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Corriere di Gela | Università a Gela, ultimo appello
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notizia del 12/04/2008 messa in rete alle 17:57:34

Università a Gela, ultimo appello

In un articolo su “La politica e l’Università a Gela”, apparso sul “Corriere di Gela” del maggio 2007, identificavo tre tipologie di studenti per le quali il decentramento didattico dell’Università di Catania nella nostra città ha rappresentato e rappresenta un’opportunità unica per coronare il sogno, altrimenti irrealizzabile, di conseguire una laurea, ovvero di esercitare il diritto allo studio. Era in corso la campagna elettorale per le elezioni comunali e cercavo di sensibilizzare i candidati ed i cittadini in genere alla necessità di sostenere, ciascuno a suo modo, l’esperimento dei corsi decentrati a Gela.
A quasi un anno di distanza ci ritroviamo sotto altre elezioni e con il problema dell’Università a Gela irrisolto, o meglio avviato verso la soluzione peggiore: la fine di tutto. A luglio scade la convenzione tra la Provincia di Caltanissetta e l’Università di Catania e, poiché sembra mancare la volontà politica di continuare un’esperienza che da quasi dieci anni ha dato dei risultati estremamente positivi in termini di successo scolastico (come dimostrano soprattutto le numerose lauree con lode conseguite anche nelle recenti sessioni di fine marzo e inizio aprile 2008), centinaia di studenti gelesi rischiano o di doversi trasferire per forza a Catania o di ritrovarsi nell’impossibilità di proseguire gli studi. Per rendersi conto del fatto che la seconda e più sciagurata alternativa coinvolgerà la maggioranza degli studenti di Gela, basta dare uno sguardo alla classificazione “sociologica” che proponevo nell’articolo citato: «1) c'è il giovane neodiplomato (...) che, avendo alle spalle una famiglia con un reddito molto basso, avrebbe molte difficoltà a sostenere i costi di vitto e alloggio in una città universitaria. In genere questo tipo di studente non prosegue gli studi e rimane a casa.
Il decentramento didattico a Gela offre a queste persone la possibilità di non arrendersi al disagio economico (chi scrive sa bene di cosa parla); 2) c'è il giovane neodiplomato non particolarmente brillante che, pur potendosi permettere la normale vita universitaria fuori sede, sceglie di frequentare le lezioni a Gela perché si rende conto che qui, grazie alla figura del Tutor, è seguito puntualmente e può affrontare più agevolmente lo studio, rendendo così più probabile il proprio successo scolastico (...); 3) ci sono infine i padri e le madri di famiglia che, avendo in passato dovuto abbandonare gli studi per i più svariati motivi, colgono l'occasione del decentramento didattico a Gela per tornare a studiare e cercare di conseguire un titolo di studio accademico o per soddisfare un semplice bisogno cognitivo o per spenderlo nel campo lavorativo per un avanzamento di carriera. Come è evidente, quest'ultima categoria di persone non avrebbe potuto iscriversi all'Università senza il decentramento, perché chi ha un lavoro e una famiglia a Gela non potrebbe mai frequentare le lezioni a Catania (o in un'altra sede universitaria)». Come risulta evidente, la fine del decentramento didattico a Gela, che la miopia socio-culturale delle istituzioni politiche locali sembra rendere sempre più probabile, equivarrebbe a una condanna senz’appello per la prima e la terza categoria di studenti, mentre la seconda andrebbe a foraggiare le statistiche (in Italia semplicemente apocalittiche) dell’insuccesso scolastico. Da tutor di discipline filosofiche e linguistiche nel corso di laurea in Scienze della Comunicazione, ho avuto modo in questi anni di vivere dall’interno l’esperienza del decentramento didattico e di toccare con mano il tesoro di risorse umane custodito dagli studenti di Gela, che riesce ad emergere malgrado le enormi difficoltà logistiche in cui si è svolta l’esperienza universitaria nella nostra città (mancanza di una sede vera, mancanza di una biblioteca e pressoché totale mancanza delle attrezzature più indispensabili). Parlando in questi giorni con gli studenti del penoso scenario di indifferenza politico-istituzionale che li circonda (e che si spera venga al più presto sostituito da un interesse fattivo da parte di chi ha in mano la gestione della cosa pubblica), ho raccolto alcune testimonianze scritte che ben esemplificano le suddette categorie di studenti che usufruiscono del decentramento didattico a Gela.
