, tutti i partiti del centro sinistra e i Ds soprattutto, hanno sostenuto che se ci sono interventi da fare nell’ambito di rescissioni all’interno degli appalti, queste vanno fatte con estrema tranquillità. Che il signor Licata cerchi di trovare gli argomenti per potere sviluppare un processo nei miei confronti per diffamazione, è completamente fuori strada perché prima di tutto non l’ho mai citato come persona e poi a me nelle carte non risultava nessun rapporto suo personale all’interno delle aziende e degli appalti di cui avevo parlato. Tra l’altro la dichiarazione del controllo mafioso dei subappalti si riferisce ad un contesto totale in cui parlavo di imposizione dei mezzi, delle forniture, dei subappalti. Se poi qualcuno cerca di volersi identificare in queste situazioni, sono fatti suoi personali. Io correttamente il suo comunicato stampa l’ho trasmesso alle autorità competenti perché indagassero su quelle affermazioni. La questione grave, seria infine devo dire è l’atteggiamento di Alleanza nazionale che non solo non fa nessun attacco alla mafia, ma cerca di attaccare e screditare continuamente un sindaco che ormai in Italia viene considerato, e non solo dal centro sinistra, un esempio della lotta contro la mafia”.


Autore : Nello Lombardo

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