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notizia del 07/03/2010 messa in rete alle 14.32.47
L'Opinione/Disastro raffineria e ambiente
Il tema dell’ambiente e della salute non deve essere trattato come un privilegio, ma come un diritto.
“La Sicilia come il Texas”, è quello che all’inizio molti pensavano. Mezzo secolo dopo il conto del sogno è servito: malformazioni, malattie da industrializzazione, risorse idriche devastate e sottratte ai territori, criminalità organizzata.
Era stato appena costruito un polo petrolchimico che rappresentava una speranza di sviluppo per l’isola. Oggi tocchiamo con mano che quel modello produttivo ha messo a repentaglio la vita stessa, facendo di questa città un caso emblematico.
Nessun chiarimento, sino ad oggi, su questa multinazionale presente da 50 anni a Gela e sulle sospette morti e disastri ambientali.
Gela è l’unico sito in cui si brucia pet-coke e si muore di cancro più che altrove. Gela non ha saputo alzare la testa.
E’ necessario un cambiamento della mentalità e delle strategie degli investimenti. Non va bene l’arroganza e la mancanza di sensibilità dei vertici della Raffineria, che dopo che il consiglio comunale aveva deliberato la dismissione del pet-coke hanno completamente ignorato tale storica decisione.
A proposito di arroganza, non dimentichiamo che il Comune di Gela ha notificato alla direzione del petrolchimico dell'Eni l'ingiunzione di pagamento di una mega-bolletta da 5 milioni di euro riguardante conguaglio e maggiorazione della tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) (come prevede la legge in caso di omessa denuncia). Pur occupando (tra uffici, impianti, magazzini, depositi e strade) una superficie di 500 ettari, la Raffineria di Gela avrebbe finora pagato una tassa di appena seimila euro l'anno, riguardante i duemila metri quadrati dichiarati per la sola mensa aziendale.
In altre realtà industriali siciliane e nazionali, i comuni con il pagamento della tarsu, riuscivano ad introitare un quantum considerevole di svariati milioni di euro l'anno".
L'Eni si è giustificata affermando che sull'area del petrolchimico la tassa non è dovuta, in quanto lo smaltimento dei rifiuti avviene in proprio.
E’ stato verificato però che a Priolo, Augusta, Melilli, Siracusa e in altri stabilimenti della penisola, la tassa sui rifiuti è regolarmente pagata dalle aziende relativamente all'intera superficie della fabbrica, pur con le dovute riduzioni ed eventuali limitate esclusioni, in presenza di un servizio aziendale di raccolta della spazzatura.
L’Amministratore Delegato della Raffineria risponde duramente: "Abbiamo già preparato il ricorso contro quella che definiamo una cartella pazza (sic).
Io dico che se realmente la raffineria vuole intraprendere un vero percorso di trasparenza e di confronto con la comunità locale deve cambiare completamente logica e rotta (non pensi soltanto a fare utili di esercizio) .
Secondo qualche autorevole esponente del Pd ,con l’investimento di 100 milioni di euro annunciati dall’Eni, attraverso la Syndial, sono cambiati i termini ed il linguaggio del rapporto. Si parla di bonifica, innovazione e riconversione, ma da quanto tempo assistiamo alla solita pantomima?
Rileviamo, invece che il percorso di trasparenza e di confronto serio e franco è stato disatteso. Infatti, all’interno della raffineria continuano a registrarsi ritardi negli investimenti di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti.
I lavoratori dell’indotto non possono assumere le sembianze di vittime sacrificali da adagiare sull’altare della dismissione. La maggior parte dei lavoratori dell’indotto vive da mesi in regime di cassa integrazione e ferie obbligatorie. La maggior parte di loro è a monoreddito, con accensione di mutuo o prestito e il disagio sociale di interi nuclei familiari è cresciuto ed esaspera i problemi, palesando gesti estremi.
Tutto questo senza che dalla raffineria arrivi un minimo di informativa al consiglio comunale, come avrebbe dovuto fare secondo elementari protocolli di trasparenza. In una città dove ogni giorno è “normale” morire di cancro(tutte le più svariate neoplasie sono ormai presenti),salute e ambiente devono diventare prioritari.
La politica dell’Eni contro le imprese locali e i lavoratori dell’indotto, è palese manifestazione di mancanza di volontà dei dirigenti di sviluppare una politica di programmazione industriale, smentendo gli impegni assunti col Consiglio Comunale.
La raffineria ha portato avanti uno scellerato progetto di non rispetto della salute dei cittadini gelesi e dell’ambiente. Non possiamo nascondere che l’attività dello stabilimento così come avviene è incompatibile con la città e i lavoratori. Noi politici abbiamo il dovere di garantire i cittadini e anche la Commissione consiliare dell’Ambiente deve continuare ad operare con decisione e discrezione nell’interesse supremo della città. A proposito di commissione ambiente arriva un grido d’allarme per la presenza nell’atmosfera di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), mai rilevati con le centraline tradizionali installate nel territorio, se non sporadicamente dall’Arpa Sicilia. In tema di IPA siamo molto al di sopra delle soglie consentite dalla legge, con picchi di 14 milligrammi per chilogrammo, contro il massimo di 0,01 nanogrammi di concentrazione per metro cubo consentito.
l petrolchimico usato per le carriere politiche è un giochetto che oggi non funziona più. I cittadini lo hanno capito e lo dimostreranno alle prossime elezioni comunali.
1)E’ indispensabile una riconversione eco-compatibile dello stabilimento da programmare immediatamente; 2) impedire che sia i lavoratori del diretto e dell'indotto, sia i cittadini possano continuare a subire le conseguenze di una produzione selvaggia e distruttiva. 3) lo stabilimento quotidianamente acquisisce profitti per svariati milioni di euro, questo profitto non viene minimamente utilizzato per investimenti ambientali e infrastrutturali per la città. Sarebbe, dopo 50 anni, un gesto di minima gratitudine nei confronti di un territorio vessato, depauperato, impoverito culturalmente, annichilito nelle coscienze, massacrato dalle tante neoplasie manifeste a discapito di tanti nostri concittadini.
Basterebbe che la Raffineria rinunciasse al “dio denaro”, al profitto, al capitalismo selvaggio, investendo parte degli utili per il territorio, depauperato da 50 anni di produzione industriale petrolchimica selvaggia ed incontrollata.
Diversamente questo territorio non potrà rassegnarsi con la logica dell’accettazione fatalistica delle “disgrazie” ad un futuro senza avvenire!
L’Eni invece di mostrare i muscoli dia prova d’amore verso la città pagando le tasse e rispettando la salute e l’economia delle famiglie.
Sono finiti i tempi in cui ci si accontentava di una fontanella".
dr. Gaetano Trainito - Capogruppo consiliare PdL al Comune di Gela
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