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Corriere di Gela | Gli scatti di Clik Toti per immortalare storie di vita
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notizia del 17/11/2013 messa in rete alle 14:53:33

Gli scatti di Clik Toti per immortalare storie di vita

Come gli artisti di fama internazionale conosciuti con i loro soprannomi che celano dietro la vera identità, anche Gela nasconde artisti con uno pseudonimo noto ormai a tutti. Salvatore Licco (nella foto) passerebbe inosservato se non dicessimo che in realtà stiamo parlando del fotografo professionista “Click Toti”. Come tanti esperti di arte, Toti apprende la sua passione, ormai diventata un mestiere, da autodidatta. Studia, osserva, abbozza, disegna e – quasi come una conseguenza – si interessa alla fotografia. La sua prima macchina fotografica fu un giocattolo di plastica di cui ricorda ancora il nome, una Bencini Comet, un marchio italiano sparito nel tempo, e alla quale è legato ancora da un affetto a tratti inspiegabile. La prima vera macchina però fu una Canon professionale A1, acquistata con il suo primo stipendio, che custodisce gelosamente e con la quale iniziò tutto. Insieme al fotografo Cristoforo Legname, ormai scomparso, cominciarono le prime mostre in giro per l’Italia di fotografie miste a pittura.

«Parlare al giorno d’oggi di fotografia – dice Toti – è estremamente facile. Tutti abbiamo uno strumento di ripresa tra le mani, a partire dalla macchina fotografica più eccelsa alla fotocamera del cellulare. Ma la storia della fotografia ha radici lontane, nel 1816 circa, con la prima foto di un paesaggio realizzato dall’autore Joseph Nicephore Nièpce. Alcune scuole di pensiero dicono addirittura che un primo inizio si abbia con Leonardo Da Vinci e la Sacra Sindone, frutto di esperimenti fotografici. I grandi artisti in questo ambito sono tanti, uomini che hanno dato vita al fotogiornalismo, ossia al racconto di fatti storici e di cronaca, che hanno cambiato il mondo e che la fotografia ha immortalato per il resto degli anni».

L’artista, il pittore, lo scultore, il regista, l’attore, il produttore cinematografico, il fotografo e quanto di più grande ci possa essere nel genio umano e al quale Toti si ispira è Andy Warhol, precursore della Pop Art. Avendo imparato tutto da solo, con le sue forze, Toti si definisce un fotografo in continua ricerca, che non ha ancora smesso di apprendere.

«In Italia purtroppo non ci sono vere e proprie scuole di fotografia. Esistono solo degli istituti privati, che rilasciano attestati. E’ inesistente un albo che ci riconosca professionisti e ci troviamo così sempre tra l’incudine e il martello a lottare per un mercato che non ci è molto favorevole. Al di là di tutto questo però io amo la fotografia. Il termine in sé per sé – continua – vuol dire “scrivere con la luce” e questo avviene quando con una macchina fotografica si punta un soggetto che entra attraverso le lenti dell’obiettivo e colpisce la pellicola o il sensore digitale presente oggi in tutte le macchine fotografiche».

Da sempre Toti con la sua arte ha cercato di scrivere storie profonde. L’avvento della tecnologia e nello specifico di programmi che modificano le immagini come Photoshop, hanno inciso sul mondo della fotografia. Prima bisognava intervenire manualmente, adesso si hanno infinite possibilità, le immagini vengono manipolate su diversi fronti, si creano anche situazione surreali, ma un programma del genere non può sostituire il fiuto, l’occhio attento di un osservatore che coglie dettagli, sfumature, emozioni.

«C’è una fotografia fra tutte – confessa Toti, quasi emozionandosi – alla quale sono particolarmente legato. E’ un’opera, una pop art, in cui ritraggo le mani di mio padre mentre gioca a carte. L’ho dedicata a lui quando è scomparso, intitolando l’opera La partita della vita che tutti siamo destinati a perdere. Sono legato a queste mani possenti, da gran lavoratore, rugose, che mi hanno dato la vita».

Dal 6 al 31 dicembre il fotografo Toti organizzerà una mostra presso l’ex orfanotrofio Regina Margherita nella quale, con 150 scatti, racconterà Gela vista in notturna. Vicoli e vie suggestive del centro storico saranno i soggetti rappresentati.

«Ringrazio il sindaco Fasulo – conclude il fotografo – il direttore del locale, l’architetto Morana e il centro Salvatore Zuppardo per tutto il supporto che mi stanno dando per la realizzazione di questa iniziativa».


Autore : Greta Smecca

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