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Corriere di Gela | Gorgone d’oro 2013, il poeta Salvatore Di Dio «meritava qualcosa di più»
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notizia del 16/06/2013 messa in rete alle 14:36:18
Gorgone d’oro 2013, il poeta Salvatore Di Dio «meritava qualcosa di più»

L’apparente semplicità del testo poetico del gelese Salvatore Di Dio, segnalato, solamente, nel recente premio nazionale di poesia “Gorgone d’oro” svoltosi a Gela, sottoposto ad un esame più attento, si rivela invece degno di migliore collocazione nella graduatoria, di maggiore considerazione e di approfondimento contenutistico.

Nella poesia si narra del ricordo giovanile di Salvatore Di Maria quando correva con il padre “sulle zolle secche/della terra spaccata dall’arsura” e la luna era “lanterna di luce”. Quest’ultimo un verso poeticamente nuovo ed originale, fra le innumerevoli immagini riservate alla luna da tempo immemore.

Era il periodo della vendemmia e del mosto; degli affanni del padre che operava fra i “grappoli d’oro sui tralicci”.

Ancora un'altra inconsueta visione che si impone, con forza, nella economia del testo; con il padre che assume un ruolo preponderante rispetto alla madre.

Quando è notorio che la madre nella concezione siciliana ha, tradizionalmente, un ruolo di primo piano.

Al riguardo, ce lo ricorda, per esempio, lo scrittore agrigentino Matteo Collura nel suo recente libro “La Sicilia fabbrica del mito” quando scrive che “… non è più un mito il maschio siciliano, perché in una terra rimasta mitica la popolazione maschile sembra rimasta fuori posto” mentre “quella femminile, al contrario, rifulge di rinnovato fascino…”.

Ma per Di Dio l’uomo, il padre nel ricordo, rappresenta sempre un mito: un impasto di memorie indelebili, di momenti di tristezza e di felicità, che, l’accavallarsi del tempo e del sogno, rinnovano continuamente.

Una prerogativa patrimonio del “miracolo” della poesia intimista che, nel tempo non ha mai perso il fascino della fantasia e dei fantasmi prediletti.

In questa poesia di salvatore Di Dio che ha per titolo “Mio padre alla katura”, il poeta si rivede “ancor bambino quando/seduto sulle possenti spalle di mio padre/mi stringevo sicuro sul suo collo/…”, esalta il padre e ne fa un mito personale.

L’autore ci presenta quasi una saga familiare e agreste che offre, attraverso i versi, l’immagine, apparentemente primordiale, della campagna siciliana: fra zagare, ruscelli, paglie gialle, bacche e zolle non contaminate da forzature chimiche.

Una terra ch ricorda quella pastorale, bucolica, alimentata dalle memorie di Di Dio che vive a Gela, là dove resistono le ombre di Eschilo e ne ha assorbito le accattivanti essenze liriche e sognanti.

Tali essenze è riuscito a trasferirle, attraverso una sua intimista elaborazione, in un singolo testo poetico.

In una sintesi di sentimenti che slargano e riescono ad appagare e ad avvincere il potenziale fruitore; cioè tutti coloro predisposti alla lettura, ad accettare le immagini sognanti ed amorevoli di un figlio devoto come Salvatore Di Dio.

Miti, sogni, ricordi intensi di presenze ormai lontane e rinverdite dal bacillo della poesia. Non è cosa da poco, in questa nostra epoca distratta.


Autore : Federico Hoefer

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