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Corriere di Gela | Eni, toh chi si rivede: la politica
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notizia del 20/05/2012 messa in rete alle 17:53:18

Eni, toh chi si rivede: la politica

Gela si mobilita contro i tagli dell'Eni, l'attuazione degli accordi già sottoscritti, l'avvio di processi di riconversione produttiva e per lo sviluppo del territorio. Almeno questo è nelle intenzioni e nelle aspettative dei sindacati promotori. Ad indire la manifestazione unitaria di sabato 19 maggio a Gela, con appuntamento al museo civico attorno le 9,30 da cui partirà il corteo, sono infatti le tre sigle confederali Cgil, Cisl e Uil.

Il proposito è sollecitare la comunità a reagire a fronte di uno scenario occupazionale precario nel presente ed ancor più preoccupante nell'immediato futuro. In gioco c'è non solo la questione dello stabilimento, tra diretto ed indotto, ma quella più in generale dell'economia di un'intera città che, incapace di sviluppare dinamiche alternative a quella dell'oramai ex petrolchimico, si ritrova pesantemente influenzata dalla presenza dominante dell'Eni.

La manifestazione, peraltro, si svolge al culmine di una settimana intensa, durante la quale si sono avvicendate diverse voci, associate a prese di posizione differenti, per lo più animate più da uno spirito critico e polemico anziché teso all'unità d'intenti. Una settimana del resto inaugurata da un consiglio comunale monotematico sulla vertenza in questione, tenutosi lunedì in seduta straordinaria, che non ha mancato di evidenziare alcune contraddizioni che la città trascina da tempo. La seduta, iniziata al mattino e ripresa nel tardo pomeriggio per consentire ai parlamentari di presenziare, si è conclusa con l’approvazione di un documento, che riportiamo integralmente all’interno

Nel consiglio comunale straordinario di inizio settimana proprio l'assenza dei rappresentanti dei lavoratori, per non parlare dei lavoratori stessi, non poteva non essere notata. Dopo l'accordo siglato il 24 aprile, tra politica locale e sindacato locale sembra non correre buon sangue con accenni di scarica barile sulle responsabilità, vere o presunte, specie all'indirizzo dei sindacati da parte del versante politico molto più incline alla polemica, mostrando l'atteggiamento di chi si considera tagliato fuori da un accordo troppo frettoloso. Peraltro, il consiglio comunale, nei vari interventi e nello stesso documento finale, ha criticato quell'accordo, firmato dalle segreterie territoriali. Va da sé che un loro intervento in aula avrebbe arricchito il dibattito ed alimentato un confronto chiarificatorio che non c'è stato. La manifestazione in programma potrebbe rivelarsi una buona occasione. Intanto, ci è sembrato opportuno chiederglielo. E tutti e 4 gli interlocutori ci hanno risposto alla stessa maniera: «non eravamo stati invitati come categoria» (per amore della verità, al mattino abbiamo visto, tra gli osservatori in pubblico, Piva così come la sera Alario). Nell'assicurare che i rapporti con i rappresentati politici a vario titolo, per quanto tesi negli ultimi giorni, non si sono modificati rispetto a prima, gli stessi si armano di buon senso e ci tengono ad esprimere la necessità di fare sinergia per il territorio, nel rispetto dei ruoli e delle competenze.

Ciò, per Francesco Emiliani (Femca Cisl) «è sempre opportuno in un contesto generale, figuriamoci in questo momento particolare. Ognuno svolge un proprio ruolo nell'esercizio del quale si maturano esperienze e si affinano le competenze: sono queste semmai a dover essere titolate a parlare. Accusarsi a vicenda è troppo facile, ma al contempo non porta a nulla. Per quel che mi compete, per l'appunto, difendo l'accordo firmato in ragione della categoria che rappresento ed è questo che sono chiamato a fare. Abbiamo salvato il reddito dei lavoratori del diretto, limato ulteriormente l'impianto iniziale dell'accordo a vantaggio degli stessi, così come dell'indotto se, come pretendiamo, i patti verranno rispettati specie attraverso quegli investimenti che devono essere fatti. Il tutto in un contesto più ampio alquanto preoccupante e che vede la raffinazione attraversare un periodo di forte difficoltà. Non a caso non poche raffinerie recentemente hanno chiuso».

Per Silvio Ruggeri (Uilcem Uil) «in quanto sindacato ci siamo sempre assunti, in pieno, le responsabilità dei nostri atti e continuiamo a non avere alcuna remora o preclusione nel comunicarlo. Se c'è uno spazio da recuperare con gli altri attori della comunità in cui siamo inseriti ed operiamo, ne abbiamo tutto l'interesse. Certo, ci sta benissimo che il consiglio comunale si esprima in modo critico, ci dispiace che lo abbia fatto in negativo e reputo sia comprensibile per tutti che non ci fa in alcun modo piacere firmare accordi di fermata e cassa integrazione. Ma nel farlo abbiamo dato priorità al lavoro ed alla tutela del reddito per i lavoratori e le loro famiglie. Un accordo dallo spirito “sindacale” a tutti gli effetti, siglato nell'emergenza del “sistema economico dei mercati” producendo un documento a tutela immediata, tra l'altro con risvolti certi e positivi anche per il prossimo futuro, tanto per il diretto quanto per l'indotto».

