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Corriere di Gela | Alcune precisazioni sulle critiche di Corsello
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notizia del 24/10/2010 messa in rete alle 15:53:46
Alcune precisazioni sulle critiche di Corsello

Accolgo volentieri i rilievi critici che Antonio Corsello muove alla mia posizione espressa nell'articolo su Garibaldi ospitato da questo giornale nel numero precedente, perché essi, oltre a costituire un controcanto dialettico interessante intonato da uno che non si nasconde dietro un vieto e preconcetto clericalismo, consentono alcune precisazioni e chiarimenti. A tal fine, per rendere più chiara la mia replica al suo articolo, che il lettore trova su questo stesso numero del "Corriere", procederò per punti.

1) Il romanzo di Garibaldi. Nel mio articolo, lungi dal prendere per vero tutto ciò che Garibaldi dice sui preti e sulla loro corruzione in "Clelia", proponevo soprattutto una riflessione sulle ragioni che hanno portato nel tempo a relegare nel dimenticatoio questo romanzo, che in ogni caso costituisce un documento di grande rilievo sul clima ideologico in Italia negli anni tra Mentana e il XX settembre (1867-1870). Laddove citavo a mo' di esempio il capitolo V, in cui Garibaldi parla dei cimiteri di feti e di bambini trovati in qualche convento, Corsello sostiene che si tratta di una "bufala" e che occorrerebbe pretendere prove basate su documenti. Ora, posto che si tratta di cose così note da essere entrate nel senso comune, ed evitando di entrare nei dettagli di alcune nefandezze compiute da Pio IX (valga per tutti il caso Mortara), vale la pena riportare le stesse parole di Garibaldi, che parla da testimone oculare riferendosi alla breve esperienza della Repubblica Romana del 1849: «Si ritrae dalle statistiche che Roma è la città ove nascono in maggior numero i figli naturali. E degli infanticidi quale è la cifra che danno le statistiche?… Nel 1849, al tempo del Governo degli uomini, io ho assistito a delle ricerche nei penetrali di quelle bolgie che si chiamano conventi e in ogni convento non mancavano mai gl'istromenti di tortura e l'ossario dei bambini. Cosa era quel nascosto cimitero di creature appena nate o non nate ancora? Un senso d'orrore rivolta ogni anima che non sia di prete dinanzi a tale spettacolo. Il prete invece impostore, cresciuto alla menzogna ed all'ipocrisia, deridendo la credulità degli stupidi, è naturalmente propenso a satollare tanto il ventre come la lussuria. E come potrebbe egli contentare gli appetiti del corpaccio se non facendo scomparire i frutti della seduzione o della violenza?». Del resto, sul rapporto degli ecclesiastici, e dei papi in particolare, con il sesso, c'è un recentissimo libro-inchiesta del giornalista e storico spagnolo di origine peruviana Eric Frattini, "I papi e il sesso. Da San Pietro a Benedetto XVI, duemila anni di buone prediche e cattivi raccolti: storie di pontefici gay, pedofili, sposati, incestuosi, perversi" (Ponte delle Grazie 2010). Raccogliendo dicerie, pettegolezzi, testimonianze e documenti storici, Frattini, che pure è un credente, redige un catalogo spaventoso da cui risultano 12 papi sposati, 17 pedofili, 9 stupratori, 22 omosessuali, 7 feticisti, 10 ruffiani, 10 incestuosi, 20 sadici e masochisti (tra cui Pio IX), 1 zoofilo, 4 padri di altrettanti papi, 15 papi figli di preti, 69 concubinari, 2 travestiti e 5 voyeur (con qualche campione che compare in più di una categoria).

2) I fatti di Bronte. Contestualmente, Corsello fa riferimento ai famigerati fatti di Bronte dell'agosto 1860 per dire che anche Garibaldi ha i suoi scheletri nell'armadio. Anche qui, non è questa la sede per una più articolata ricostruzione della vicenda. Vorrei solo precisare che Bixio non fece "una strage degli insorti", ma, a fronte delle sedici vittime della rivolta, fece fucilare dopo un processo sommario cinque presunti capi (gli insorti, sobillati anche da alcuni delinquenti senza scrupoli, si erano dileguati quasi tutti nelle campagne), tra cui un minorato mentale e un innocente conclamato come l'avvocato Lombardo, un liberale scambiato per borbonico. Sullo squallido episodio, che in ogni caso non è tra i peggiori che accadono in margine a guerre di liberazione (si pensi a quello che hanno combinato alcuni reparti americani in Sicilia nel luglio del '43, per non parlare di guerre molto più recenti), il mio punto di vista coincide in gran parte con quello di Leonardo Sciascia, il quale, in un saggio de "La corda pazza", smaschera i luoghi comuni della storiografia filo-risorgimentale attraverso una decostruzione dei meccanismi di mistificazione ideologica contenuti nella celebre novella "Libertà" di Verga, dedicata appunto ai fatti di Bronte. Tuttavia, anche se allude ai rapporti di Garibaldi con gli interessi inglesi a Bronte (e ciò spiega una parte dei motivi che egli aveva per temere i disordini antiborbonici in quella zona della Sicilia), Sciascia dimenticava in quel contesto il difficile rapporto di Garibaldi con i contadini, tra i quali quest'ultimo vedeva sempre aggirarsi i fantasmi del sanfedismo. A torto o a ragione, egli non li amava, come confesserà in una nota a piè di pagina nel secondo capitolo de "I mille", dove è spiegato perché nell'elenco degli eroi - studenti, muratori, carpentieri e fabbri - non compaiano i contadini: «Di cuore avrei voluto aggiungere del contadino, ma non voglio alterare il vero. Questa classe robusta e laboriosa non appartiene a noi, ma al prete, col vincolo dell’ignoranza. E non v’è esempio di averne veduto uno tra i volontari. Essi servono, ma per forza, e sono i più efficaci istrumenti del dispotismo e del clero».

3) Padre Pio. Mi sorprende che tra "i moltissimi di santa vita che tanto bene hanno diffuso attorno a sé" Corsello citi Padre Pio, di cui certamente conosce la discussa e discutibile storia. Già all'inizio degli anni Venti, padre Agostino Gemelli, medico e psicologo di notevole competenza scientifica, lo considerava un imbroglione autolesionista e psicopatico e recentemente sono emersi degli appunti inediti di Papa Giovanni XXIII risalenti al 1960 in cui Padre Pio è considerato responsabile di un "immenso inganno" e di un "disastro di anime" (cfr. Sergio Luzzatto, "Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento", Einaudi 2007). E chiedo a Corsello, dal quale mi sarei aspettato piuttosto un riferimento a don Lorenzo Milani o a don Pino Puglisi, se non considera un disastro di anime, ovvero una ecatombe culturale, l'attuale business sulla credulità popolare che ruota attorno a un personaggio intellettualmente insignificante e moralmente equivoco come Padre Pio, su cui la Chiesa di oggi specula e si ingrassa, mentre dall'altro lato essa trova da ridire sul Nobel a Robert Edwards, il padre della fecondazione in vitro. Questi due fatti non basterebbero da soli a giustificare l'anticlericalismo ideologico più radicale?


Autore : Marco Trainito

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