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Corriere di Gela | Il Consiglio provinciale pronto anch’esso a dare battaglia
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notizia del 14/05/2011 messa in rete alle 15:18:56

Il Consiglio provinciale pronto anch’esso a dare battaglia

E’ indubbia l’attenzione che il consiglio provinciale di Caltanissetta abbia prestato sempre per i problemi della nostra città. Ma venerdì 13 maggio scorso ha voluto puntare i suoi riflettori ancor più marcatamente decidendo, su proposta del nostro concittadino consigliere provinciale Totò D’Arma, di celebrare una seduta straordinaria e monotematica presso l’aula consiliare del Comune di Gela. E lo ha fatto con gran pompa mobilitando diciassette consiglieri provinciali (tanti erano i presenti) e tante altre autorità. Il presidente dell’organo provinciale Filippo Mancuso quando ha dichiarato aperti i lavori ha voluto fare un elenco dettagliato degli inviti che aveva diramato. Veramente tanti. Solo che all’invito hanno risposto i sindacati (Alessandro Piva, Silvio Ruggeri e Gallo), i sindaci di Mazzarino, Riesi, Butera , l’amministrazione comunale di Gela rappresentata dall’assessore Peppe Ventura, l’ing. Enrico Spada di Siciliacque, l’ing. Gozzo di Caltaqua, il presidente della provincia Federico ed alcuni suoi assessori, il presidente dell’Ato idrico Nando Maurelli. Poi c’erano anche numerosi consiglieri comunali.

E tutti gli altri? Oseremmo dire i più importanti, ossia gli interlocutori principali? Dov’era la deputazione locale che ha preferito disertare e non sappiamo perché. Forse lo sappiamo e non sbagliamo se affermiamo che la loro latitanza che dura da tempo è sicuramente l’espediente per non sorbirsi sonori fischiate da chi li cerca da tempo perché diano una mano al loro territorio di appartenenza a crescere. E gli assessori regionali ed altri rappresentanti della presidenza regionale? Dire che si è fatta passerella sarebbe come mortificare la buona fede di coloro che hanno voluto esternare delle opinioni, indicare dei percorsi per superare l’emergenza Gela avviando con o contro la Regione una vertenza di respiro provinciale. La seduta provinciale, come ha precisato il presidente Mancuso non si sarebbe dovuta concludere con l’approvazione di un documento, ma doveva servire a sviscerare i problemi legati all’emergenza idrica nella provincia di Caltanissetta, al problema delle dighe fatiscenti e pericolanti, al problema del consorzio di bonifica ed al dessalatore che è stato messo in stand-by. E così è stato. Nessuna conclusione, ma il proposito di riunire la conferenza dei capigruppo per la prossima settimana, valutare e riflettere su tutte le istanze che sono emerse dal dibattito e chiedere quindi un tavolo di negoziato con la Regione per affrontare in chiave politica e non tecnica la miriade dei problemi che ruotano attorno all’acqua.

Questo problema sta così a cuore all’organo provinciale ed alla stessa amministrazione Federico che hanno deciso di aderire al movimento per rendere pubblica la gestione dell’acqua. I nostri parlamentari dovranno svegliarsi e marciare uniti perché il problema, tutto politico, venga portato a Palermo e si parli ad armi pari col presidente e con gli altri consiglieri regionali perché per risolvere la questione “acqua”, occorrerà intervenire modificando la norma che autorizza Siciliacque a spadroneggiare e, come molti consiglieri provinciali hanno detto, a defraudare il nostro territorio. Nel corso del dibattito è emerso con chiarezza che occorreva cambiare registro e il solo intervento risolutore è quello politico perché altrimenti Gela ed il suo territorio continueranno a soffrire la sete. Va risolto una volta per tutte il discorso del fermo del dissalatore modulo V bis, perché, come afferma Siciliacque, c’è abbastanza acqua negli invasi. Si afferma che ci sono 19 milioni di metri cubi cubi sufficienti al fabbisogno dei cittadini (per Gela ne sono sufficienti 8 mila metri cubi).

Ma per la irrigazione dei campi, per gli agricoltori e l’hinterland tutti lamentano che non bastano. Sintomatica la frase iniziale del presidente Mancuso quando osservando attraverso la grande vetrata della sala consiliare l’immensa distesa azzurra del nostro mare così si esprime: “Nei deserti riescono a portare l’acqua e nessuno soffre la sete e qui noi con tanta acqua a disposizione non siamo capaci di avere a sufficienza questo prezioso liquido!” Parole sante che sono state riprese da molti consiglieri che hanno ribadito la necessità di riavviare il dissalatore che potrà garantirci nei momenti di emergenza. Ha preso per primo la parola il consigliere Cannizzo che ha ricordato le tante battaglie condotte dal consiglio comunale e dal consiglio provinciale per affrontare sempre le emergenze. Quella sanitaria, dell’occupazione, dell’ambiente ed ora quella idrica.

A conclusione del suo intervento ha chiesto l’individuazione delle responsabilità cercando di capire da che parte stanno le negligenze. Il consigliere D’Arma ha ricordato le grandi battaglie intraprese nel passato come consigliere comunale. Ha parlato di gente sfiduciata che vuole fatti e che ora è giunto il momento di mobilitarci tutti. Forte la denuncia di Piero Lo Nigro che l’aveva già ribadita nella seduta consiliare del giorno precedente. “Speriamo che la vostra presenza – ha detto Lo Nigro rivolto ai colleghi consiglieri provinciali - sia positiva. Voglio dire con chiarezza che con la legge regionale è stato svenduto il nostro territorio. Siciliacque impossessandosi della nostra acqua delle dighe la vende a Caltaqua. Questa è un’azione di banditismo puro. Come si può affermare che la quantità di acqua è sufficiente proprio ora che ci avviamo verso l’estate?” Pronta la risposta dell’ingegnere Enrico Spoto di Siciliacque. “Posso affermare che gli invasi mai come quest’anno sono pieni. Possiamo far fronte a tutte le richieste di Agrigento, Enna e Caltanissetta senza alcun problema. Per questo abbiamo pensato di lasciare in stand by il dissalatore che nel giro di una settimana potrebbe essere avviato in caso di emergenza”. Affermazioni queste che sono state contestate da Alessandro Piva che in fatto tecnico è profondo conoscitore.


Autore : Nello Lombardo

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