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Corriere di Gela | Eni e Gela, cronaca e ragioni di un matrimonio in crisi
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notizia del 29/04/2012 messa in rete alle 17:24:46

Eni e Gela, cronaca e ragioni di un matrimonio in crisi

Eni e Sindacati hanno raggiunto l'accordo. Stop alle linee 1 e 3 della Raffineria di Gela per un anno, dal 10 maggio 2012 al 9 maggio 2013. E' quanto preannunciato dal colosso petrolifero la settimana scorsa. In cambio, i sindacati ottengono una riduzione dei cassa integrati da 500 a 400 (al 100% dello stipendio) nel diretto. A rotazione, dove possibile. Viene salvato l'impianto di imbottigliamento del Gpl con sollievo dei lavoratori (diretto ed indotto) che vi operano e degli autotrasportatori collegati al servizio. Si tratta di un impianto tecnicamente imprescindibile anche per gli impianti non destinati a chiudere. Durante il periodo di fermo i lavoratori saranno altresì impegnati in corsi di formazione ed aggiornamento e, soprattutto, ci sarà l’avvio degli investimenti (480 milioni di euro), da tempo programmati, più volte annunciati e mai iniziati. Il fine, che mette d'accordo le parti che hanno chiuso una trattativa durata 14 ore e protrattasi fino all'alba di mercoledì scorso, è quello di ripartire il 10 maggio 2013 con una raffineria più affidabile in alcuni impianti chiave e quindi più competitiva. Già la natura di alcuni particolari impianti interessati dal fermo, facevano intuire quel che poi è stato meglio precisato a margine dell'accordo stipulato a Gela dai rappresentanti di Eni, Raffineria di Gela e della Rsu dello stabilimento, insieme alle segreterie territoriali nissene dei tre sindacati confederali: vale a dire che tra bonifica e messa in sicurezza prima del fermo e anticipo delle operazioni in vista della effettiva ripresa, la Cig ordinaria sarà di 9 mesi per la linea 1 e di 10 mesi per la linea 3.

Peraltro una commissione valuterà gli aspetti gestionali del fermo e la rotazione della cassa integrazione. Per quanto concerne infine gli investimenti, riguarderanno l'ammodernamento della centrale elettrica, diga foranea e logistica, nuovo impianto Claus e Hcr, copertura parco Coke e doppi fondi in tutti i serbatoi. Previsto un comitato paritetico con il compito di monitorare lo stato di avanzamento relativo al piano di investimenti, iter autorizzativi compresi. Insomma per Piva (Cgil), Alario (Ugl), Emiliani (Cisl) e Ruggeri (Uil), s'è fatto quanto possibile per limitare sostanzialmente i danni, ponendo l'accento soprattutto sulla cantierizzazione del sito e cioè su quelle manutenzioni che non era possibile fare con gli impianti in marcia, ridimensionando gli effetti negativi ipotizzati in un primo momento sull’indotto, insistendo al contempo sugli investimenti, non solo vedendo in ciò una marcata differenza con il “precedente” di Porto Marghera (semestre di fermo senza investimenti a corredo) ma anche il beneficio che ne deriverebbe in particolare a quelle aziende dell'indotto in cui la Cig straordinaria sta per finire e che versano, dunque, in prossimità del baratro. coro di no si è alzato al comunicato stampa targato Eni in cui si dava notizia del fermo di gran parte dello stabilimento. In una edizione speciale della trasmissione Agorà su canale 10, seguitissima da casa, l'argomento è stato sviscerato in molti aspetti. Garantita dall'ex presidente della Raffineria Ricci, intervenuto telefonicamente, la ripresa dell'attività dopo un anno. In un messaggio letto dal conduttore e collega Franco Gallo, il consigliere comunale Gulizzi rivelava che i bilanci della Raffineria hanno chiuso in attivo. Come si fa a mettere in cassa integrazione ordinaria così tanti dipendenti, si chiedeva allora l'esponente sindacale Giudice (Cgil) fra gli ospiti, ad agitare ancor più le acque già torbide. Nel frattempo l'intera classe politica espressa dal territorio si riunisce a Palazzo di città.

Ne esce fuori un documento-decalogo con le cose da fare (mantellata porto isola, porta container e yard industriale; salvataggio del progetto agro-fotovoltaico; riqualificazione del lungomare, strutture ricettive per il turismo, porto turistico; completamento autostrada Siracusa-Gela, ampliamento Gela-Catania e circonvallazione; piano delle dighe e ridefinizione delle condotte di distribuzione per uso irriguo), invocando una sponda del governatore Lombardo: vale a dire una richiesta di “stato di crisi” con tanto di tavolo permanente che il Presidente della regione ha puntualmente inoltrato attraverso missiva al ministro Passera. Richieste che dovevano fare da contraltare alle pretese dell'Eni in un tavolo ministeriale. Il forte sospetto è che l'Eni abbia alzato semplicemente il tiro avendo bene in mente di portare in cassa integrazione 400 dipendenti come quelli considerati in esubero da qualche anno. Sarà pure una coincidenza, ma questo numero ritornerà ancora, fino a che coinciderà con le unità in meno in pianta organica. La linea dell'Eni, con tutte quelle considerazioni tacciate come pretestuose dal gotha della politica locale nel documento redatto dopo la riunione in municipio, è passata. L'assenza di strategia non è nel management Eni che segue gli andamenti dei mercati facendo il proprio mestiere, ma nella Regione che non pianifica e non programma nonostante il caso Fiat a Termini Imerese che ha fatto scuola. Oggi con l'expertisement acquisito dai paesi produttori di petrolio, specie quelli del terzo mondo, la raffinazione più che al rispettivo mercato, serve per accaparrarsi fette di un mercato, come quello della distribuzione dei prodotti petroliferi, ben più florido. Oggi i dipendenti del diretto non possono più far finta di sapere che il pet-coke è una scelta economica, non una necessità del sito, col rischio che se la Corte di Giustizia europea cambia avviso qualificandolo solo come uno scarto e rifiuto da smaltire e non anche un combustibile da reimpiegare, tornerebbero di colpi i sigilli agli impianti. Ed allora sarà troppo tardi scioperare (così come pretendere bonifiche dalla Raffineria quanto spetterebbe alla casa madre).

Oggi, anche tra i sindacati, chi si è bevuto il racconto che vedeva la tecnologia Est come un qualcosa di sperimentale mentre la si destinava a Sannazzaro e la si barattava con Chavez nel farsi concedere di esplorare, produrre e raffinare il pesante greggio che si trova nel sottosuolo del territorio nazionale venezuelano, sbloccando una vertenza durata anni, si è ricreduto comprendendo che quella dell'Est, come anticipammo per primi sulle colonne di questo giornale fu un'occasione persa. Forse l'ultima, dopo quella – anch'essa rimasta senza vere risposte – dall'abbandono della chimica a Gela: quella chimica che oggi rappresenta più il futuro che il passato. E' quanto sperano ancora a Priolo, mentre a Gela quel sogno, chiamato petrolchimico e che fu di Mattei, non c'è più. Di quel matrimonio, da tempio in crisi, è rimasta solo una sposa chiamata Raffineria, peraltro un po' avanti negli anni ed a quanto pare tanto bisognosa di restyling.


Autore : Filippo Guzzardi

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