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Corriere di Gela | Protocolli Eni dal Piemonte a Gela in cerca di una soluzione “transitiva”
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notizia del 27/11/2010 messa in rete alle 14:45:41
Protocolli Eni dal Piemonte a Gela in cerca di una soluzione “transitiva”

La notizia risale ad alcuni giorni fa: Eni e Ministero dell'Ambiente starebbero per concludere un protocollo d'intesa finalizzato ad eliminare, fin dall'origine, ogni ulteriore scontro giudiziario fra multinazionale e territori ospitanti. Trenia i siti ricompresi nella trattativa, anche quello gelese. Stando alle informazioni fino ad oggi disponibili, l'accordo, esteso a tutti i centri industriali Eni della penisola, potrebbe permettere alla società di risarcire le comunità colpite dall'incidenza della sua produzione attraverso meccanismi transattivi: insomma, un patto preventivo teso ad evitare conseguenze giudiziarie economicamente più dure.

La multinazionale e il Ministero dell'Ambiente, in ogni caso, si avviano a percorrere una strada che, stando agli esperti, potrebbe anche concludersi con il raggiungimento di un'intesa globale sul tema. Il campanello d'allarme per Eni è scattato in una precisa data. L'8 luglio di due anni fa, il giudice Grillo Dolores del Tribunale di Torino ha depositato le motivazioni di una sentenza tendenzialmente destabilizzante per le sorti della società. Una decisione che condanna “Syndial spa-Attività Diversificate”, entità controllata dalla multinazionale, ad un risarcimento di quasi 2 miliardi di euro.

Stando al magistrato torinese, infatti, i responsabili dello stabilimento di Pieve Vergonte, piccolo centro della provincia di Verbano-Cusio-Ossola, non avrebbero adottato le necessarie precauzioni per evitare sversamenti di Ddt tra le acque del Lago Maggiore: consuetudine in grado di racchiude un periodo di sei anni, dal 1990 al 1996.

Un risarcimento da due miliardi di euro, nonostante l'appello già proposto dai legali dell'azienda, potrebbe veramente nuocere ai conti del gruppo. L'obiettivo è, quindi, evitare una seconda Pieve Vergonte: niente aule di tribunale ma solo una trattativa privata in sede ministeriale.

L'opzione del protocollo, tale da poter evitare ulteriori grattacapi anche in un contesto che ancora risente di cinquant'anni di persistente avanzata industriale come quello di Gela, trae origine dalla legge n.13 del 2009 che a sua volta ha quale base di partenza il decreto legge n.208 del 2008. “Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell'ambiente”, questa la denominazione del decreto legge che dovrebbe consentire ad Eni e Ministero dell'Ambiente di stipulare un protocollo, già intensamente contestato. L'articolo 5 del decreto specifica tutte le principali conseguenze legate alla conclusione dell'accordo transattivo.

“La stipula del contratto di transazione, non novativo, conforme allo schema autorizzato ai sensi del comma 4-si legge nel testo- comporta abbandono del contenzioso pendente e preclude ogni ulteriore azione per rimborso degli oneri di bonifica e di ripristino ed ogni ulteriore azione risarcitoria per il danno ambientale, ai sensi dell'articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349, o della Parte VI del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonché per le altre eventuali pretese risarcitorie azionabili dallo Stato e da enti pubblici territoriali, per i fatti oggetto della transazione. Sono fatti salvi gli accordi transattivi già stipulati alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonché gli accordi transattivi attuativi di accordi di programma già conclusi a tale data”.

Al di fuori dei tipici schemi, anche lessicali, delle norme di legge, è semplice individuare alcune condizioni susseguenti all'accordo: abbandono di ogni controversia già pendente e veto verso qualsiasi nuova azione da condurre all'interno delle aule di tribunale, sia per quanto concerne il danno ambientale che per tutto quello che si riferisce agli oneri di bonifica.

Un muro che, ovviamente, non sbarrerà la strada solo alle pretese dello Stato, per il tramite del Ministero dell'Ambiente, ma, ancora, agli stessi enti locali che ospitano i siti industriali. Una simile ipotesi è già stata bollata alla stregua di un “accordo tombale”, contrario a qualsiasi forma di rivalsa. Le prime reazioni, assai circostanziate, sono giunte anche da Gela attraverso le parole dei rappresentanti del movimento “Io Amo Gela” che hanno parlato di un'intesa che “lascia solo le briciole a Gela”.


Autore : Rosario Cauchi

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