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Corriere di Gela | Elezioni/Ci vorrà una scelta di cuore
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notizia del 17/01/2010 messa in rete alle 14:39:31
Elezioni/Ci vorrà una scelta di cuore

Tra qualche mese si torna nuovamente alle urne per l’elezione del successore di Rosario Crocetta alla guida dell’amministrazione comunale e per il contestuale rinnovo del massimo consesso civico. In vista di questo nuovo appuntamento elettorale, nei partiti di entrambi gli schieramenti si cominciano ad avvertire le prime fibrillazioni, soprattutto per la scelta dei candidati alla funzione di primo cittadino, che dovranno fare da traino per le rispettive coalizioni (centro-destra e centro-sinistra).
Entrambi gli schieramenti hanno seri problemi interni, che rischiano di provocarne la paralisi, se non addirittura la frantumazione; e se nel centro-destra il confronto dialettico è tra i partiti della coalizione, particolarmente tesa, nonostante le apparenze, si va facendo la situazione nel centro-sinistra ed, in particolare, in seno al Partito Democratico, dove – per stroncare le velleità di chi ostinatamente, continua a rivendicare/strombazzare la propria candidatura ed è già, da mesi, in campagna elettorale – l’europarlamentare ed ex sindaco Crocetta, è arrivato ad ipotizzare (con tono minaccioso) anche una sua personale e diretta discesa in campo, forte del fatto che, in tale evenienza, non ci sarebbe trippa per... gatti. Appare evidente che la diatriba interna al Pd fa perdere di vista i problemi della città (e ve ne sono ancora tanti!), in quanto, anziché discutere di programmi da sottoporre all’attenzione ed alla condivisione dei partiti alleati, si perde tempo prezioso, con riunioni ed incontri,che, al momento, appaiono del tutto inutili, se non, addirittura, controproducenti, perché inveleniscono gli animi e determinano fratture che, talvolta, diventano insanabili. Mentre invece, le gravi condizioni economiche e sociali della città impongono a tutti maggiore senso di responsabilità, accantonando, se dovesse risultare utile alla causa comune, anche le proprie ambizioni personali. Privilegiando gli interessi della nostra comunità.
Comunità alla quale consegniamo alcuni cenni della sua storia degli ultimi cinquant’anni, anni che segnarono una svolta epocale, sul piano demografico, economico e sociale, e ,dalla quale la politica e chi fa politica, ma anche i comuni ma determinanti elettori, ne possono trarre i dovuti insegnamenti-guida per riportare la realtà gelese verso equilibri di base, eliminando, laddove possibile e conveniente, tutte quelle storture che ne hanno caratterizzato il profilo.
Fino alla metà degli anni Ottanta, Gela viveva nelle stesse condizioni di altre realtà siciliane (Siracusa, Ragusa, Milazzo) che, dopo il boom degli anni Sessanta/Settanta, prodotto dagli insediamenti industriali realizzati per la raffinazione del petrolio e la lavorazione dei suoi derivati, avevano cominciato ad avvertire (eravamo nel Natale del 1976) gli effetti della crisi, che avrebbe prodotto pesantissime ricadute sui livelli occupazionali, sia del diretto (cioè il settore chimico), sia, soprattutto, dell’indotto, in cui operavano metalmeccanici, edili ed addetti al facchinaggio e ad altri servizi.

La ricchezza petrolio. Le società petrolifere, dopo avere sfruttato l’immensa ricchezza che veniva dal sottosuolo siciliano e dopo avere, in violazione delle più elementari norme di tutela ambientale, provocato l’inquinamento atmosferico e marino nelle zone sud-orientali dell’isola e nella fascia centro-meridionale, causando centinaia di decessi, aventi come causa primaria varie forme di neoplasie, avevano (era la tarda primavera del 1977) annunciato la chiusura di numerosi reparti nei diversi stabilimenti, che avrebbe provocato, come immediata conseguenza, il licenziamento di migliaia di lavoratori.
La levata di scudi che ne seguì fu massiccia ed unitaria, con scioperi generali, cui parteciparono decine di migliaia di persone (non solo, quindi, i soggetti interessati direttamente dal ridimensionamento dei livelli occupazionali, ma anche appartenenti a categorie diverse) e portò alla convocazione delle parti in causa presso il Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica (furono gli onorevoli Morlino e Scotti, rispettivamente ministro e sottosegretario del suddetto dicastero a svolgere l’opera di mediazione).
Il risultato che si ottenne fu certamente positivo, anche se non completamente. Dal momento che i provvedimenti di espulsione dal ciclo produttivo vennero confermati, ma i licenziamenti furono revocati, grazie ad uno strumento normativo (la Cassa Integrazione), che, in qualche modo, avrebbe assicurato, alle maestranze coinvolte, la possibilità di beneficiare, mensilmente, di un indennizzo pari all’80% della retribuzione fino a quel momento percepita.
Nonostante la crisi economica che aveva colpito il nostro territorio, i consumi delle famiglie non fecero registrare, comunque, eccessive contrazioni, alimentati com’erano da altre fonti di reddito, derivanti sia dalle rimesse provenienti da coloro che avevano intrapreso la strada dell’emigrazione, sia anche da altre attività, come quella agricola, i cui operatori, abbandonate le tradizionali e poco remunerative produzioni, sull’esempio di quanto era stato già positivamente sperimentato, nel vicino territorio vittoriese, realizzarono una colossale, meritoria e fortunata trasformazione, con centinaia di ettari di terra sabbiosa ed incolta che furono destinati alla localizzazione di insediamenti di serre ed alla produzione di primaticci.

