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Corriere di Gela | Il ciclone della protesta ha travolto gli uscenti
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notizia del 03/11/2012 messa in rete alle 17:45:44
Il ciclone della protesta ha travolto gli uscenti

Innanzi ad un parlamento regionale in cui tutti i partiti avevano governato con Lombardo, non pochi i deputati uscenti sono stati puniti dall'elettore. Un sentimento intriso da sdegno e rancore particolarmente avvertito nella provincia di Caltanissetta a causa dell'inerzia politica della deputazione nissena in ordine al tema delle bollette esose e del taglio dei contatori nell'ambito del sistema idrico integrato, con sullo sfondo la problematica ambientale e della salute pubblica tra una riforma sanitaria ridottasi a tagli e declassamenti e l'inquinamento di quelli che vengono definiti ecomostri quali lo stabilimento gelese ed il Muos niscemese a cui non sono nemmeno corrisposte ricadute occupazionali in termini positivi: anzi, tutt'altro, con una disoccupazione sempre più dilagante e tante famiglie ridotte sul lastrico. Di fronte a questi argomenti, l'effetto antipolitico che ha caratterizzato il voto locale – in questo caso davvero qualunquista – ha colpito alla cieca senza operare distinzione alcuna.

I 4 deputati uscenti hanno subito una dèbacle impressionante rispetto al 2008. In primis, ha tenuto in provincia ma ha perso tantissimo a Gela e, quindi, non ce l'ha fatta a confermarsi Miguel Donegani. Il quarantenne deputato uscente del Pd ha totalizzato 3830 voti di cui 2080 a Gela. Nel 2008 (votarono a Gela in 37000 contro i 27000 di domenica scorsa) superò le 5 mila preferenze. Un gap di 3 mila voti che oltre a fargli perdere il seggio, lo ha piazzato al terzo posto nella lista, scavalcato per una cinquantina di voti (3880 in tutto) dal falso spauracchio Gallè. Che Gela fosse decisiva per il seggio lo conferma ancora una volta il responso delle urne: anche senza i voti in provincia e solamente con i 4013 consensi guadagnati in città, Arancio sarebbe stato lo stesso deputato. L'oramai ex capogruppo consiliare del partito democratico cittadino, raccimola quasi 5297 voti e subentra al giovane Donegani. Definire Arancio un neofita della politica sarebbe una colossale bugia e peraltro screditerebbe lo stesso. Ma se c'è in città chi si è fatto sempre riconoscere per una signorile umiltà ed una discreta sobrietà durante tutto il suo decorso politico, uno di questi è certamente Peppe Arancio. Ciò detto, rimane un punto interrogativo su chi ha davvero sostenuto l'uno e chi ha davvero sostenuto l'altro. Ed è forse il punto più importante, financo decisivo. Per non parlare poi dei 1604 voti ottenuti da Piero Lo Nigro (Crocetta Presidente) di cui 1032 in città, socialista candidato nella Lista Donegani alle ultime amministrative, grazie alla quale ha potuto concorrere per un seggio in consiglio comunale, conquistandolo anche in virtù della circostanza che ha visto quella lista superare lo sbarramento, per poi ottenere pure la gratificazione di un riconoscimento assessoriale di riferimento in giunta.

