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Corriere di Gela | Note sull’atletismo della credenza
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notizia del 07/11/2010 messa in rete alle 15:33:56
Note sull’atletismo della credenza

Ha ragione Corsello a evitare di cadere in un "dialogo infinito" e sterile con me e a invitare a mettere un punto al nostro scambio di idee. Sono d'accordo e dico di più: mi dichiaro sconfitto su tutta la linea e chiedo clemenza. Chi, come me, si ispira al razionalismo critico e in materia di fede coltiva il sospetto sistematico, mentre in ambito politico auspica la sempre più compiuta realizzazione di una società aperta, libera e laica, non ha più nulla da obiettare quando l'interlocutore ricorre da un lato alla prova dei "mille miracoli" che sarebbero "sotto gli occhi di tutti" (due espressioni che nella migliore delle ipotesi sono delle iperboli esageratissime) e dall'altro alla retorica della nostalgia filoborbonica (com'era bello quando c'era Franceschiello). Ecco perché cedo le armi: sul terreno dell'irrazionale perdo a tavolino.

Ma c'è un passaggio nella precedente replica di Corsello che vorrei discutere a parte e in chiave più generale, perché mi sembra rivelatore di uno stile di pensiero molto preciso che oggi è oggetto di attenzione da parte di filosofi e scienziati. Di fronte ai forti dubbi sulla serietà di Padre Pio avanzati da personalità rilevantissime della gerarchia ecclesiastica (tra cui un papa molto stimato come Giovanni XXIII), Corsello scrive: «Per me è un segno evidente della sua santità l’essere stato perseguitato dalla stessa Chiesa, compreso quel sant’uomo di papa Giovanni XXIII». Ora, questa argomentazione si basa su uno schema di ragionamento fallace, ancorché molto diffuso. Che sia errato è evidente dal punto di vista logico: un dato a sfavore può certamente non essere una confutazione definitiva, ma non può mai essere trasformato in una conferma! Eppure molti, anche in buona fede, commettono proprio questo errore logico. Com'è possibile? Più avanti fornirò un paio di ipotesi di spiegazione avanzate dalle scienze cognitive e dalle neuroscienze. Prima, però, illustrerò meglio la fallacia logica tramite esempi diversissimi tra loro, tratti dalla letteratura, dalla storia e dall'attualità più scottante.

Nell'ultimo episodio della serie del commissario Montalbano, "Il sorriso di Angelica", uscito il 21 ottobre scorso presso Sellerio, Camilleri costruisce una scena in cui il Commissario, pentito di aver tradito la fidanzata, telefona a quest'ultima per confessarle tutto. Ebbene, Livia non gli crede e tronca la discussione chiudendogli il telefono in faccia, semplicemente perché lo ritiene impossibile. Ricorro a questo esempio perché oggi è chiaro che l'ossessione amorosa attiva più o meno le stesse aree del cervello legate alla fede cieca religiosa e/o politica ed è caratterizzata appunto da una disposizione alla fiducia e alla ricerca esclusiva di conferme tale da rendere particolarmente resistenti alle smentite. Per esempio, se per un cattolico la parola di un papa è in genere autorevole, lo è molto meno se dice cose non gradevoli su Padre Pio o su San Gennaro, che presso certe masse sono oggetti di una fede così intensa da essere indistinguibile dall'idolatria e dalla follia d'amore.

