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Corriere di Gela | Contratto d’Area, undici anni dopo
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notizia del 01/03/2009 messa in rete alle 15:58:57
Contratto d’Area, undici anni dopo

Il 27 maggio del 1998, all'indomani della drammatica esperienza del conflitto mafioso, la giunta comunale di Gela, guidata dal sindaco diessino Franco Gallo, raggiungeva un obiettivo da molti considerato fondamentale, se non addirittura “vitale”, per lo sviluppo economico dell'intera città: si procedeva, infatti, alla stipulazione del cosiddetto Contratto d'Area, strumento destinato al rafforzamento delle zone più depresse dell'intero territorio nazionale, attraverso la concessione di ingenti capitali pubblici (affiancati a quelli assicurati dall'iniziativa della legge 488 del 1992) in favore di soggetti economici disposti ad investire in presenza di condizioni, ambientali e strutturali, oggettivamente sfavorevoli.
Gela (con il suo comprensorio) venne individuata in Sicilia, insieme ad Agrigento e Messina, al fine di avviare una vera e propria sperimentazione all'interno di un territorio privato, nel passato, di ogni velleità di avanzamento economico: attraverso la sottoscrizione apposta nel 1998 si diede il via allo sblocco di finanziamenti, in massima parte erogati dal Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), per un ammontare pari a 9.682.000,64?, in favore di otto iniziative, selezionate dalla banca istruttrice del Contratto d'Area, la Europrogetti & Finanza, per un totale di 121 occupati.
Diverse voci, sia all'interno degli ambienti istituzionali che di quelli sindacali, assumendo una strategia tipicamente concertativa, concordarono nel plauso in favore dell'iniziativa del governo centrale, finalmente sensibile nei confronti delle istanze provenienti da un'Italia diversa da quella del boom economico ed industriale.
Proprio per siffatte ragioni, onde evitare la perdita dei fondi pubblici già stanziati, l'originario accordo venne arricchito da ulteriori protocolli: il primo, sottoscritto il 30 Marzo 1999, fissava finanziamenti per la somma complessiva di 54.807.000,44€ (dei quali 49.556.000,57€ erogati dal Cipe), diretti verso 19 iniziative, a garanzia di 406 nuovi occupati; un secondo protocollo, firmato il 19 Luglio del 2002, per un primo modulo, ed il 30 Maggio 2005, per un secondo modulo, stabiliva l'erogazione di complessivi 113.240.000,41€, con l'obiettivo di occupare un totale di 603 nuovi operatori.
Un programma sicuramente ambizioso, composto da svariati fattori di premialità, ed incentrato sulla distribuzione di consistenti capitali; per tali ragioni, perseguendo la volontà di escludere ogni intento speculatorio o, ovviamente, contra legem, venne stabilita l'esigenza di un'azione di raccordo, condotta da un'unica entità: si pervenne, così, alla formazione della società Gela Sviluppo, titolare del compito di assicurare il proficuo uso dei finanziamenti statali, guidando tutte le iniziative meritevoli dell'attenzione pubblica.
Ma a distanza di undici anni dalle prime firme, necessarie per l'avvio delle iniziative finanziate, qual è il bilancio nel territorio interessato?
Insufficiente è di gran lunga l'aggettivo che più si adatta a descrivere il risultato globale dell'esperienza gelese: parere che riesce ad accomunare sia la parte sindacale che quella imprenditoriale.
A fronte di una previsione occupazionale complessiva, scaturente anche dalla conclusione dei protocolli aggiuntivi, di 1130 nuovi posti di lavoro, solo una limitata quota è stata realmente coperta (ad esempio il primo protocollo aggiuntivo del 1999 stabiliva 406 nuove assunzioni, anche se in realtà il posto di lavoro si è manifestato per poco più di 190 operatori).
Tali conclusioni pongono evidenti responsabilità in capo a tutti i soggetti, istituzionali ed economici, interessati, fautori di strategie poco efficaci, prive, nella maggior parte dei casi, di un'idonea fattibilità.
Ma lo spreco di preziose risorse pubbliche non deriva esclusivamente da incapacità politiche (si pensi alle modalità d costituzione del consiglio d’amministrazione di Gela Sviluppo), bensì anche da condotte poco trasparenti messe in atto dai destinatari dei fondi nazionali: non sono stati certamente rari i casi nei quali queste stesse entità economiche sono balzate agli onori delle cronache per episodi privi di qualsiasi attinenza con lo sviluppo occupazionale e l'etica d'impresa. Si possono citare svariati esempi: tra i più noti bisogna rammentare l’esperienza del gruppo agroalimentare Zappalà, stabilitosi con grandi clamori presso il territorio di Butera, prevedendo la creazione di tre diverse aziende, e di 224 assunzioni nel solo diretto, ma arenatasi anche a seguito di molteplici denunce sporte dai propri dipendenti (per la maggior parte assunti attraverso forme contrattuali atipiche), costretti spesso a svolgere ore di straordinario non retribuite; tra i meno noti possono citarsi talune iniziative ben presto tramutatesi in procedimenti giudiziari (il caso Tecnoimpianti, quello inerente la Sicilgela srl), fino a raggiungere veri e propri paradossi come quello emergente dalla scelta, effettuata dalla società Enviroil Italia s.p.a., di realizzare un impianto destinato al recupero di oli minerali usati per la produzione di gasolio, procedendo conseguentemente alle necessarie assunzioni, per decidere, alla fine, il mutamento della propria produzione, andando incontro al reale rischio di subire la revoca dei contributi già stanziati. Per l’ennesima volta, dunque, una concreta occasione di sviluppo economico e diversificazione produttiva subisce un evidente arresto, salvo talune realtà virtuose (principalmente nel settore alberghiero ed in quello metalmeccanico); attualmente permangono nella disponibilità del responsabile unico del Contratto d’Area (ossia il Presidente della Provincia di Caltanissetta) somme per 13 milioni di euro, in attesa di essere assegnate in favore di nuovi progetti, si spera più consoni rispetto ad altri precedenti
Il modello del Contratto d’Area ha, purtroppo, registrato diversi fenomeni di sviluppo “drogato”: proprio per simili ragioni è auspicabile che inefficienze di tal fatta non si ripetano anche per il progetto, ancora agli albori, della zona franca urbana.


Autore : Rosario Cauchi

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