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Corriere di Gela | Intervista al dott. AlarioTerapia del dolore al Vittorio Emanuele
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notizia del 11/03/2007 messa in rete alle 16:43:45

Intervista al dott. AlarioTerapia del dolore al Vittorio Emanuele

Fin dagli albori dell’esistenza la comprensione, il controllo, l’eliminazione del dolore sono sempre stati tra i principali problemi dell’uomo. Tuttavia il dolore molte volte segnala il rischio di perdita dell’integrità psicofisica funzionando come allarme di molte malattie individuabili meglio grazie, appunto, alle sue localizzazioni e alle sue qualità. Ma se tutto questo è vero riguardo alle malattie acute non lo è invece quando il dolore si fa cronico, cioè quando esaurisce il suo compito di sentinella perdendo l’utilità di allarme e divenendo esso stesso più malattia che sintomo.
In medicina il dolore è il più comune sintomo di malattia e indica che nell’organismo sta accadendo qualcosa di nocivo. In tutto il corpo, vi sono particolari sensori nervosi responsabili della prima trasmissione dolorifica al midollo spinale. Una seconda via nervosa nel midollo spinale giunge al cervello dove la “sensorialità” permette di sentire più o meno lo stimolo come dolore, la “cognizione” di capire che si ha il dolore, “l’emotività”, diversa da persona a persona, responsabile della tollerabilità al dolore.
Il dolore in genere è localizzato quando si individua il preciso punto del corpo dove si avverte il dolore; irradiato, nel caso in cui dal punto di origine sembra seguire un decorso lungo un tratto del corpo (ad esempio, un mal di schiena con una irradiazione sciatica); riferito, quando chi soffre indica un’area di dolore cutaneo più o meno vasta senza una chiara localizzazione.
Esistono tipi ed intensità di dolore che devono preoccupare noi tutti quando sono persistenti. La cosa da fare subito in questi casi è andare subito dal medico per individuarne la causa ed applicare l’opportuna terapia per eliminarlo. Oggi si parla tanto in Italia ma anche nella nostra città della cosiddetta terapia del dolore che viene in genere praticata in ospedale. Ad occuparsene è un medico specialista che costantemente deve aggiornarsi per apprendere ed applicare sempre nuove terapie d’intervento. Una delle cause più ricorrenti del dolore è quella riconducibile alla presenza di tumori e metastasi ed è proprio qui che si richiede l’intervento del medico esperto di terapia del dolore. Gianpaolo Alario (nella foto a sinistra con il nostro Nello Lombardo) presta servizio presso l’Azienda ospedaliera che oltre ad intervenire sui pazienti affetti da dolore cronico, ci mette pure quella dose di umanità che qualche tempo addietro era solo prerogativa dei medici di famiglia.
Gianpaolo Alario è nato a Gela nel ’59. Si è laureato a Catania nel 1983. Specializzato in anestesia nell’86, ha lavorato come anestesista in diverse strutture ospedaliere in Sicilia (Caltanissetta, Caltagirone, Vittoria, Gela). Si dice orgoglioso di essere gelese e di essere medico. E’ sposato con la signora Silvana Blanco ed ha un figlio Orazio che frequenta il V° ginnasio. Si è specializzato in terapia del dolore benigno e cure palliative frequentando un master a Palermo.
– Dottor Alario, cosa è il dolore? Una sensazione, un segnale del nostro organismo che avvisa che qualcosa non va bene?
“II dolore è paragonabile ad una ombra che sta dietro di noi; rimane in disparte e poi all'improvviso si pone in primo piano manifestandosi nel corso della nostra esistenza con modalità ed intensità diverse,si può presentare in situazioni fisiologiche normali quali il dolore da parto o in situazioni patologiche quali il dolore da cancro. La cosa importante da dire e che la percezione del dolore può variare da soggetto a soggetto soprattutto in base a fattori emotivi o a fattori genetici come dimostrato da uno studio fatto dalla scuola norvegese di terapia del dolore diretta dal prof. Steen Kaasa alla quale ho partecipato con alcuni casi clinici che ho avuto in trattamento. Da questo studio è venuto fuori che la risposta agli oppioidi, farmaci fondamentali per il trattamento del dolore da cancro e non solo, era diversa tra pazienti che avevano lo stesso livello di dolore e trattati con il medesimo dosaggio in quanto intervenivano dei fattori genetici e si sa appunto che geneticamente siamo diversi l'uno dall'altro. Con lo stessa dose pertanto era diversa la risposta antalgica dei pazienti e c'era chi aveva beneficio e chi no.
– Si può definire il dolore?
