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Corriere di Gela | Indagine ‘doppio colpo’, ancora il calcestruzzo!
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notizia del 03/05/2010 messa in rete alle 17:27:24

Indagine ‘doppio colpo’, ancora il calcestruzzo!

“Edilizia e vecchi merletti”, solo per storpiare il titolo di una storica opera cinematografica di Frank Capra: ma, in realtà, questo settore, vero motore dell'asfittica economia regionale, si rivela, in troppi casi verrebbe da dire, una fucina di affari, decisamente poco chiari.

Evidenza resa ancor più concreta dall'ultima indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, coordinata dal Procuratore Capo, Sergio Lari, denominata “Doppio Colpo”, ma capace di assestare, in realtà, un terzo colpo al “sistema Calcestruzzi s.p.a.”: due, infatti, si sono già abbattuti su di un corpo, sicuramente molto resistente; mentre Giuseppe Ferraro e Salvatore Paterna, tra i referenti a Riesi della società legata alla multinazionale “Italcementi s.p.a.”, sono stati condannati anche dal giudice d'appello di Caltanissetta a seguito delle accuse di intestazione fittizia di beni ed associazione mafiosa, quattro anni e otto mesi per il primo e tre anni e otto mesi per il secondo, il processo ai danni di Mario Colombini, già amministratore delegato della costola siciliana, Fausto Volante, responsabile per la Sicilia e la Campania, e Giovanni Giuseppe Laurino, delegato per l'area orientale, è tutt'ora in corso innanzi allo stesso tribunale del capoluogo di provincia.

Il terzo fendente, così, perlomeno stando alle risultanze d'indagine, viene inferto ad un complesso organizzativo intessuto da tecnici informatici, tutori del sistema, “Progress”, elaboratore primo delle ricette “non conformi”, essenziale al fine di garantire la produzione e la successiva consegna di calcestruzzo con percentuali di cemento inferiori a quelle pattuite, e imprenditori, “di provincia”, alla mercé delle cosche nissene.

Al centro della ricostruzione condotta dagli inquirenti si collocano tre figure di assoluto rilievo nello scenario criminale regionale: lo storico boss, originario di Vallelunga Pratameno, Giuseppe Madonia, assai radicato a Gela e nelle aree limitrofe, Francesco La Rocca, leader del gruppo criminale di Caltagirone e della zona orientale dell'isola, e Giovanni Giuseppe Laurino, factotum della “Calcestruzzi Spa”.

L'entità economica, infatti, si sarebbe servita di fornitori e trasportatori vicini alle cosche interessate all'affare, di modo da operare senza particolari ostacoli in provincia di Caltanissetta, Gela inclusa: sovrafatturazioni e ricette per il calcestruzzo modificate, questi gli ingredienti di un piatto servito per diversi anni.

Le opere a rischio, non immediato, si estendono da Gela, con la Diga Foranea, a Castelbuono, nel palermitano, con lo svincolo della A20, passando da Caltanissetta, interessata dalla realizzazione di una nuova ala dell'ospedale “Sant'Elia”, e Licata, con la “galleria Cipolla” dello scorrimento veloce. Se i nomi degli organizzatori mafiosi sono noti, molto meno, invece, quelli dei piccoli imprenditori assorbiti dal sistema, alcuni dei quali capaci di taluni, importanti, successi nel settore di competenza; se l'azienda “David Santo e Gandolfo s.n.c.” di Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, è stata tra le partecipanti al progetto “P.R.U.S.S.T.” varato dal comune di Cefalù allo scopo di creare un sistema integrato sul territorio, attraverso la realizzazione della cava di materiale di pregio “Collesano” per un valore complessivo di un milione di euro, la “T.E.L.G. s.r.l.” di Riesi risulta inserita all'interno dell'albo degli impianti di calcestruzzo preconfezionato redatto dall' “Istituto Giordano” di Bellaria, il cui motto recita “la qualità al potere”, per non parlare dell'impresa individuale riconducibile ad Antonino Incognito, titolare della cava di inerti “Barrilli” di Bronte, autorizzata dalla Regione Sicilia l'11 Ottobre del 1995.

Tra le imprese coinvolte nell'indagine, per un valore totale di 5,5 milioni di euro, vi è anche la gelese “Fo.Tra. s.r.l.” di Rita Angela e Vincenzo Giuseppe Averna, impegnata in due settori, la raccolta ed il trasporto di rifiuti speciali, pericolosi e non, e l'autotrasporto di cose per conto terzi. Rischi per l'incolumità pubblica, lauti profitti e consuetudini, divenute tali poiché “questa era la situazione e a questa bisognava adeguarsi”, mi dice un piccolo imprenditore tagliato fuori da un mercato controllato da pochi eletti.

La “Calcestruzzi s.p.a.” servendosi di imprese compiacenti, fra trasportatori e fornitori di inerti, garantiva alle stesse sovrafatturazioni, ovvero pagamenti superiori ai quantitativi effettivamente ricevuti dagli stabilimenti, recuperati, però, mediante il sistema delle ricette “modificate”, tali da generare calcestruzzo composto da percentuali di cemento inferiori ai 30 kg/mc, e, di conseguenza, molto più economico per il produttore, che, in ogni caso, lo rivendeva al medesimo prezzo di mercato: ovviamente l'interesse mafioso veniva ripagato proprio attraverso le differenze di introiti create dalle sovrafatturazioni e dalle ricette “ritoccate”, sia gli imprenditori rientranti nell' “indotto Calcestruzzi s.p.a.” che la produttrice del materiale da costruzione, infatti, dovevano passare dalla cassa tenuta dai gruppi criminali della zona, la famiglia di Caltanissetta, retta allora da Angelo Schillaci, ed il gruppo Madonia di Gela.

Calcestruzzo, potere e tanto altro.


Autore : Rosario Cauchi

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