L’abusivismo edilizio. Un altro settore che permise di assorbire una gran quantità di lavoratori fu quello dell’edilizia abitativa, ancorché illegale, che, però, determinò il saccheggio del territorio circostante, con una moltitudine di terreni agricoli (dove, principalmente, da secoli, erano stati coltivati cotone e frumento) trasformati in aree edificabili, con il loro selvaggio frazionamento, esclusivamente proteso alla realizzazione del massimo profitto, incurante della consequenziale distruzione di una buona parte dei famosi Campi geloi, che erano stati tanto cari ai coloni delle isole greche di Creta e Rodi, che, nel 689 a.C., avevano fondato la città, dandole il nome di Ghelas, traendolo da quello del fiume che la lambisce, a quell’epoca vorticoso ed, addirittura, in parte pure navigabile.
Nacquero così e per precise responsabilità politiche ed amministrative le migliaia di costruzioni abusive che, se da un canto permisero di soddisfare le accresciute necessità abitative di altrettante famiglie, dall’altro hanno prodotto quell’autentico scempio paesaggistico, che, purtroppo, negli anni e nei secoli a venire, rimarrà – come diceva Le Corbusier – eloquente testimonianza del “modo di vivere di un’epoca”, cioè senza regole e, ove pure esistenti, senza il rispetto delle stesse. Purtroppo, la carente attività di contrasto del fenomeno (affidata ad un’apposita squadra, ma di appena tre unità, dei Vigili Urbani) determinò, nel tessuto sociale cittadino, un ulteriore esiziale sconvolgimento, con l’insorgenza, prima ed il radicamento poi, di una diffusa cultura dell’illegalità. Che, ben presto, si sarebbe estesa anche in altri settori della vita cittadina e, soprattutto avrebbe posto le premesse di quel fenomeno delinquenziale, che avrebbe, da lì a poco, trasformato le piazze e le strade della città in teatro di orrendi delitti e determinato un clima di paura fra la gente, preoccupata di potersi trovare, senza averne alcuna colpa e/o per avverso destino, coinvolta, suo malgrado, in uno dei tanti regolamenti di conti fra elementi appartenenti a bande rivali, che avevano iniziato, a colpi di pistola e di lupara, a farsi una cruenta guerra, lasciando sul campo centinaia di morti e di feriti più o meno gravi, per il controllo del territorio ed, in particolare, di attività illecite, quali i primissimi traffici di droga, l’acquisizione – attraverso società ed imprese direttamente o indirettamente controllate e gestite – di appalti e subappalti miliardari all’interno ed all’esterno dell’area industriale, nonché le estorsioni ai danni di imprenditori, commercianti e professionisti.