“Dare una definizione al dolore è cosa complessa; credo che la definizione più giusta sia stata data dalla international association for the study of pain e cioè che il dolore è una spiacevole esperienza sensoriale ed emotiva associata ad un danno di uno o più tessuti. Da ciò si deduce che il dolore non è una sensazione come la vista o l'udito bensì è una percezione che scaturisce non solo dal rilevamento delle modificazioni chimiche secondarie al danno tissutale ma anche dalla interpretazione personale della lesività come danno; non tutto quello che è doloroso è dannoso ma la percezione del dolore è reale sia se il danno è o non è avvenuto. Nel passato anche la classe medica ha avuto un atteggiamento rinunciatario nei riguardi del sintomo dolore pur avendo enormi ripercussioni sullo stato di salute sia fisico che psichico del paziente. Da alcuni anni però si è superato questo pregiudizio soprattutto sull'utilizzo su più ampia scala dei farmaci analgesici,soprattutto degli oppioidi delle tecniche antalgiche invasive.
– Come si combatte il dolore quando ci troviamo di fronte alla sua cronicità?
“E’ proprio la neurostimolazione del midollo spinale (spiny cord stimulation) ad essere sfruttata al fine terapeutico di combattere il dolore cronico benigno non correlato a malattie tumorali quale quello secondario a ripetuti interventi sulla colonna vertebrale per discopatia con fallimento del trattamento chirurgico, caso del paziente a cui è stato fatto l'impianto di SCS per la prima volta nel nostro ospedale, oppure in pazienti affetti da lombalgia cronica che sono inoperabili per gravi patologie correlate. Ha però altre indicazioni per le nevralgie post erpetiche, dolore da arto fantasma amputato,dolore da lesione di un nervo, l'angina pectoris, dolore da vasculopatia periferica ostruttiva ecc”
– In che cosa consiste e come si pratica?
“La SCS è una tecnica antalgica reversibile per il controllo del dolore cronico benigno intrattabile. Essa prevede l'applicazione di correnti di basso voltaggio al midollo spinale attraverso l'applicazione, che avviene per via peridurale ed in anestesia locale, di elettrodi che stimolano le fibre nervose di diametro largo, inibiscono l'attività delle fibre nervose più sottili e bloccano la trasmissione del dolore. Chiudono cioè il cancello attraverso il quale entra il dolore. L'impianto viene effettuato in due fasi diverse. Nella prima fase viene impiantato un SCS temporaneo per valutare la capacità di adattamento del paziente e per controllare il dolore. Se la risposta è soddisfacente dopo circa due settimane si impianta il neurostimolatore definitivo che viene posizionato sull'addome e a livello del sottocute compatibilissimo con le attitudini di vita del paziente ed assolutamente tollerato. Lo stimolatore ha durata di 5 anni essendo fornito di una batteria, tipo il pacemaker cardiaco, che va sostituito quando perde la carica. I risultati sono soddisfacenti soprattutto sé vengono rispettati i criteri di selezione del paziente e la patologia per la quale è prevista l'applicazione di tale tecnica. Si ha un notevole miglioramento della qualità della vita in quanto si ha un miglioramento dei deficit che il paziente presentava prima dell'impianto”. – Nell’ospedale di Gela si effettua questo tipo di impianto?
“Si certo. Lo abbiamo fatto di recente ottenendo un buon risultato. Si interviene in questo modo quando la terapia farmacologica non è più risolutiva”.
– La terapia del dolore è praticata molto più attentamente nei confronti di coloro che hanno delle neoplasie e metastasi?
“Noi siamo obbligati nei confronti di questi malati in particolar modo a trattare il dolore per dar loro una qualità di vita accettabile ed una morte dignitosa. Sono le cosiddette cure palliative che si somministrano ai malati terminali. Io vivo a stretto contatto con i malati oncologici e mi creda che è triste vederli morire tra atroci sofferenze. Le posso dire che quando hanno un sollievo al dolore, tiro un sospiro di sollievo perché li vedo sorridere. Ed a sorridere sono anche i loro familiari che vivono direttamente quel dramma anche se non in modo fisico”.
– Le strutture nella nostra azienda ospedaliera sono adeguate?
“ Credo proprio che dovrebbero molto migliorare. Purtroppo la qualità dell’assistenza non è tra le migliori. Però c’è un grosso movimento adesso perché è stato istituito il dipartimento oncologico che comprende anche l’hospit, ossia un centro dove vengono ricoverati i malati oncologici che vengono assistiti in tutto e per tutto. Il malato ha un ambiente tutto suo, assieme ai suoi familiari, cosa che non è consentita negli ospedali”.
– Perché ha scelto questa branca specialistica della medicina?
“E’ una scelta che ho maturato pian piano. E’ da 24 anni che sono laureato. Ho fatto l’anestesista, sono stato impegnato nell’emergenza, ho vissuto e vivo delle situazioni particolari molto rischiose. Ho maturato questa esperienza perchè mi sono detto che è importante che qualcuno si occupi di questi pazienti. La mia estrazione è cattolico cristiana e di conseguenza per me questa scelta è stata una guida ed un punto in più che mi fa stare a posto con la mia coscienza”.
– Quale raccomandazione fare ai nostri cittadini ed alle autorità sanitarie?
“ A quest’ultime direi di lavorare moltissimo sulla prevenzione utilizzando i fondi di finanziamento ed ai malati oncologici dico sempre di avere molta fiducia e chiedere sempre di più. Migliore assistenza nelle strutture.


Autore : Nello Lombardo

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