«Che dire di coloro che come me hanno una famiglia e hanno di conseguenza delle responsabilità diverse dai colleghi e si trovano impossibilitati a frequentare i corsi a Catania? La mia come quella di altri è una situazione nella quale gli impegni, del marito, dei figli, del lavoro ti porta ad avere orari e tempi limitati e diversi rispetto agli altri. L’università a Gela per me e i colleghi rappresenta, e speriamo che continui a rappresentarlo anche in futuro, una concreta opportunità senza la quale sarebbe stato tutto più difficile, non avremmo potuto portare a termine i nostri obiettivi e soprattutto non saremmo potuti crescere culturalmente. Sono al terzo anno e ciò potrebbe indurmi ad uno stato di indifferenza, visto che ormai ho seguito tutti i corsi; invece sento una sorta di dovere verso tutti coloro che hanno lavorato per noi e mi auguro che il problema da noi sollevato riguardo le future sorti dell’università venga ascoltato ma soprattutto risolto. Come cittadina gelese sono abituata a sentire false promesse e impegni presi da parte del politico di turno e non portati a termine, ma spero che come futuro genitore possa almeno sperare che le cose cambino per non far incorrere i nostri figli nello stesso vortice nel quale ci siamo venuti a trovare non certo per nostra scelta. Sono convinta che l’evoluzione di un popolo la si possa raggiungere solo grazie ad un miglioramento culturale, non certo condannando e criticando gli errori degli altri, ma soprattutto confido nel miglioramento del decentramento universitario perché è l’obiettivo comune nella realizzazione del quale tutti insieme dobbiamo cooperare, cittadini e istituzioni insieme» (Sara Duchetta).
«La vita degli esseri umani scorre sul filo delle opportunità che gli vengono offerte, ma spesso anche negate, dal contesto socio-culturale in cui si vive. Ho accolto con entusiasmo l’offerta formativa del corso universitario in Scienze della Comunicazione, perché ritengo che gli strumenti formativi che plasmano – si spera in positivo – la società si veicolano attraverso un corretta e seria comunicazione. La storia ci insegna che nel corso dei secoli i luoghi che proponevano un’adeguata offerta formativa hanno avuto una maggiore crescita economica e culturale. Non posso non manifestare la mia contrarietà rispetto all’eventualità che questi corsi chiudano, perché “sarebbe come bendare un uomo cieco” o ancor più ”togliere dell’acqua agli assetati”. Questo è un territorio che nel corso degli ultimi anni ha vissuto momenti difficili. Una società che combatte giornalmente per cercare di alzare nuovamente la testa e per affermare il concetto di legalità non può essere privata del suo più funzionale strumento. La cultura accresce la conoscenza e forgia le coscienze, regolando i comportamenti per un corretto vivere sociale. Questo territorio non può e non deve pagare il caro prezzo dell’indifferenza e del disinteresse; questi corsi, oltre ad avere un forte impatto sociale, offrono una grossa possibilità alle famiglie meno abbienti e a coloro che non possono frequentare i corsi di laurea negli atenei centrali per ovvi motivi di lavoro»
(Gianluca Gallo, 35 anni, dipendente Eni).
