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Corriere di Gela | Gela, tiepidi segnali di ripresa
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notizia del 21/10/2007 messa in rete alle 15:44:52

Gela, tiepidi segnali di ripresa

Segnali di risveglio. Nonostante l’assenza per squalifica di ben tre difensori centrali, il tecnico del Gela Stefano Sanderra ha presentato a Noicattaro una formazione ben equilibrata, in grado di strappare un buon pareggio (primo punto in trasferta). Anche in Puglia i biancazzurri sono stati tartassati dal direttore di gara: concessi in favore dei padroni di casa due rigori, di cui uno sventato dall’ottimo Zahalka, e poi l’espulsione di un ingenuo Di Franco che ha impedito al Gela la conquista di un salutare successo esterno. Squadra ancora ultima in classifica, e domenica occorre necessariamente battere al Presti la Val di Sangro, compagine estremamente solida in difesa.
Rincuorato dalle ultime prestazioni, il presidente Angelo Tuccio (nella foto) ci concede un’intervista per analizzare il deludente avvio di stagione con uno sguardo al futuro, sperando che lo stesso riservi gioie e non dolori per il club. Con estrema schiettezza, il massimo dirigente ne ha un po’ per tutti, rimproverando tecnici, giocatori, imprenditori, politici.
– Ingegnere, per quale motivo il Gela ha patito un avvio di stagione talmente difficile? A chi attribuire le responsabilità?
«Indubbiamente l’ultimo posto è inatteso e ciò mi riempie d’amarezza. Credevo che il lavoro svolto sortisse altri effetti, così non è stato e siamo tutti responsabili della posizione in classifica. Io di certo ho sbagliato nella scelta di Irrera, perché ha dimostrato di non essere all’altezza per questa categoria. Il suo operato si è rivelato alquanto deludente».
– Si sente tradito da qualcuno in particolar modo?
«No, non avverto alcun tradimento. Però devo ammettere che dalla squadra m’aspettavo qualcosa in più, ma le ultime prestazioni sono state confortanti. Nelle prime giornate di campionato, a parte la disfatta di Lamezia, il Gela non ha mai offerto prove particolarmente negative. Ma in difesa una maggiore attenzione era auspicabile».
– Molti l’accusano d’aver smantellato il gruppo che ha conquistato i play-off nella passata stagione. Cosa risponde?
«Io credo che l’undici titolare attuale sia più forte rispetto a quello ammirato nello scorso torneo. Alcune rinunce sono state imposte da motivazioni proprie dei giocatori, vedi i casi di Recchi e Fabbro. Abbiamo qualche giovane in più in panchina e per noi puntare sulle nuove leve è importante; sono anche consapevole che questa politica possa far pagare dazio al club. Però bisogna saper gestire i giovani, centellinarne l’impiego, non responsabilizzarli. Per esempio, Bucolo in allenamento regala magie, ma poi nelle gare ufficiali paga l’inesperienza. Irrera ha sbagliato in questo: Parlagreco in panchina era un’eresia, e il centrocampo con Berti e Bucolo utilizzati dal primo minuto non mi sembrava all’altezza. Anche da Berti m’aspettavo un maggiore apporto, considerata la sua esperienza, ma le sue ultime prestazioni sono state anch’esse positive e quindi sembra in ripresa».
– E’ pentito per la rinuncia a Comandatore? Un elemento con il suo carisma non avrebbe fatto comodo a questo Gela?
«La scelta di rinunciare a Comandatore è stata una delle poche decisioni che ho azzeccato in questa stagione, per una serie di motivazioni personali che non posso e non voglio spiegare».
– Com’è possibile risalire la china? Quali requisiti servono?
