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Corriere di Gela | Gianni Virgadaula ricorda l’amico Giuliano Gemma
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notizia del 13/10/2013 messa in rete alle 16:32:07

Gianni Virgadaula ricorda l’amico Giuliano Gemma

Giuliano Gemma è stato il mio mito di gioventù. Ma lo è stato anche per tutti i ragazzi della mia generazione. Negli Anni ’60, ultimo periodo aureo del cinema, ricordo che andavo a vedere tutti i film di Giuliano. E se non avevo molti compiti da fare, entravo al primo spettacolo e uscivo all’ultimo. Per questo conosco a memoria ogni sequenza, ogni scena, direi ogni fotogramma delle pellicole di Gemma, e per questo ne ho sempre ammirato il talento che lo avvicinava molto per la sua completezza ai migliori attori americani. Il fatto che poi, nella maturità, grazie all’amico comune Nino Benvenuti io abbia potuto conoscere Giuliano e diventarne amico, reputo che sia stato un privilegio. Ecco perché alla notizia della sua tragica mote sono rimasto annichilito, incredulo.

Eppure è vero, il celebre Ringo non c’è più. E con lui non se ne è andato soltanto uno straordinario attore, ma anche una persona di grande umanità. Se ne va pure un pezzo importante del cinema italiano, se si considera che l’attore romano fu insieme a Sergio Leone, colui che esportò all’estero il grande successo degli spaghetti western all’italiana, sebbene mai i due ebbero modo di lavorare insieme nonostante la loro grande amicizia. Ora qui sarebbe impossibile riassumere la lunga e fortunata carriera di Giuliano Gemma. Si può solo dire che egli dopo avere fatto una particina in Ben-Hur (1959) di William Wyler e un ruolo già più importante ne “Il gattopardo” (1963) di Luchino Visconti, venne chiamato nel 1965 da Duccio Tessari (lo stesso regista che nel ‘62 lo aveva lanciato in “Arrivano i titani”) ad interpretare il ruolo di Ringo nel film “Una pistola per Ringo” che gli regalò un’immensa popolarità in Italia e nel mondo, ancora oggi difficilmente eguagliabile da altri attori italiani.

Giuliano, grazie anche al suo bellissimo aspetto che lo faceva sembrare un attore hollywodiano, veniva pure chiamato Angel face (faccia d’angelo) ed era adoratissimo dalle donne. Per questo lo chiamarono a recitare anche accanto alla magnifica Michele Mercier nella fortunata serie cinematografica “Angelica”. Seguirono tanti altri successi come “Una pistola per Ringo”, “Arizona Colt”, “I lunghi giorni della vendetta”, “Per pochi dollari ancora”, “I giorni dell’ira”, pellicole spesso accompagnate dalle splendide musiche di Ennio Morricone, attraverso le quali Gemma, conosciuto anche con lo pseudonimo di Montgomery Wood, rafforzò quel suo ruolo di cow-boy buono e lesto con la pistola, sempre pronto a difendere i più deboli. E su questa scia, sempre con Tessari, nell’85 diede volto e anima al più famoso personaggio del fumetto italiano: Tex Willer. Finito poi il filone d’oro del genere western, l’attore venne chiamato in ruoli più impegnativi da importanti registi come Monicelli e Comencini. Con Valerio Zurlini nel 1979 fu lo splendido protagonista de “Il deserto dei Tartari” accanto ad un eccezionale Vittorio Gassman. Con 100 film all’attivo, almeno 20 fiction, e un notevole numero di premi e riconoscimenti, Giuliano Gemma dopo essere stato per tutti gli Anni ‘60 l’attore che in assoluto incassava di più al botteghino (più degli stessi film di Leone, di Terence Hill e Bud Spencer) nella maturità si dedicò alla scultura, arte in cui ha dimostrato di avere un sicuro talento. D’altronde, una caratteristica di Gemma fu sempre quella di eccellere in tutte le discipline in cui si cimentasse. Eccellente sportivo, nel cinema iniziò come stuntman. Da giovane lavorò al circo come trapezista. Ma fu anche un provetto paracadutista e un eccellente cavallerizzo, tanto da sapere cavalcare a pelo i puledri, suo grande passione, come facevano gli indiani.

Con Giuliano c’eravamo sentiti da poco. Era stato lui a chiamarmi a fine luglio. Una telefonata piacevole e affettuosa, durata oltre 40 minuti, durante la quale mi aveva ribadito la sua volontà di recitare nel mio prossimo film “La notte del vino amaro” nel ruolo di un maturo gerarca fascista. L’idea di tornare a girare in Sicilia lo stuzzicava molto perché diceva che la nostra isola gli aveva sempre portato fortuna. E infatti, in Sicilia aveva iniziato a fare il cinema serio con Visconti e in Sicilia ebbe l’opportunità di iniziare una “seconda carriera” interpretando ”Il prefetto di ferro” e “Corleone” di Squitieri. E poi ancora “Un uomo in ginocchio” di Damiano Damiani. Il 1° ottobre però a Cerveteri, un borgo alle porte di Roma dove Gemma aveva da tempo stabilito la sua residenza, tutto si è fermato all’improvviso. All’angolo di una strada un destino avverso lo ha colpito crudelmente mentre transitava con la sua macchina. E stavolta Ringo, colto alle spalle, non ha potuto difendersi. Prima di addormentarsi nelle celesti praterie, ha solo avuto il tempo di chiamare la moglie. Questo il gesto estremo dell’ultimo eroe buono del cinema italiano.


Autore : Gianni Virgadaula

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