«Sono ormai quasi tre anni che vivo l'esperienza del decentramento didattico dell'Università di Catania a Gela. Sono uno studente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione che indubbiamente può testimoniare l'importanza dell'operazione culturale portata avanti con successo dall' Ateneo catanese con la Provincia regionale di Caltanissetta. Oltre il rapporto ottimale che matricole e studenti hanno instaurato con i docenti di cattedra della Sede-madre (cosa che a Catania difficilmente avviene poichè in un’aula di 80 persone sei solo un numero di matricola), un buon lavoro con risultati eccellenti lo si è svolto con gli assistenti dei titolari di cattedra e i tutor locali. Negli otto mesi vivi (fatta eccezzione del periodo estivo) di un anno accademico vi sono mesi in cui gli studenti per via di esami, registrazioni materie e operazioni di segreteria si recano nel capoluogo etneo, ma vi sono quattro-cinque mesi pieni in cui lo svolgimento delle lezioni nella nostra città diventa particolarmente vantaggioso anche per gli studenti che vengono dal comprensorio nisseno (Mazzarino, Butera, Niscemi). Oltre all'operazione culturale, un fattore non trascurabile soprattutto per Gela è l'apporto economico che questi pendolari contribuiscono a dare, poiché, come tutti noi, acquistano libri e frequentano la mensa convenzionata (per non dire parlare di tutto ciò che è di prima necessità e che acquistano nei vari punti vendita). Sostengo che il rinnovo della convenzione sia, dopo questi anni di lotta, una scelta importante a livello sociale per la nostra cittadina, dato che Gela può e deve essere predisposta per una svolta culturale (che possa anche modificare certi stereotipi ancora oggi presenti)»
(Frabrizio Internullo).
«Un percorso formativo importante, quello del decentramento universitario a Gela, che, dopo una lunga esperienza, rischia di esserci strappato via. Sono una giovane studentessa del decentramento gelese, iscritta al terzo anno del corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Questa esperienza è fondamentale per me e moltissimi altri studenti, per questo intendo citare alcuni punti della mia visione personale. L’università nella città in cui vivo mi ha permesso di realizzare il percorso che probabilmente non avrei potuto fare in altre città. Al di là dei motivi economici e di lavoro che non mi permettono di seguire gli studi altrove, vorrei soffermarmi su altro. Posso senza dubbio definire il nostro decentramento una famiglia un po’ allargata in cui siamo a contatto diretto con altri giovani. Posso seguire le lezioni senza essere solo una matricola, ma una studentessa identificata per nome da docenti, responsabili e colleghi. Negli anni ho incontrato docenti aperti, disponibili e pazienti che non sono stati solo tali, ma persone che mi hanno consigliato e, se necessario, aiutato. Un banale esempio che forse rende meglio l’idea di quello che è il nostro decentramento a Gela è la lezione. È improbabile che ad una lezione seguita da 300 studenti io possa rivolgere facilmente una domanda al docente. Questo non avviene nel nostro decentramento, in cui invece posso avere chiarimenti e spiegazioni. Questo è solo un aspetto di ciò che io intendo per “famiglia allargata”»
(Martina La Gristina).
«La mia esperienza presso il distaccamento didattico di Gela non inizia subito dopo il diploma, anzi ricordo che nella mia mente non era presente nemmeno l’ipotesi di poter frequentare i corsi universitari nel mio paese. Da un lato volevo andare via, ma dall’altra parte c’era qualcosa a trattenermi. È stato poi il destino che, facendomi vivere delle esperienze che mi hanno fatto crescere e che mi hanno donato “la mia dimensione”, mi ha condotta fino a qui. Fu perciò cosi che decisi di iscrivermi in Giurisprudenza ad Enna, facevo la pendolare, ma non ero soddisfatta, il solo pensiero di dovermi recare lì mi faceva star male, e per questo decisi di lasciar perdere tutto. Nel periodo seguente ho anche avuto un esperienza lavorativa, che comunque, nonostante ci avessi messo l’anima, non è andata a buon fine. Cominciò dunque per me un periodo negativo in cui stavo male con me stessa perché le mie giornate erano tutte uguali, nella mia vita non c’era nulla fuorché gli affetti, mancavano degli interessi, degli svaghi, qualcosa di solo mio. Poi un giorno, per caso, nel momento in cui meno me lo sarei aspettata, mi consigliarono di iscrivermi in Scienze della Comunicazione a Gela, evitando così i viaggi o un trasferimento, soprattutto per avere la possibilità di poter conseguire una laurea. Allora intrapresi questa strada, anche se con non pochi problemi all’inizio, problemi di inserimento, problemi col primo esame che ho dovuto affrontare tre volte. Poi però giorno dopo giorno, lezione dopo lezione, esame dopo esame, ho veramente realizzato che questo è il mio mondo, qui ho trovato delle persone fantastiche, delle amicizie, qui sto per realizzare il traguardo della laurea.
