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Corriere di Gela | Il neo sindaco: Nessun problema sulla nomina degli assessori
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notizia del 26/06/2010 messa in rete alle 17:40:14

Il neo sindaco: Nessun problema sulla nomina degli assessori

Al momento in cui il giornale va in stampa, il neo sindaco avv. Angelo Fasulo è alle prese con la grana creatagli da Piero Lo Nigro che aveva dato disponibilità alla carica assessoriale. Ora invece, fa sapere che il suo partito non vuole rinunciare ad una visibilità in consiglio comunale e pertanto non può che assecondare la volontà di partito. Contesta chi vuol far passare questa sua scelta come un modo per riservarsi la corsa alla carica di presidente del consiglio comunale.

Affermazioni del genere, le definisce luoghi comuni e indiscrezioni senza fondamento, come quelle secondo cui ci sarebbero altri aspiranti alla direzione del consiglio. Lui non dice chi sono, ma circolano alcuni nomi come Peppe Arancio, Enrico Vella, Salvatore Gallo. Così il sindaco Fasulo: “Non c’è un problema Lo Nigro, che resta nella maggioranza. Ha fatto una scelta di restare in consiglio comunale. Sceglieremo un altro assessore e andremo avanti”.

Il nuovo primo cittadino ha 45 anni. Avvocato, ma anche insegnante di materie giuridiche presso l’Istituto Turistico, ha studiato al liceo scientifico. E’ sposato con la signora Anna Liardi, due figli, Ernesto e Chiara. Pur con tutti gli impegni di lavoro riesce ancora a coltivare i suoi sport preferiti, il calcio e la pallacanestro. Quando gli chiediamo se ha hobby particolari, ci risponde che cerca di praticare tutti gli sport.

E veniamo alle domande.

– Pensa di fornire un qualche apporto come sindaco per l’elezione del presidente del consiglio comunale?

“Assolutamente no. Il presidente regola i lavori del consiglio, ed è il consiglio che se lo deve scegliere autonomamente”.

– Quando nasce in lei la passione per la politica?

“Avevo appena quindici anni e facevo parte del movimento giovanile della democrazia cristiana, sia a livello provinciale che locale, ma ero inserito anche in qualche organismo regionale. Sono stato consigliere comunale nel 1988. Dopo quella data ho preferito dedicarmi alla professione. Nel 2004 mi sono candidato come consigliere provinciale e cinque anni dopo sono stato rieletto”.

– Lei è un avvocato molto affermato, come mai si cimenta in politica? Forse per colmare qualche vuoto?

“E’ una gran de passione che ho sempre avuto, ossia un modo per impegnarmi e dare qualcosa per la mia città. La professione è sicuramente una delle cose più importanti della mia vita. Facendo degli sforzi, riesco a conciliarla con l’attività politico-amministrativa”.

– In questa sua scelta di far politica che c’entra papà Ernesto, che anche lui ha fatto politica attiva?

“Non so se si tratta di un problema genetico. Sta di fatto che sin da piccolo ne sentivo parlare tanto di politica a casa e da papà e poi ho anche avuto la fortuna di conoscere politici di alto livello. Forse sarà stata questa opportunità a traghettarmi nella politica”.

– Un buon sindaco, a suo giudizio, deve avere le capacità di dirigere e controllare tutto o fare squadra col suo staff assessoriale e tecnico?

“Non c’è dubbio che oggi più che mai con i poteri che ha il sindaco, deve collaborare con le forze politiche e con la coalizione ed in ogni caso anche con l’opposizione. Deve essere in grado di far funzionare la macchina amministrativa, non può lavorare solo, non può fare scelte autonome e d’imperio”

– La sua scelta di candidarsi a sindaco di Gela l’ha confidata a sua moglie?

“La mia è stata una scelta autonoma che è stata condivisa da mia moglie. Si è trattato di una scelta personale, naturalmente dopo essermi consultato con le persone a me più vicine”.

– Voglio ricordarle una frase che ebbe a pronunciare il giorno in cui sul palco in piazza Umberto primo ringraziò tutti i cittadini. In quella circostanza confidò pubblicamente che il giorno di chiusura della campagna elettorale fu percorso da un brivido di paura che il giorno 14 giugno avrebbe potuto esserci qualche altro a ringraziare. L’allusione era a Lillo Speziale.

