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Corriere di Gela | Furti, rapine e diffidenza
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notizia del 21/02/2010 messa in rete alle 14:19:39
Furti, rapine e diffidenza

“Sono i romeni, non è per essere razzisti, ma questi sono sempre in giro, nel quartiere oramai i furti nelle abitazioni sono molto frequenti”; la rabbia di questo residente del quartiere San Giacomo, tra i più intensamente abitati dell'intera città, non sembra lasciare alcun dubbio: i cittadini non riescono ad intravedere alcuna forma di tranquillità.

“Pochi giorni fa, proprio a cento metri da casa mia, un'abitazione è stata scassata, e in pieno pomeriggio, hanno approfittato dell'assenza dei proprietari e si sono infilati forzando il portone d'ingresso: non siamo neanche liberi di uscire”.

Le diatribe inerenti le ennesime candidature, il piano regolatore generale, la costante dialettica politica, non hanno alcuna influenza entro aree urbane sempre più affollate, ove, giorno dopo giorno, si cerca solo di ridurre i danni.

Gli attentati incendiari, rischio costante soprattutto all'interno di talune zone della città, sembrano passati in secondo piano.

Anche perché “normalmente chi li subisce si aspetta che qualcosa possa succedere, come si dice, non cade esattamente dalle nuvole”; la vera paura di molti gelesi, invece, si materializza con la sottrazione dei beni custoditi in quelle, che almeno in passato, potevano ritenersi “sicure casseforti”. Furti e rapine destano particolare preoccupazione poiché esenti da un qualsiasi controllo criminale centralizzato: chiunque può decidere di assumere i panni del “topo d'appartamento” o del lesto scippatore.

I territori più fertili per gli esponenti di una microcriminalità di basso cabotaggio, ma forse assai più decisiva nel produrre paure e preoccupazioni fra la gente, sono indubbiamente i quartieri popolari, ben dislocati fra il centro cittadino e la periferia, abitati da cittadini prevalentemente in età avanzata, e di conseguenza molto più controllabili dall'esterno e certamente titolari di un'inferiore capacità di autodifesa.

Il fenomeno, del resto, è ben conosciuto dalle forze dell'ordine e non solo: tra i passaggi più sentiti della relazione esposta, nel corso della cerimonia di apertura dell'anno giudiziario della Corte d'Appello di Caltanissetta, il presidente della stessa, il magistrato Francesco Ingargiola, non ha esitato ad inserire, nell'ampia gamma delle emergenze, la voce relativa ai furti e alle rapine, contornandola di preoccupanti aggettivi, frutto di un'inarrestabile tendenza alla devianza, indotta, in prevalenza, da esclusione sociale e abbandono scolastico.

I minorenni o gli appena maggiorenni si confermano tra i principali artefici di spedizioni tese ad ottenere il massimo profitto con il minimo sforzo.

Lo schema appare più che consolidato: la prima fase si traduce in una costante azione di monitoraggio della via prescelta, la sentinella cerca di carpire ogni possibile informazione sulle abitudini dei residenti; a questa segue, a distanza di alcuni giorni, quella tipicamente attuativa, comprensiva dello scasso, quando necessario, e della materiale apprensione di monili, elettrodomestici di valore, e, ovviamente, denaro; pensioni o risparmi di qualsiasi genere si pongono quali obiettivi essenziali delle squadre organizzate.

Il riferimento ai romeni, tanto evocati tra gli abitanti del quartiere San Giacomo, non deve, però, concentrare l'attenzione solo tra gli appartenenti alla vasta comunità del paese dell'est europeo presenti in città, in prevalenza composta da donne impegnate in attività di assistenza agli anziani; il mercato dello “scasso” è, invece, praticamente monopolizzato da giovani gelesi, talmente inseriti entro determinate comunità urbane, chiuse tra i confini dei quartieri cittadini, da conoscere dettagliatamente tutte le abitudini e gli spostamenti di coloro che vi abitano, spesso da decenni. Se il settore dello spaccio di stupefacenti ha attratto l'attenzione dei media, a causa della forte concorrenza creatasi tra gruppi rivali, autonomi o comunque soggetti ad un limitato controllo delle cosche locali, quello dei furti e delle rapine non è, dunque, da meno.

La costanza degli episodi, purtroppo, rischia di spingere, sull'onda dell'insicurezza generatasi, la comunità locale ad additare quali responsabili individui percepiti alla stregua di “nuovi arrivati”, dei quali diffidare: è il caso, ad esempio, della comunità migrante presente a Gela.

Qualche giorno addietro il quartiere Sant'Ippolito è stato teatro dell'aggressione perpetrata ai danni di alcuni nomadi accusati dai, residenti di orchestrare un nuovo colpo ai danni di qualche abitazione: il rischio, così, è quello della creazione di un sistema di giustizia autarchica, esente da interventi delle forze dell'ordine.

Se, infatti, alcuni rom, di passaggio a Gela, sono certamente esponenti di bande dedite a furti e rapine, è anche vero, però, che la costante presenza sul territorio è garantita esclusivamente da soggetti stabilmente inseriti in città.

Negli ultimi giorni le “visite” non hanno risparmiato neanche il quartiere Caposoprano: non solo abitazioni private, ma anche un ufficio, denominato “Informagiovani”, finanziato dal settore comunale, “Sviluppo Economico”, destinato al supporto dei giovani in cerca di occupazione, costretto a chiudere i battenti; gli unici computer a disposizione sono divenuti facile bottino per un gruppo di ladri penetrato all'interno dei locali durante le ore notturne.

Il nuovo modello, informale, di welfare sociale, si impernia, dunque, non solo sulla vendita di sostanze stupefacenti, bensì anche su furti e rapine, turbine inesauribili per la circolazione di denaro e altri beni.

La percentuale assai ampia di episodi del genere, comporta, inevitabilmente, l'individuazione di un ennesimo fattore: gli autori dei furti all'interno delle abitazioni o delle rapine, evidentemente, riescono a connettersi agevolmente con le trame intessute dai ricettatori, sempre pronti a piazzare la refurtiva, quando, ovviamente, non si tratti di semplice denaro liquido.

Un sistema veramente complesso da scardinare, tutto fondato su un crescente bisogno di risorse economiche, seppur minime, da investire, magari, nell'altro grande mercato: quello degli stupefacenti.

Le aziende specializzate nella fornitura di sistemi di sicurezza per immobili privati, intanto, hanno trovato a Gela un'ottima piazza commerciale.


Autore : Rosario Cauchi

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