Stessa sorte di Donegani è toccato ad altri due deputati uscenti: Rudy Maira di Cantiere Popolare (3471 preferenze a fronte delle 6502 nel 2008) e Raimondo Torregrossa del Popolo della Libertà (3132 preferenze a fronte delle 12669 nel 2008). Unico a salvarsi tra gli uscenti, per il momento e per un pelino, è stato Pino Federico (nella foto). L'ufficio elettorale circoscrizionale si è insediato per verificare la regolarità delle operazioni di voto. Non è escluso un ricorso della lista Crocetta Presidente che ha raccolto 9263 voti, vale a dire 47 voti in meno della lista Pds-Mpa a cui, con 9310 voti ottenuti, è scattato l'ultimo dei 4 seggi esprimibili dalla circoscrizione nissena. Chi spinge più di tutti è il senologo niscemese Giuseppe Di Martino, fratello dell'ex sindaco Giovanni Di Martino, nettamente il primo dei votati all'interno della lista del presidente con 4001 riscontri personali. Anche l'ex presidente della provincia nissena e deputato uscente Pino Federico non ha potuto dunque sottrarsi al vento della protesta e relativo intendimento tutto proteso all'azzeramento di chi ha fatto parte della legislatura trascorsa, ricevendo il consenso di 4448 elettori di cui ben oltre la metà, 2606, a Gela. Nel 2008 furono nel complesso 9361 di cui 7105 a Gela: 4500, pertanto, i voti in meno registrati nella propria città in questa tornata elettorale. Sulla buona sorte di Federico anche la condizione di sopravvenuta debolezza del suo avversario interno, Alfredo Zoda (3371 voti), che ha subito la defezione nell'apporto di 4 anni e mezzo fa del nisseno Gianluca Micciché, nel frattempo approdato all'Udc e capace di conquistare il seggio all'Ars con 3437 voti, davanti al buterese Scichilone (2831 voti) ed al sancataldese Modaffari (2437). Irrisorio il risultato della candidata locale Anita Lo Piano con sole 651 preferenze (564 a Gela), a ribadire l'impressione da noi più volte palesata nelle edizioni precedenti secondo cui con la mancata candidatura in questa lista di Tonino Gagliano la città abbia perso una grossa chance di piazzare un altro deputato locale all'Ars.

E Gela rischia di essere determinante anche nella vicenda interna tutta grillina. Il Movimento 5 stelle ha ottenuto il seggio e formalmente andrebbe assegnato a Cancelleri, il più votato in assoluto in provincia (5593 consensi). Idem però anche a Catania e Palermo dove il candidato nisseno alla presidenza era anche capolista nelle rispettive liste provinciali. Cancelleri dovrà optare per uno dei tre seggi ed a deliberare in tal senso dovrebbe essere un'assemblea rappresentativa. Va da sé che il successo personale ottenuto dal gelese Giuseppe Lo Monaco, con 3516 preferenze nella circoscrizione nissena (di cui 3234 a Gela), in proporzione più consistente di quello dei candidati nelle circoscrizioni palermitane e catanesi, dove peraltro i seggi attribuiti ai grillini sono rispettivante 4 e 3, consiglierebbe di non mortificare il certosino lavoro “porta a porta” dei grillini gelesi di cui dubitavamo e che ci hanno, invece, felicemente smentito, convincendo molti indecisi e restii ad andare a votare.

Dal canto suo, il ritorno di Giacomo Ventura nell'agone politico-elettorale è stato segnato da un risultato al di sotto delle aspettative, in ogni caso mitigato dal mancato superamento da parte di Futuro e Libertà, sebbene incardinato nel Nuovo Polo Per la Sicilia con Mps e “prestati” dal Pds-Mpa, dello scoglio rappresentato dallo sbarramento al 5% su base regionale. Sono stati 907 i voti ottenuti di cui 705 a Gela. Anche se fossero stati 10000 sarebbe stato lo stesso, non potendo - come sopra ricordato – la lista provinciale partecipare alla ripartizione dei seggi. Deludente, per certi versi, il riscontro personale ottenuto da Antonio Rinciani nella lista Sel-Fds-Verdi: 759 voti in provincia di cui 733 a Gela. Una candidatura quindi mai decollata appena al di fuori dei confini comunali forse perché nel frattempo è intervenuta la consapevolezza del non raggiungimento del 5% a livello regionale. Ma tolta questa verosimile attenuante, all'interno dell'entourage del pediatra gelese, a partire dallo stesso Rinciani, dovrebbero chiedersi dov'è finito tutto quel bel consenso ottenuto a Gela solo due anni or sono in occasione delle amministrative del 2010 (4320 voti al 1° turno). Tutto da valutare il contributo del candidato locale del Pdl Angelo Cafà che ha ottenuto 497 voti a Gela dei 554 complessivi in provincia. Alquanto modesto il risultato, infine, di Nunzio Spinello nella lista di Italia dei Valori con 133 voti (127 a Gela), mentre hanno fatto dignitosamente la loro parte, considerate le aspettative iniziali, il “neosturziano” Totò Sauna (148 voti di cui 131 a Gela) ed il “forcone” Claudio Gambino (343 voti di cui 314 a Gela).


Autore : Filippo Guzzardi

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