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Corriere di Gela | Grande imprenditoria e malaffare
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notizia del 15/02/2009 messa in rete alle 14:29:31
Grande imprenditoria e malaffare

Assunzioni simulate, bilanci “ritoccati”, acquisizione illecita di finanziamenti pubblici: tutto questo, ed altro ancora, è recentemente emerso da un'operazione, condotta dalla locale compagnia della Guardia di Finanza, nei confronti della multinazionale vicentina “Socotherm”, rappresentata sul territorio gelese da Giuseppe Casciana, leader nella produzione di sistemi d'isolamento termico ed acustico ad alta tecnologia.
Le indagini svolte hanno permesso di fare maggiore chiarezza sulle modalità d'insediamento della società veneta nel nostro territorio (l'impianto “Soco-therm” è ubicato presso la zona industriale), avvenuto a seguito di un primo contributo statale, a fondo perduto, pari a sette milioni di euro, e di un successivo finanziamento, a tasso agevolato, di due milioni di euro, rientranti in un più ampio programma nazionale di sviluppo imprenditoriale.
Le ingenti somme destinate alla creazione di un centro per la ricerca di alto profilo hanno, però, seguito direzioni diverse, permanendo nell'esclusiva disponibilità del rappresentante legale della multinazionale, Soave Zanone, e dello stesso Giuseppe Casciana, responsabile delle operazioni a Gela, senza realizzare gli obiettivi alla base del loro stanziamento (maggiore occupazione delle maestranze locali, rafforzamento delle attività finalizzate alla ricerca).
L'evento appena descritto, oltre ai risvolti giudiziari che saprà produrre, deve essere analizzato seguendo una diversa prospettiva, molto più estesa ed inquietante, propria di altri analoghi casi verificatisi, negli ultimi anni, all'interno del tessuto produttivo gelese, e più in generale di quello nisseno.
Mi riferisco alla pratica, descritta da varie ricerche ed inchieste condotte a livello nazionale, e confermata, nella realtà quotidiana, dall'azione di contrasto delle forze dell'ordine, dell'avvio di attività imprenditoriali, ad opera quasi esclusivamente di grandi gruppi industriali del nord Italia, aperte alla volontaria, in taluni casi, ed obbligata, in altri, violazione delle norme di legge: a vantaggio di individui privi di ogni etica imprenditoriale se non addirittura di veri e propri sodalizi criminali.

Sembra quasi che la rigida osservanza della normativa vigente, sia sul piano penale che su quello civile, tipica dei grandi “capitani” d'industria, si dissolva totalmente quando questi si trovano ad operare nel Meridione, ed in particolare in Sicilia.
L'inchiesta che ha interessato la “Socotherm” non è infatti isolata, non deve considerarsi alla stregua di un fatto sporadico, generato dall'irresponsabilità di taluni, ma va ad aggiungersi ad altri analoghi precedenti.
A sostegno di un simile ragionamento citerò solo due esempi, tra i più recenti e noti, tratti dalla cronaca locale.
Un vero e proprio gigante internazionale nel settore della produzione di materiali da costruzione, l'Italcementi di Bergamo, è assurto alle cronache locali, prima, e nazionali, dopo, a causa delle condotte illecite poste in essere dalla sua controllata in Sicilia, la Calcestruzzi s.p.a., accusata di essere stata permeabile all'infiltrazione di diversi esponenti di cosa nostra nissena, giungendo fino al punto di sovvenzionarla attraverso fondi neri generati dai guadagni ottenuti dalla fornitura di calcestruzzo di bassa qualità, utilizzato in diversi cantieri pubblici (quello per la costruzione del nuovo Tribunale di Gela ne è un esempio lampante).

L'iscrizione nel registro degli indagati, voluta dalla Procura di Caltanissetta, dell'amministratore delegato della stessa società, Carlo Pesenti, si aggiunge ai colpevoli silenzi degli amministratori siciliani del gruppo vicentino Zonin, pietra miliare del settore vitivinicolo italiano, proni per diversi anni innanzi alle richieste di pizzo ed assunzioni provenienti dalla famiglia mafiosa dei Cammarata di Riesi, tanto da trasformare l'azienda “Feudo Principi di Butera” in una sorta di agenzia di collocamento, disponibile ad esaudire ogni richiesta; gli stessi amministratori solo davanti all'evidenza descritta dagli inquirenti si sono detti disponibili alla collaborazione.
Le vicende della “Socotherm”, collocate nell'alveo di una prassi molto più ampia, si dimostrano prove di una diffusa irresponsabilità, che priva coloro che, almeno teoricamente, dovrebbero assicurare l'affermazione della legalità producendo sviluppo economico, della necessaria lungimiranza, spingendoli spesso fino alla stipula di “patti scellerati”, quasi a volersi conformare ad uno status quo immodificabile ed eterno.


Autore : Rosario Cauchi

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