“Ogni campagna elettorale si chiude senza che si abbia la certezza assoluta di essere eletto. In quel comizio ho detto che leggere negli occhi di quei cittadini che mi stavano davanti la speranza di continuare il cammino fino alla vittoria finale, era così bello e stupendo che speravo di poter rivivere quel momento di gioia dopo l’elezione a sindaco. Volevo comunicare questa mia gioia. Leggevo la speranza che questa città potesse cambiare. Adesso quella speranza rivolta a me mi dava una grande carica e mi dicevo che non dovrò mai deluderla”.

– Lei si è misurato tre volte con Speziale ed ha sempre vinto quasi di misura. Anche al ballottaggio lei pensava che avrebbe vinto con poco scarto di voti?

“Sono stato sempre convinto che una volta presa la decisione di candidarsi, mi sarei dovuto impegnare al massimo per trasmettere alla gente il tipo di progetto politico che intendevo portare avanti, far comprendere chi sei e con chi vuoi realizzare il tuo programma. Ci si ferma il giorno delle elezioni e si contano i voti. Se c’è stato il consenso della gente, vuol dire che il tuo messaggio è passato ed è stato condiviso. Diversamente qualcosa non ha funzionato. Non credo che sia corretto parlare di percentuali. Non ho avuto mai percezioni precise di percentuali, ma avvertivo che la campagna elettorale andava bene perché la gente mi manifestava affetto”.

– Ci sono stati momenti di scoramento quando si è sentito attaccato da tante parti? Le è passato mai per la mente di gettare la spugna e di rassegnarsi ad andare avanti per inerzia perché fiaccato dall’avversario?

“Anche se non avevo i favori del pronostico, i risultati mi hanno incoraggiato. Non ho mai pensato di buttare la spugna o di ritirarmi. Non c’è dubbio che il momento dell’esclusione delle due liste è stato difficile perché c’era da ricostruire la campagna elettorale che era stata impostata in modo diverso. Con tutto l’impegno e la forza siamo riusciti a raggiungere il traguardo finale”.

– Qual è stato il momento più bello e quello che più l’ha amareggiata?

“Il momento più bello è stato quello della vittoria e dell’arrivo in Piazza San Francesco mentre tutti inneggiavano verso di me e facevano il mio nome, lo spumante che mi hanno gettato addosso. Si toccava con mano la gioia di tutti. La cosa che mi è dispiaciuta è coincisa con la settimana del ballottaggio quando il clima è divenuto sempre più teso quando sono iniziati gli attacchi verso i deputati che mi appoggiavano. Episodi che ritengo lesivi della mia immagine. Politicamente scorretti”.

– Riuscirà a togliersi di dosso quella sorta di calunnia che è circolata, secondo cui Crocetta, Donegani e Federico le imporranno delle scelte?

“Ad oggi non lo hanno fatto. Non ho nulla da dimostrare chicchessia. Tengo così tanto alla mia autonomia che non permetterei mai né a Donegani, né a Crocetta, né a Federico di impormi un qualcosa. Sotto questo aspetto sono sereno”.

– Veniamo ai problemi. Gela è fiaccata, i cittadini sono alle prese con enormi difficoltà, la povertà si può toccare con mano. Chi viveva agiatamente adesso al di sotto del limite di povertà, al punto che è costretta a chiedere da mangiare nei banchi alimentari alla casa del volontariato. C’è una profonda crisi. Lei ritiene di potere avviare un percorso che veda tutti concordi nel costruire il futuro di Gela?

“I gelesi devono capire che la città è nostra e dobbiamo tutelarci da chi l’attacca e la deturpa. Dovremo avere maggiore attenzione per la nostra città. E’ vero, la crisi è mondiale, però a livello locale possiamo fare ripartire l’economia con tutta una serie di iniziative. Come succede in tutti i cicli economici, dopo i momenti difficili verrà il momento della vitalità. Dobbiamo cercare di accelerare questi tempi”.

– I politici che l’hanno preceduta, hanno sempre parlato di alternativa al petrolchimico, ma le loro sono rimaste solo delle semplici parole, slogan proclami. Lei che percorso intende intraprendere ? valorizzerà la marineria, l’agricoltura, le infrastrutture?

“Nel giro di pochi mesi avremo un piano regolatore. Dobbiamo dare un’identità al nostro territorio. Non possiamo lamentarci del petrolchimico che riduce gli addetti, senza pensare all’alternativa. Dobbiamo dare un’identità economica a questo territorio. Bisogna incominciare a pensare ai distretti industriali e alimentari”.

– Si rapporterà con i sindacati?

“Sicuramente, con tutte le forze sociali. O si fa un gioco di squadra o Gela non avrà futuro”


Autore : Nello Lombardo

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