Com'è noto, nel suo ultimo romanzo, "Il cimitero di Praga", uscito il 29 ottobre scorso presso Bompiani, Umberto Eco torna per l'ennesima volta sulla vicenda della fabbricazione, verso la fine del XIX secolo, dei famigerati "Protocolli dei Savi di Sion", in cui gli ebrei annuncerebbero il loro complotto per la conquista del mondo. Si tratta di un falso clamoroso e conclamato, redatto soprattutto dai servizi segreti della Russia zarista, che tuttavia ha esacerbato l'antisemitismo al punto da preparare il terreno culturale ai campi di sterminio. Uno che infatti ha creduto ciecamente alla loro autenticità è stato Hitler, il quale in un passo del "Mein Kampf" (I, 11) riproduce esattamente la fallacia argomentativa di cui stiamo parlando: «Essi si fondano su una falsificazione, piagnucola ogni settimana la "Frankfurter Zeitung": e in ciò sta la miglior prova che sono veri». Andando ai nostri giorni, qual è uno degli argomenti principali usati da berluscones d'assalto come Sallusti, Belpietro, Bondi, Capezzone, Cicchitto, Bonaiuti ecc. per difendere l'assoluta irreprensibilità del Capo? Berlusconi, dicono, è l'uomo più indagato d'Italia; quindi è con tutta evidenza perseguitato dalle procure, ovvero è un martire della Magistratura. Si noti il clamoroso "non sequitur": è con ogni probabilità un errore dedurre che egli sia il più delinquente di tutti dal fatto che sia il più indagato; ma è certamente un errore dedurre che egli sia per questo innocentissimo, ovvero una povera vittima dei giudici cattivi, come vogliono i suoi tirapiedi.

Come si vede, lo stato mentale della fede intensa – sia essa di tipo erotico, religioso o politico – è caratterizzato da quello che qualcuno chiama "atletismo della credenza", ovvero dalla capacità di dare una prestazione di contorsionismo cognitivo tale da trovare una conferma qualsiasi pur di resistere alle evidenze contrarie, fino al capolavoro atletico di trasformare una prova contraria in una prova a favore (è il famoso "Credo quia absurdum": ogni evidenza scientifica mi dice che la resurrezione e transustanziazione sono fisicamente impossibili? E io ci credo lo stesso, così sarò un uomo di fede!).

Cosa dicono filosofi e scienziati su questo "atletismo della credenza"? Secondo Dawkins e Dennett, che studiano il problema dal punto di vista delle unità culturali minime che usano i nostri cervelli per replicarsi come virus (i cosiddetti "memi"), il pool di memi che forma ad esempio una credenza religiosa (o una fede politica) particolarmente intensa contiene tra i suoi costituenti un meme ben preciso che veicola un'istruzione del tipo: "Se resisti alle prove contrarie e alle critiche darai una prova migliore della tua fede". Esattamente il contrario di quanto accade con i pool di memi che costituiscono le teorie scientifiche, le quali incorporano istruzioni che incoraggiano la critica e la revisione continue. D'altra parte, Gazzaniga e Ramachandran (due dei massimi neuroscienziati americani contemporanei, i cui cognomi tradiscono la loro origine rispettivamente italiana e indiana), hanno fatto delle scoperte interessantissime sulla diversa funzione dei due emisferi cerebrali che gettano luce sul problema che stiamo discutendo. A quanto risulta da certi esperimenti, l'emisfero sinistro è quello che costruisce narrazioni e spiegazioni coerenti sul mondo per mettere ordine al caos delle informazioni in arrivo dall'esterno, mentre l'emisfero destro è quello che fa la parte dell'avvocato del diavolo e informa il primo che certe evidenze consigliano un mutamento di opinione. Insomma, il primo produce credenze, il secondo fornisce materiale per la loro revisione. Ebbene, lo stile cognitivo dei soggetti sembra così legato al grado di comunicazione tra i due emisferi del loro cervello: se questi comunicano poco (forte lateralizzazione), il soggetto tende a mantenere le proprie credenze sul mondo e a sottovalutare le evidenze contrarie; se invece comunicano molto (debole lateralizzazione), il soggetto tende a prendere sul serio i controesempi alle proprie credenze. Inutile dire che anche in questo caso vale la regola aurea secondo cui "In medio stat virtus", perché è poco raccomandabile essere sia dei soggetti che ignorano qualsiasi evidenza contraria (i folli d'amore per una persona, per un santo o per un dio) sia dei soggetti che cambiano idea in continuazione (le vittime di qualsiasi ciarlatano).


Autore : Marco Trainito

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