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Corriere di Gela | Gli uomini che fecero l’archeologia
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notizia del 13/04/2003 messa in rete alle 16:54:14
Gli uomini che fecero l’archeologia

Una grande festa a palazzo Ducale domenica scorsa. Per l’occasione sulle pareti tantissimi pannelli da cui si poteva leggere la storia di Gela dall’avvento del petrolio, ma soprattutto dalla scoperta dei primi reperti, delle mura timoleontee, dell’inaugurazione del più moderno museo e degli uomini che vi hanno concorso.
Si sono incontrati i pionieri dell’archeologia, allievi, maestri, operai, ossia tutti coloro che portarono Gela negli anni ’50 alla ribalta mondiale per avere scoperto reperti e siti di inestimabile valore artistico e culturale. Un momento magico per la nostra città, come testimoniano i documentari d’epoca (come la Settimana Incom) che indicano Gela come capitale della cultura greca e meta ambita di turisti provenienti da tutte le parti del mondo. .
A questo incontro è venuto persino Dinu Adamesteanu, quell’archeologo che sovrintendeva agli scavi e che un po’ tutti a Gela chiamavano Don Bastianu. Dopotanti anni ha rivisto i suoi vecchi collaboratori, è venuto a respirare quell’aria nostrana che non è più quelladei tempi passati. C’erano anche l’archeologo Piero Orlandini, il figlio di Pietro Griffo, la Dottoressa Fiorentini. Una cerimonia tutta da assaporare, una giornata di ricordi, uno spettacolo piacevole, una sorta di ritrovarsi tra vecchi amici con un pubblico attento, partecipe e spesso plaudente alle battute ironiche di Dinu Adamestianu ed a quelle severe di Piero Orlandini che ha denunciato, facendo nomi e cognomi chi ha deciso che Gela non appaia nelle guide turistiche nazionali e internazionali. A fare gli onori di casa oltre che il sindaco Rosario Crocetta anche il presidente della provincia regionale Filippo Collura, l’assessore provinciale al turismo Enrico Ascia, la professoressa Salvina Fiorilla, esperta in archeologia medioevale e la vicepresidente dell’Associazione siciliana Musei Simona La Spina. .
Su un maxischermo venivano spiegate le fasi della cerimonia con didascalie ed appunti curati da Nuccio Mulè presidente dell’Archeoclub, ma venivano proposti filmati d’epoca ed interviste curate da Franco Longo. .
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I lavori sono stati aperti dal presidente della provincia mentre al tavolo della presidenza Don Pippo Costa ha coordinato gli interventi degli ospiti tracciandone anche una scheda curriculare. “Oggi abbiamo ben quindici aree archeologiche – ha denunciato Nuccio Mulè – ma solo due di esse sono praticamente fruibili. Ma da chi? Non sappiamo di preciso quale è la presenza turistica a Gela, ma non siamo lontani dal vero nel dire che essa è praticamente a quota zero o quasi. Che rabbia vedere i torpedoni dei turisti esteri e nostrani che da Agrigento vanno a Piazza Armerina e da lì direttamente a Siracusa. Diciamolo con franchezza siamo tagliati fuori dagli itinerari turistici isolani, addirittura ci si dimentica pure di citare la nostra città e peggio ancora si consiglia in qualche sciagurato caso di non visitarla. Se non riusciamo – ha concluso con una vena di amarezza Mulè – a far decollare il turismo archeologico, allora è meglio, metaforicamente parlando, risotterrare tutto e lasciare alle prossime generazioni il compito di far fruttare questi nostri giacimenti culturali”. .
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Anche Dinu Adamesteanu, costretto purtroppo alla sedia a rotelle ha pronunciato poche parole, ma significative e con punte di amarezza nel vedere Gela così ridotta male. In una lunga intervista che il pubblico ha potuto seguire dal maxischermo, “Don Bastianu” mentre ricordava i momenti dello scavo, i brevi riposi nella tenda e gli attimi di gioia susseguenti alla scoperta di reperti inestimabili con punte di ironia ha criticato i metodi in cui l’archeologia moderna sta affrontando il problema della gestione dei siti archeologici sognando un ritorno al passato, alla gente di un tempo, ad una Gela senza lo stabilimento. .
La giornata di domenica sarà anche ricordata per l’annullo speciale che l’Ente poste ha effettuato sui francobolli emessi per l’occasione. .
“Mio padre – ha affermato il figlio di Pietro Griffo – è rimasto attaccato a queste terre col cuore e in un modo straordinario. In questi giorni, dopo avere saputo di questa manifestazione, è come se gli avessero fatto un’iniezione di gerovital. Proprio poco fa mi ha dato l’ultimo colpo di telefono e il messaggio che mi ha chiesto passare è un messaggio di amore e di riconoscenza a tutte quelle persone che lo hanno collaborato quando era a Gela. Per mio padre è stata un’avventura collettiva nella quale tutti hanno avuto la loro parte”..
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La cerimonia si è conclusa con la consegna di medaglie e pergamene agli illustri ospiti ed a coloro che in vario modo hanno partecipato alla ricostruzione archeologica della nostra città.


Autore : Nello Lombardo

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