Se qui a Gela dovesse finire tutto, dovrei andare a vivere a Catania solo per le ultime materie, ma non è questo a preoccuparmi. Ciò a cui penso di più è che questo distaccamento è stato ed è tutt’ora un punto di riferimento non solo per i giovani ma anche per gente più adulta che per svariati motivi non ha potuto continuare gli studi e che qui invece può farlo liberamente. Per questo, insieme ai miei colleghi, combatterò e ci metterò l’anima fino alla fino affinché la nostra università continui ad esserci non solo per noi ma anche per chi verrà in seguito»
(Rossella Polara).
«Sono una studentessa del corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso il distaccamento di Gela.Voglio presentare la mia esperienza universitaria per dimostrare, non solo a coloro che ancora devono accostarsi a questa realtà, ma anche e soprattutto a tutta la mia cittadinanza, che l’Università a Gela è una realtà davvero positiva che bisogna difendere e sostenere; una realtà che può portare in alto il volto della cultura a Gela; ma purtroppo oggigiorno nessuno ha più occhi e orecchie per vedere e ascoltare ciò che noi studenti gelesi siamo in grado di fare, anzi sono tanti i pregiudizi che si hanno per il semplice fatto che siamo sempre stati messi in disparte, a guardare da un angolino...
La mia esperienza inizia nel 2005. Conseguito il diploma di maturità, non decido subito di iscrivermi all’Università perché, studiando privatamente musica presso un insegnante residente qui a Gela, non volevo sovraccaricarmi con altri impegni; poi, però, mi accorgo che c’era qualcosa che mancava. Cosi, sempre per non abbandonare gli studi di musica, decido di iscrivermi in Scienze della Comunicazione. Col passare del tempo mi accorgo che questo corso di laurea mi appassiona sempre di più, portando a casa anche degli ottimi risultati. Successivamente le cose cambiarono, iniziai a frequentare il Conservatorio di musica a Palermo, conducendo la vita frenetica del pendolare e continuando sempre gli studi universitari a Gela. A questo punto vi chiederete perché non mi sia trasferita a Palermo. La risposta è semplice: ero ormai a buon punto con gli esami, inserita benissimo in quest’ambiente universitario, molto agevolata perché si è comunque nella propria città, quella in cui si è nati; e poi, bisogna ricordarlo, si risparmia anche molto, dati i prezzi degli affitti nelle città universitarie. Non sono riuscita a staccarmi e così ho preso la via forse più difficile, perché continuo a viaggiare per raggiungere il Conservatorio. Non sono affatto pentita, anzi sono piuttosto soddisfatta dei risultati ottenuti, perché l’Università a Gela, nonostante tutto, è proprio ben organizzata ed insegnanti e tutor sono veramente in gamba. Bisogna assolutamente provare!»
(Cristina Marazzotta).
Come si vede, e come la “politica” nel senso più nobile del termine dovrebbe vedere, il decentramento didattico a Gela di alcuni corsi di laurea ha avuto ed ha un ruolo, piccolo ma dignitoso, nel dare ad alcuni la possibilità di esercitare un dei diritti fondamentali del cittadino italiano, quello allo studio, rimuovendo appunto, come recita il troppo spesso disatteso articolo 3 della nostra Costituzione, “gli ostacoli di ordine economico e sociale” che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.


Autore : Marco Trainito

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