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Corriere di Gela | Il Gela abbraccia il suo pubblico
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notizia del 02/09/2007 messa in rete alle 16:32:53

Il Gela abbraccia il suo pubblico

Partenza agrodolce per il Gela, sconfitto a Pescina dalla matricola abruzzese ma uscito dal campo ospite a testa alta dopo aver sciorinato un’ottima prestazione. E se a quest’ultimo aspetto positivo aggiungiamo quei fattori negativi, vedi sfortuna ed errori arbitrali, che hanno condannato l’undici d’Irrera, appare saggio evitare critiche e mini-processi per l’inizio a mani vuote privilegiando invece l’attenzione sul debutto casalingo contro la Scafatese, altra neopromossa.
Dalla trasferta in Abruzzo sono emerse alcune indicazioni positive, tra cui spicca la personalità della squadra, sempre pronta a creare gioco e ad offendere. Il tecnico Irrera le ha dunque conferito un’identità, impartendole una mentalità sbarazzina in grado di allarmare costantemente gli avversari, ma adesso occorre lavorare sulla condizione atletica e soprattutto sull’approccio alla gara. Il Gela visto nel primo tempo non ha demeritato in modo particolare, ma in fase difensiva è apparso un po’ molle, favorendo l’iniziativa degli abruzzesi. E’ anche opportuno ribadire la sfortuna in cui è incorso il team biancazzurro, poiché le due conclusioni del centrocampista Laboragine sono apparse imparabili, due perle da apprezzare dal punto di vista balistico, e nessun difensore gelese ha demeritato in occasione delle due reti. Basti pensare inoltre ad un ulteriore dato: nella passata stagione, in serie D, Laboragine ha siglato soltanto due gol nell’arco dell’intero campionato, per poi rifilarne altrettanti al Gela nel giro di quarantacinque minuti.
Oltre alla sfortuna, occorre rimarcare l’errore dell’arbitro, il quale ha annullato il gol del pari di Bucolo per un presunto fallo, in realtà inesistente, subìto dall’ex Filippi. Proprio Bucolo ha offerto alla platea una nuova prestazione di rilievo, e anche il nigeriano Ike, autore di una splendida rete, ha confermato lo stato di grazia.
Al di là delle convincenti prove di qualche singolo elemento, nel complesso la compagine gelese sembra presentare lacune in tutti i reparti: in difesa, per esempio, manca un terzino perché Palma appare in netta difficoltà in quella posizione essendo un centrale di ruolo, e inoltre il serio infortunio occorso in settimana, durante l’allenamento, al portoghese Russiano (rimarrà fermo ai box per molto tempo) priva il club di una pedina fondamentale. E ancora: nel 4-3-3 il centrocampo deve possedere fiato e muscoli per coprire adeguatamente la difesa, e deve disporre di una certa qualità per rifornire le punte.
Enzo Berti non sembra reggere per più di sessanta-settanta minuti, e Bucolo, sin qui tra i più convincenti, rischia di essere responsabilizzato in maniera eccessiva, e per un giovane che deve crescere e formarsi non è l’ideale (ricordate D’Aiello e Di Franco nella passata stagione?). Infine l’attacco: è il reparto più completo e assortito sulla carta, ma di fatto, nel prosieguo del torneo, rischia di diventare un reparto costantemente spuntato. Omolade (nella foto) oramai conosce tutti i medici di Gela ed è di casa all’ospedale Vittorio Emanuele; Franciel, abituato ai soffici e ben curati campi tedeschi, svizzeri e ungheresi ha pagato con un immediato infortunio il debutto, neanche ufficiale, sull’indecente terreno di gioco del Presti; e per concludere, Christian Iannelli, cronicamente infortunato da un paio d’anni, sta mantenendo suo malgrado tale condizione anche all’inizio della nuova avventura con il Gela.
Non vogliamo essere pessimisti: ma sulla partecipazione assidua al campionato dei tre attaccanti sopra citati, senza mettere in discussione il loro valore, non punteremmo un centesimo. Rimangono a disposizione d’Irrera Falconieri, anch’egli afflitto da problemi fisici, l’acerbo Monastra, e soprattutto Ike, attualmente il giocatore al quale i tifosi e anche lo staff tecnico e dirigenziale s’aggrappano morbosamente. E se Ike, in media due gol a stagione per lui negli ultimi sei campionati di C2, dovesse gradualmente acquisire il ruolo di salvatore della patria, allora è inevitabile avvertire preoccupazione per le sorti del Gela in campionato. Ci si augura che nell’ultimo giorno di mercato il ds Alabiso possa reperire una o due pedine in grado d’innalzare il tasso tecnico della squadra, magari acquistando un centrocampista offensivo, che abbia il vizio del gol. Nel frattempo occorre concentrarsi sul debutto casalingo contro la Scafatese, avversaria da non sottovalutare. Nella passata stagione, in serie D, la compagine salernitana, allenata da Pirozzi, s’identificava nel duo d’attacco Cosa-Sarli. Per Cosa trentatrè gol in trenta gare, per Sarli ventiquattro gol in trentadue presenze. Ossia la coppia di bomber più forte della serie D.
Conquistata la promozione, la dirigenza campana ha deciso di non confermare, oltre al tecnico, i due cecchini. Una scelta discutibile, ma la società ha preferito rafforzare la difesa con gli innesti di Peruzzi, Micallo e Terracciano, tralasciando l’attacco. A dire il vero il colpo era stato compiuto anche in avanti, mediante l’ingaggio dell’esperto Firmino Elia, ma questi, a causa di continui infortuni, ha rescisso il contratto qualche giorno addietro. Non è dunque da escludere un arrivo importante in zona-gol per la formazione giallo-blu, allenata in questa stagione da Favarin, in passato alla guida del Latina e della Ternana.
La Scafatese è largamente rinnovata, è ancora un cantiere aperto e questo potrebbe facilitare il Gela, atteso da una prova gagliarda innanzi al proprio pubblico.
Irrera dovrà rinunciare ad Omolade, Franciel e Russiano, e difficilmente l’undici iniziale presenterà alcune novità rispetto alla formazione scesa in campo a Pescina. Ci sarà inoltre curiosità sugli spalti per verificare le condizioni del Presti e per ammirare il debutto della nuova maglia, prevalentemente biancazzurra e con strisce verticali giallo-rosse sulle maniche. Il presidente Tuccio, novello Salomone, ha finalmente realizzato la casacca che dovrebbe mettere tutti d’accordo. Il condizionale è d’obbligo, perché qualche tifoso continua a mugugnare, vittima del proprio egoismo.


Autore : Paolo Cordaro

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