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Corriere di Gela | Attacco ll’Eni
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notizia del 13/06/2009 messa in rete alle 14:17:21
Attacco ll’Eni

Il periodo post elettorale a Gela promette sommovimenti su fronti oramai tradizionali: l'occupazione e l'ambiente.
Con un sindaco in procinto di trasferirsi tra gli scranni del Parlamento europeo, diverse questioni permangono in uno stato di preoccupante immobilità. L'obiettivo privilegiato di inquietudini e preoccupazioni diffuse è, come capita da parecchi anni, l'Eni, sotto le spoglie della società Raffineria di Gela.
E' di pubblico dominio la decisione, assunta dai vertici locali della multinazionale, di ridurre drasticamente gli investimenti presso il sito gelese, dagli originari 300 milioni di euro ai paventati 250; una simile presa di posizione non poteva di certo passere inosservata, in una terra assetata di lavoro e sicurezza occupazionale. Minori investimenti, infatti, presuppongono, inevitabilmente, ridotte opportunità di accesso all'agognata assunzione, sogno di molti giovani locali, poiché tra le poche alternative alla forzata migrazione.
La stessa fermata degli impianti, risalente ai primi mesi del 2009, ha subito, a seguito di indicazioni partorite dalla dirigenza societaria, un notevole ridimensionamento, passando da 60 a soli 30 giorni totali, costringendo molti lavoratori locali a contratto a ripiegare verso soluzioni alternative, al di fuori dei confini cittadini. Le società cooperative, operanti nell'indotto Eni, hanno, però, ritenuto l'insieme di simili accadimenti non più sopportabile, decidendo di mobilitarsi a fianco dei propri dipendenti: sia le une che gli altri, infatti, patiscono il ridimensionamento delle commesse determinato dalla stretta agli investimenti imposta dalla loro controparte contrattuale.
A dimostrazione del diffuso malcontento, le stesse compagini danneggiate, hanno richiesto un'immediata discesa in campo di Legacoop, entità rappresentativa del sistema cooperativo a livello nazionale, immediatamente accorsa a supportarle, per il tramite del presidente regionale, Filippo Parrino.
Nel corso di un incontro svoltosi in città, tutte le realtà interessate hanno avuto modo di descrivere il loro disagio, facilmente estendibile ai propri lavoratori, lamentando diverse anomalie nel rapporto intrattenuto con la loro principale committente, concentrandosi su di un punto essenziale: quello delle commesse sempre più spesso assegnate a società provenienti da altri siti produttivi.
I responsabili delle cooperative, inoltre, hanno voluto denunciare con forza la politica dei ribassi ad ogni costo adottata dalla Raffineria di Gela s.p.a., tesa a favorire imprese assai superficiali nell'adozione di tutte le necessarie misure di precauzione e nel trattamento, contributivo e previdenziale, dei rispettivi dipendenti.
Un periodo di lotta inizia, pertanto, a delinearsi all'orizzonte, confermato dalla volontà, già formalizzata presso le competenti sedi, di indire uno sciopero di otto ore durante la seconda metà del mese in corso; blocco dell'attività che potrebbe determinarne ulteriori, qualora non giungessero notizie favorevoli dall'incontro, programmato per questa settimana a Roma, tra la direzione generale Eni ed i sindacati dei lavoratori chimici e di quelli metalmeccanici. Ma l'Eni continua ad essere obiettivo prioritario anche dei movimenti impegnati da sempre nelle cause della tutela del territorio e della salvaguardia ambientale; il conflitto non ha mai smesso di essere aspro, correlato da accuse reciproche, tanto da escludere, allo stato attuale, qualsiasi tentativo di pacificazione.
Agli annunci ed alle iniziative istituzionali, infatti, le soggettività estranee ai meccanismi della politica di palazzo iniziano ad opporre una piattaforma progettuale da utilizzare quale essenziale fondamento di una strategia a più ampio raggio.
L'Eni, secondo questi, non può pensare di sottrarsi agli oneri impostigli dalla sua stessa presenza sul territorio, limitandosi a realizzare, qua e là, alcune opere destinate a migliorare un paesaggio urbano fortemente destabilizzato oppure a fornire minimi servizi alla comunità.
In parole povere non è sufficiente uno stanziamento di circa 40.000 euro verso l'Azienda Ospedaliera “Vittorio Emanuele”, da spalmare nell'arco di più anni, destinato allo svolgimento di controlli gratuiti in favore dei dipendenti dello stabilimento petrolchimico, per lavare le molteplici offese inferte, durante un lungo cinquantennio, alla città ed al suo ecosistema. Lavoro ed ambiente, due enigmi irrisolti, che potrebbero scatenare dure risposte, se orfani di concrete vie di uscita.


Autore : Rosario Cauchi

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