La superficialità della politica. Le forze politiche si fecero trovare impreparate ad affrontare tale emergenza. Anzi, furono, per certi versi, insensibili e non raccolsero il grido di dolore che si levava dalla società civile, esposta alla barbarie ed a varie forme di vessazione e di violenza; costretta a subire ed a soddisfare, senza fiatare, le pretese di quei soggetti che, incuranti delle conseguenze penali dei loro comportamenti, avevano cominciato a taglieggiare gli operatori economici locali, grandi e piccoli. Ricorrendo, all’occorrenza, ad attentati dinamitardi e/o incendiari e, in taluni casi, come quello del commerciante Gaetano Giordano, titolare del più noto ed avviato negozio di profumi e cosmetici, anche all’eliminazione fisica di coloro che si rendevano renitenti e non versavano il cosiddetto pizzo.
Negli ambienti politici, quegli avvenimenti non produssero una seria riflessione, non determinarono, soprattutto, un’inversione di tendenza, un reale cambiamento nel modo di affrontare i problemi della città. Ed, anzi, mentre la comunità soffriva di quella mortificante ed avvilente condizione e viveva nell’angoscia, coloro che erano chiamati ad amministrare, a guidare il cambiamento ed a promuovere lo sviluppo si distinsero (in negativo!) per la loro superficialità ed, in qualche caso, per la loro insensibilità, provocando disgusto e rabbia in larghissimi strati della società civile. Costretta ad assistere, impotente, al progressivo sfaldamento del tessuto sociale ed economico della città e, nel contempo, a pagare le conseguenze dell’eccessiva litigiosità fra le forze politiche (ma, talvolta, anche all’interno dei singoli partiti e, soprattutto, in seno al gruppo della Democrazia Cristiana, che, all’epoca, deteneva la maggioranza relativa in Consiglio comunale), che creava falle nelle coalizioni al governo della città, producendo continue crisi, che finivano con il paralizzare l’attività politico/ amministrativa, bloccando la programmazione e realizzazione di opere di primaria necessità ed importanza per la comunità.
Per dare un’idea dello squallido spettacolo cui fummo costretti ad assistere in quegli anni, basta ricordare che, negli anni Ottanta, nel periodo compreso tra il 1983 ed il 1990, cioè nell’arco di 7 anni, alla guida della civica Amministrazione furono chiamati ben 5 Sindaci e cioè il democristiano prof. Salvatore Minardi (dal 3 febbraio del 1982 al mese di agosto dell’anno successivo); l’avv. Giacomo Ventura, transitato, dopo una lunghissima militanza nelle file del partito socialdemocratico, nella Democrazia Cristiana (in carica dal 12 settembre 1983 al 25 ottobre del 1984);il democristiano geom. Gaetano Paladino (dal 26 ottobre dello stesso anno al 25 agosto del 1985); il socialista dott. Vincenzo Tignino (dal 26 agosto 1985 al 21 agosto dell’anno seguente), a capo di una Giunta municipale di sinistra, cui i rappresentanti del Psi diedero vita grazie ad un accordo con il Pci, il Psdi ed il Pri, ma che era priva di una maggioranza qualificata nel civico Consesso, potendo contare esattamente sulla metà dei 40 consiglieri che ne facevano parte.

Passarono tredici mesi ed i socialisti, sempre con Enzo Tignino, tornarono alla guida della città, capeggiando una giunta, di cui fecero parte rappresentanti della Dc, del Psi e del Pri. Fu in quegli anni che cominciò ad essere particolarmente avvertita l’esigenza che la città potesse contare su un organo d’informazione locale e sull’azione di stimolo e controllo che, dalle colonne dello stesso, si sarebbe, inevitabilmente, potuto ed anche dovuto esercitare.

L’onta dello scioglimento per mafia del Consiglio. Dopo una terza sindacatura Tignino, e poi ancora di Bambili e dell’on. Placenti, tutti socialisti, torna un Dc (l’avv. Pippo Vitale). Da qui – 1991 – lo sciolgimento non del tutto giustificato del Consiglio comunale. Due anni di commissariamento e il ciclone Tangentopoli, che risparmia la nostra città, ma crea le basi per una riforma elettorale che porta all’elezione diretta del sindaco.
Arriva Franco Gallo, primo sindaco eletto a suffraggio popolare. Due mandati, di cui il secondo conclusosi traumaticamente con le dimissioni con un anno di anticipo. La riforma porta stabilità in quanto permette al sindaco di sfuggire al ricatto dei consiglieri e dei partiti, ma di fatto crea un continuo avvicendarsi di assessori (ora scelti dal sindaco), compromettendone la continuità amministrativa.

L’era crocettiana e le prossime elezioni. Dopo Gallo, Crocetta. Caratterizza la sua azione con una lotta senza quartiere ad ogni forma di illegalità, ma ci vanno di mezzi i problemi quotidiani della comunità, molti dei quali restano insoluti. Viene eletto al Parlamento europeo e torna un commissario, che porterà alle nuove elezioni del Sindaco e del Consiglio comunale.
I cittadini/elettori di questa nostra città dovranno presto assumersi, coscientemente e senza farsi irretire da lusinghe e promesse, o condizionare da ricatti e/o minacce, la responsabilità di scegliere la futura classe dirigente, che, attraverso l’oculata gestione della Cosa pubblica locale e senza alibi di tempo, sappia promuovere e creare imprescindibili condizioni di sviluppo economico e sociale, per il pieno recupero della dignità che troppe volte ci è stata calpestata e la riaffermazione del nostro orgoglio di figli di una terra prospera e generosa. Un fortunato binomio che nessuno le ha regalato, ma che la storia, pur nell’alternanza di situazioni ed eventi, le ha riconosciuto ed assegnato. Elio Cultraro


Autore : Elio Cultraro

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