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Corriere di Gela | Nuova criminalità al femminile
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notizia del 17/01/2009 messa in rete alle 14:33:53
Nuova criminalità al femminile

Recentemente la città di Gela è stata scenario di due importanti operazioni di contrasto nei confronti della criminalità organizzata locale: mi riferisco a quella denominata dagli inquirenti Mater familias, nonché a quella indicata come Pro domo sua.
Nel primo caso le lunghe indagini, condotte dal Comando dei Carabinieri di Gela, hanno consentito di individuare una prospera attività di spaccio di sostanze stupefacenti, realizzata da Concetta Lucchese insieme ai figli e alle mogli di quest'ultimi; nel secondo caso, invece, l'attività d'inchiesta, assai estesa, ha consentito, in origine, l' emissione di provvedimenti restrittivi della libertà personale per il reato di usura, seguiti, negli ultimi giorni, da quelli derivanti dall'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, destinati all'intero nucleo familiare del boss della stidda Antonino Cavallo.
Le due vicende, apparentemente differenti e distanti, almeno dal punto di vista giudiziario, presentano, al contrario, talune affinità in alcun modo trascurabili.

Protagonisti delle attività criminali sono anzitutto due nuclei familiari, quello dei Peritore e quello dei Cavallo, a conferma di una caratteristica peculiare delle organizzazioni criminali operanti nel territorio gelese e non solo: la presenza di gruppi operativi chiusi, i cui componenti sono normalmente legati fra loro da strettissimi rapporti di parentela, realtà già manifestatasi all'epoca della tragica guerra di mafia degli anni ‘80-’90.
Un ulteriore fattore di connessione si riscontra proprio nella centralità di due personaggi: Concetta Lucchese e Giuseppina Ciaramella.
Le indagini condotte, infatti, hanno ribadito con forza la preminenza di queste due figure femminili, vere e proprie strateghe delle imprese criminali concretizzatesi. In tal senso appare assai significativa la scelta della polizia giudiziaria di denominare l'indagine che ha permesso di demolire un'intera catena di spaccio, organizzata dalla famiglia Peritore, facendo ricorso alla tipica definizione latina di Mater familias.
Nell'etimologia classica una simile espressione veniva utilizzata proprio per descrivere, pienamente, il ruolo della donna all'interno del nucleo familiare: fondamentalmente legato alla sua capacità procreativa, condizione essenziale affinchè le fossero riconosciuti il valore, la dignità e la maestà di madre.

Ma a differenza della donna romana, dedita prevalentemente alle attività essenziali per la buona organizzazione della casa ed il sostentamento dei figli, ed in ogni caso titolare di una posizione evidentemente subordinata a quella dell'uomo, le cronache odierne della nostra città ci consegnano figure molto distanti da quelle tradizionalmente rintracciabili all'interno dei sistemi criminali, soprattutto meridionali.
Siamo da sempre stati abituati a confrontarci con organizzazioni di stampo marcatamente patriarcale, all'interno delle quali le donne avevano assunto ruoli defilati, prive di ogni possibilità di partecipazione attiva alle svariate azioni delittuose. Lo scenario attuale, invece, ci riserva un predominio, strategico ed organizzativo, di talune donne all'interno di sodalizi criminali.

I responsabili dell'operazione Mater familias non hanno mancato di sottolineare l'importanza capitale dell'operato di Concetta Lucchese, vera e propria capo famiglia, in grado di imporre ordini ai propri figli maschi: pronta, peraltro, in diverse occasioni a riprenderli, qualora il programma criminale concepito non fosse stato eseguito secondo quanto originariamente previsto. Una descrizione similare emerge anche dal resoconto dell'operazione Pro domo sua, imperniata sulla collocazione apicale, all'interno del gruppo malavitoso, di Giuseppina Ciaramella, vera e propria mente dell'intera attività usuraria, capace, tra le altre cose, di incutere forte timore nei confronti delle proprie vittime (prevalentemente imprenditori), costrette a subire violenze di ogni tipo, qualora non fossero riuscite a restituire l'intero importo ottenuto, comprensivo, ovviamente, di altissimi interessi.
Eventi di tal fatta appaiono certamente nuovi nel contesto gelese, ove le donne all'interno delle organizzazioni criminali non hanno mai assunto ruoli significativi, se non come fedeli compagne dei capi delle stesse; il fenomeno si è maggiormente manifestato, invece, sempre negli ultimi anni, in altre zone di spiccata presenza malavitosa: caso emblematico è quello di diverse donne riuscite ad ottenere il controllo di clan camorristici.
Una delle cause scatenanti può rintracciarsi nella perenne assenza di diversi personaggi di spicco della criminalità gelese, rinchiusi in diverse carceri italiane a causa di pesantissime condanne subite; in simili condizioni le donne, da sempre al loro fianco, sono indotte ad una scelta: rinnegare totalmente il passato, optando per un futuro diverso, oppure assumere le redini del comando, proseguendo nell'opera del compagno o realizzandone una differente


Autore : Rosario Cauchi

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