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Alessandro Piva (Filctem Cgil) secondo cui «è legittimo che si eserciti un diritto di critica, ma entrando nel merito. Invece, è mia impressione che il dibattito verta su rivendicazioni storiche e motivazioni sociali datate le quali, pur condivisibili non contestualizzano e non permettono di affrontare il problema della crisi attuale. A volte ho pure l’impressione che la capacità di prevenire con intese e protocolli i problemi, più che un merito sia una colpa. Tenere in produzione l’imbottigliamento Gpl ha significato evitare per gli autotrasportatori l'azzeramento la loro attività. Particolarmente importante è stato l'aver condiviso l’opportunità di utilizzare il periodo di fermata per attuare ulteriori interventi volti ad incrementare la redditività e la competitività dei nostri impianti con impiego di ulteriori risorse rispetto a quelle convenute nel piano di investimenti che se confermato consentirà di attenuare gli impatti sull’indotto tant’è che si prevede di impiegare lo stesso numero di lavoratori dell’anno precedente».

Nel confermare il quadro generale sopra descritto, Andrea Alario (Ugl Chimici) aggiunge che «quando si viene a creare una situazione precaria che va ad incidere sul tessuto socio economico del territorio, diventa pressocché inevitabile, quasi fatalistica, la tendenza del singolo attore locale a far ricadere la colpa sugli altri. Cosa che evidentemente non condivido. A mio avviso, questa fase politico-industriale dimostra ancora una volta ed inequivocabilmente la totale assenza di progettualità e di alternative sul territorio. Per questa ragione sono dell'idea che di responsabilità, non poche, ce ne siano e che, quantomeno, vadano divise equamente o quasi fra tutti i soggetti attivi ed in qualche modo coinvolti nella realtà sociale, politica ed economica che insiste su questo comprensorio». Ne traiamo la conferma di una sensazione iniziale: per come è arrivata la vertenza a Gela (e presumibilmente su rinvio e mandato delle stesse segreterie confederali alle segreterie territoriali), a livello locale un qualche risultato ulteriore lo si è ottenuto e non solo a futura memoria. Nonostante le rassicurazioni aziendali, però, in settimana Scaroni (Ad Eni) dichiara alle agenzie che «al momento immaginare un futuro prospero per la raffinazione è difficile», mentre Fanelli (Dg Divisione Refining & Marketing), in un'intervista al “Sole 24 Ore”, nell'assicurare che «Gela non verrà abbandonata» e che «i 480 milioni di investimenti che la riguardano andranno avanti», ammette al contempo che «è necessario fermare temporaneamente la produzione in attesa che evolva il mercato». E' lecito stare tranquilli? No. Del resto perché mobilitarsi? E' forse in gioco sotto sotto la sopravvivenza della Raffineria? E con essa di ben altro? E perché allora non scioperare?

Piva ci risponde così: «scioperare costringendo la raffineria a tenere le due linee in marcia e a non mettere lavoratori del diretto in cassa integrazione non avrebbe risanato la situazione di crisi presente nel territorio di Gela. Da tempo i lavoratori dell’indotto soffrono per la mancanza di lavoro, utilizzano gli ammortizzatori sociali, hanno lo stipendio ridotto per il continuo ricorso alla cig ed altri sono stati licenziati. La manifestazione non è né contro né a favore dell’accordo, ma per mettere in luce i drammi di un territorio abbandonato. Serve a rivendicare lo sblocco di tutti i lavori cantierabili, partendo da quelli previsti alla raffineria. Basta dare alibi alla direzione Eni che spesso motiva il ritardo degli investimenti per lentezze nelle autorizzazioni (diga roranea, claus, nuovo serbatoio, ecc. ecc.)». E' quanto afferma e chiede anche Emiliani: «lo scopo di questa manifestazione unitaria di tutti i comparti non riguarda solo il problema dell'indotto e del diretto ma della presenza Eni nel territorio e nella regione dopo il 2014. La buona riuscita della manifestazione darebbe importanza e nuova valenza al territorio, da troppo tempo dimenticato e che occorre invece rilanciare creando sviluppo attraverso gli investimenti e “sburocratizzando” gli iter autorizzativi».

Quindi Ruggeri: «dobbiamo rilevare il segnale importante del mutamento dello scenario industriale e, quindi, agire secondo le responsabilità proprie di ogni attore sociale, intervenendo per produrre una fase programmatica ed efficace per il territorio. Penso che questo sia compito precipuo degli attori politici e degli amministratori locali che a tal fine sono stati deputati dai loro rappresentanti. Pertanto, nella piena disponibilità a collaborare con tutti gli uomini di buona volontà, abbiamo proposto e organizzato questa manifestazione per promuovere una grande operazione vertenziale».

Infine, Alario: «la manifestazione di sabato non vuole essere un modo per sconfessare le nostre decisioni e/o la nostra azione, la ha peraltro portato a risultati incoraggianti per i lavoratori. Al contrario, vuole essere un momento di coinvolgimento du tutte le forze, ponendo le basi per un'assunzione consapevole delle proprie responsabilità e dei propri errori, in modo da consentire una rinascita che porti al riscatto di tutto il territorio, tramite la creazione di un tavolo di concertazione atto alla risoluzione dei problemi».


Autore : Filippo Guzzardi

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