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Corriere di Gela | Terenziano lascia l’Mpa-Pds: troppo statico, altro che movimento
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notizia del 17/11/2013 messa in rete alle 14:40:20

Terenziano lascia l’Mpa-Pds: troppo statico, altro che movimento

Prima si è dimesso da capogruppo dell’ex Mpa, poi si è autosospeso dal partito, ora ha formalizzato le sue dimissioni dal Partito dei siciliani (questa la nuova denominazione del partito di cui è fondatore Raffaele Lombardo) dopo una lunga riflessione senza alcun rimpianto. Del resto di acqua sotto i ponti ne è passata da quando Terenziano Di Stefano (nella foto) vi si iscrisse. Da qualche anno, a parte il rapporto umano sempre forte col gruppo consiliare e con colui che prima era il punto di riferimento, ossia l’on. Pino Federico, in quel partito non ci si ritrovava più. Quei programmi erano ormai superati; sfumati gli obiettivi, inesistente una leadership locale e regionale. Per cui Di Stefano non ce l’ha fatta più a rimanere in un partito che non dice più nulla: non una proposta politica, più proteso a privilegiare ruoli che costruire un progetto politico, e infine non più luogo di confronto e di dibattito. Di qui la sua decisione che è sfociata in una lettera trasmessa al coordinatore cittadino del Pds-Mpa Ugo Costa, con cui comunica con grande rammarico di rassegnare le proprie dimissioni dal partito. Molte le motivazioni, tra cui quel rinnovamento tanto promesso e mai realizzato e la mancanza di obiettivi reali.

– Di Stefano, viene da lontano questa sua decisione di dimettersi dall’ex Movimento per l’autonomia? Me lo conferma?
«Confermo. E’ una scelta maturata da diverso tempo. Risale da dopo le regionali. I dissapori e i malumori all’interno del gruppo gelese sono iniziati per via del risultato poco piacevole del deputato locale. Le elezioni nazionali hanno fatto il resto quando Raffaele Lombardo aveva chiesto una candidatura forte nel territorio che doveva far capo all’on. Federico ed invece si optò per una candidatura diversa. Furono proposti diversi nomi tra i quali il mio. Con Federico andammo da Lombardo a Catania e lì si decise per la mia candidatura».

– I risultati non furono lusinghieri. Ci fu sicuramente un disimpegno organizzativo.
«Ho avuto vicino solo la schiera dei miei amici».

– Certamente è mancato l’appoggio dell’intero apparato di partito, ma al di là di ciò, ci saranno state altre motivazioni più profonde. Che so: la non attualità di quei programmi ed obiettivi di quel partito.
«Dice bene. Non esiste più un coordinamento regionale o provinciale. L’unico punto di riferimento del partito a Gela era Pino Federico. Altre figure di livello provinciale o locale non sono mai esistite. Infine siamo di fronte ad un partito che giorno dopo giorno perde pezzi e sicuramente fra un paio di mesi non esisterà più come gruppo regionale».

– Esiste al momento per lei una figura o un punto di riferimento politico?
«Assolutamente no. Per affrontare e risolvere problematiche del territorio, posso dirle tranquillamente che potrei rivolgermi all’on. Arancio o all’on. Federico i grillini. Da questo punto di vista. Non ho mai avuto altri punti di riferimento se non Pino Federico. Pensi che ho conosciuto Raffaele Lombardo due giorni prima delle elezioni nazionale del 2012 ed io militavo nell’Mpa dal 2007».

– Come sono stati i rapporti con il gruppo consiliare Mpa?
«Sempre buoni. E confesso che questo distacco mi costa caro. Dal 2007 ad oggi si è formato un bel gruppo. Purtroppo devo dire anche che è un gruppo non omogeneo, che va avanti per proprio conto e, mettendomici dentro anch’io, si caratterizza per la sua autoreferenzialità. Poi non voglio parlare della giunta. Su tre assessori dell’Mpa uno risponde veramente al partito, mentre gli altri due rispondono solo al sindaco. Nessuno mi può smentire su questo».

– Si è dichiarato indipendente in consiglio comunale?
«Sì. Ieri (lunedì 11 novembre) ho presentato una nota all’ufficio di presidenza in cui comunico di uscire dal Partito dei siciliani ex Mpa, per aderire al grosso gruppo degli indipendentisti».

– Guardando indietro, la storia di questa consiliatura è costellata di molti fuoriusciti dai partiti o movimenti con cui si presentarono alle elezioni e sono approdati al gruppo misto.
«Il problema va collegato alle elezioni comunali. Il rimescolamento delle carte operato prima dal Tar e poi dal Cga con i sei che dalla lista civica sono passati al Pd, io che dalla lista civica sono passato nell’Mpa, e l’aver tutti appoggiato il sindaco Fasulo è stato un grande errore. Forse sarebbe stato più opportuno formare tutti insieme un gruppo unitario valutando gli atti volta per volta. Nessuno di noi è mai stato considerato per quello che vale, ma solo per essere un numero, un voto».

– Lei si è distinto per essere stato latore di interrogazioni e mozioni di certo spessore. Può affermare di avere raccolto qualche frutto?
«Nei confronti dell’amministrazione comunale penso di sì. Ci sono state problematiche forti che abbiamo posto all’attenzione dell’Amministrazione. Ricordo quella dell’AJ Mobilità, la questione dei mercatini rionali, gli atti del Mac Donald’s e dell’Agroverde, portati in consiglio all’ultimo momento. Se molte cose non sono andate bene, la responsabilità è dei funzionari e dei dirigenti».

– A suo giudizio sono finiti i tempi del leaderismo legato ai Crocetta, Speziale, Donegani, Federico, Arancio ecc.
«Non saprei. Di sicuro c’è che questi deputati sono stati ridimensionati. A dimostrarlo, le ultime elezioni regionali. Però continuano a far politica e sapranno quando riproporsi. A livello nazionale qualche fatto nuovo c’è. Stanno emergendo figure nuove ed il vecchio rischia veramente di uscire di scena».

– Quale ruolo assumerà ora in consiglio comunale?
«Non cambierà nulla in me nel modo di far politica. Continuerò a fare interrogazioni e presentare mozioni. Se ci saranno atti votare in favore della maggioranza, lo farò tranquillamente. Nessun tatticismo. Lavorerò con trasparenza nell’interesse della città».


Autore : Nello Lombardo

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