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Corriere di Gela | Teatro e società moderna
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notizia del 15/03/2009 messa in rete alle 15:18:32
Teatro e società moderna

Lo spettacolo teatrale, alla stregua di un qualsiasi organismo vivente, può esistere solo in presenza di due fondamentali componenti, garanti della sua sopravvivenza: gli attori e gli spettatori. La presenza di questi due “organi” ha da sempre permesso all'opera teatrale di rappresentare vicende ed accadimenti cruciali nel percorso storico dell'umanità. Tematiche riprese nel corso di un incontro-dibattito, svoltosi all'interno dei locali di Palazzo Ducale, organizzato dall'associazione gelese Arci-Le Nuvole e da quella catanese Icarus. Relatore di grande valore è stato l'autore ed attore, Antonio Caruso, formatosi presso la scuola del teatro Stabile di Catania, affermatosi anche al di fuori del territorio siciliano, grazie soprattutto alle sue produzioni indipendenti, molto distanti da quelle ufficiali, ma assai apprezzate dalla critica specializzata. L'appuntamento si è aperto con l'introduzione svolta da Luciana Carfì, tra le responsabili dell'associazione Arci-Le Nuvole, convinta dell'assoluto spessore del progetto, coordinato insieme ai componenti dell'associazione Icarus, di un laboratorio permanente dell'attore, con sede proprio a Gela, destinato alla formazione di nuove leve del palcoscenico.
Dopo i tradizionali onori di casa (durante i quali la stessa Carfì ha voluto ricordare le tante iniziative intraprese dal gruppo Arci, finalizzate principalmente alla costruzione ed attivazione di una diversa forma di economia solidale) il proscenio è stato completamente occupato da Antonio Caruso. Nel corso della propria relazione, condotta senza seguire alcuno schema prestabilito, l'autore catanese ha, anzitutto, ricordato l'avvio del laboratorio permanente dell'attore, strumento molto utile in un territorio, come quello gelese, bisognoso di teatro e dell'incisivo messaggio da questo scaturente: conseguentemente anche l'attore non deve in nessun modo estraniarsi dal sistema sociale, ma deve comprenderlo, con l'obiettivo precipuo di poterlo interpretare efficacemente. Il teatro non deve mai assurgere al ruolo di struttura completamente impermeabile alle istanze sociali, pena la sua completa inutilità ed astrattezza.
Ma, secondo Caruso, il successo dell'attività teatrale non dipende esclusivamente dall'operato del regista e dei suoi attori, dovendosi obbligatoriamente coniugare alla condotta del pubblico, chiamato non semplicemente ad assistere, ma addirittura a partecipare attivamente: ragion per la quale lo stesso non potrà mai sottrarsi ad un dovere di formazione, difficilmente eludibile. La condizione da ultimo richiamata si impone in presenza di un sistema mediatico in grado di imporre, nei confronti di chi vi partecipa assiduamente, taluni modelli privi di una qualsiasi valenza pedagogica. Anche il pubblico, in definitiva, deve imparare ad accettare ed apprezzare una modalità di narrazione diametralmente opposta a quella offerta dai mezzi di comunicazione di massa; solo così sarà possibile far nascere una nuova visione della complessa realtà sociale contemporanea. L'auspicio sarebbe quello di un ritorno allo spirito originario del grande teatro greco, catalizzatore di un diverso sentire da parte del pubblico, indotto ad assumere una percezione per certi aspetti mistica. Bertold Brecht, vero e proprio genio del teatro novecentesco, a tal proposito, amava far trasparire attraverso le sue opere l’anelito didattico del teatro ed al contempo quello sociale dell'attore: sintetizzando un'istanza certamente presente nelle parole di Antonio Caruso.


Autore : Rosario Cauchi

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