«Occorre ritrovare la serenità e l’equilibrio tattico. Abbiamo compiuto passi importanti con il ritorno di Sanderra e l’assunzione di Giuseppe De Filippis nel ruolo di consulente tecnico e amministrativo (ma di fatto svolgerà le mansioni di direttore sportivo –ndr). Quest’ultimo sta operando per reperire un esterno destro di centrocampo, ruolo scoperto dopo il passaggio al 4-4-2. Un giocatore è già arrivato in prova mercoledì, ossia Perrotta, cugino del centrocampista della Roma e della Nazionale. Ne arriveranno altri. Poi a gennaio interverremo per acquistare un regista per il centrocampo e un forte difensore centrale. Ma dovranno essere elementi di grande qualità». – Crede ancora nei play-off?
«Possiamo ancora ottenere grandi risultati, ma alla luce della posizione in classifica è controproducente parlare di play-off. Prima dobbiamo uscire dai bassifondi. Anziché pensare al caviale, cerchiamo di procurarci il pane…».
– Il rapporto con il Catania subisce ridimensionamenti a seguito dell’esonero di Irrera?
«Il nostro rapporto si è sempre mantenuto su livelli di sufficienza. Da uno a cento direi che l’intensità della collaborazione è pari a tre o quattro. Noi non siamo una società satellite, abbiamo solo chiesto alcuni giocatori e li abbiamo ottenuti».
– Due terzi degli arbitri provengono dalla D e sembrano pagare l’inesperienza. Dovremo sorbirci i loro errori ancora per molto?
«Credo che il problema non sia risolvibile nell’immediato. Non dobbiamo pressarli, facciamoli lavorare con serenità. Noi non desideriamo regali in campo, ma soltanto che operino con imparzialità ed equilibrio».
– Tifosi, politici, imprenditori: note dolenti della sua esperienza al timone del Gela?
«I tifosi spesso hanno peccato d’immaturità, basti pensare ai comportamenti assunti ad inizio stagione per i colori. Mi fa incavolare però l’idea, radicata in città, che noi dovremmo fungere da traino per tutti, quando a volte ci piacerebbe essere trascinati e stimolati dagli altri. Nella passata stagione la società è stata abbandonata, ma incredibilmente in questo torneo noto che il nostro progetto viene addirittura osteggiato. Gli imprenditori gelesi non si fanno vedere, sono passivi. Non capiscono l’importanza che riveste il Gela per la città».
– Ha mai pensato all’idea che la sua spiccata personalità possa non spingerli all’ingresso in società??
«Certo. E infatti mi ero dimesso per dare spazio a questi presunti imprenditori interessati al club. Ma non s’è fatto vivo nessuno».
– E l’amministrazione comunale?
«Straordinaria. Ha mostrato grande abilità. Nel prenderci in giro. Basti pensare all’impianto d’illuminazione: in India, e parlo dell’India, sarebbe stato realizzato in una settimana. Qui invece non solo i lavori non procedono, ma addirittura non vengo tranquillizzato, non ricevo alcuna comunicazione. La Ghelas multiservizi è assolutamente impreparata e inadeguata. E’ una vergogna, stanno massacrando la città. E ancora: da maggio grido ai quattro venti l’esigenza di un intervento di manutenzione sul terreno del Presti, e solo adesso mi comunicano che è stata avviata la gara per l’affidamento dell’incarico. E sarà assegnato ad una ditta priva d’esperienza, m’immagino quale possa essere il risultato dei lavori. Siamo nel terzo mondo, manca la programmazione, il buon senso, la competenza. Ecco come vengono ripagati i miei sacrifici, da politici che promettono e non mantengono».
– Concludiamo. A distanza di quattordici mesi dal suo ingresso nel mondo del calcio, è nauseato, stanco o ancora entusiasta?
«Adesso è prematuro fare bilanci. Ma la sera del quattro maggio ci sarà il resoconto generale, e in molti dovranno scavare nella propria coscienza pagando le scelte compiute. Sono stato abbandonato dall’amministrazione, dagli imprenditori, da tutti. E questo sarà preso in considerazione. C’è la convinzione che il Gela Calcio sia uno sfizio di Tuccio: è un grave errore, il club appartiene alla città, e se continuerò a constatare che il mio progetto non solo non viene condiviso e sposato dall’imprenditoria, ma che addirittura si prosegue nell’ostacolarlo, allora potrei anche gettare la spugna».


Autore : Paolo Cordaro

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