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Corriere di Gela | Il lavoro che verrà presto e sicuro
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notizia del 16/06/2013 messa in rete alle 14:09:58

Il lavoro che verrà presto e sicuro

In termini di investimento e di sbocchi occupazionali, l’impianto fotovoltaico che Agroverde sta per realizzare in contrada Sant’Antonio, sulla strada cosiddetta dei due castelli, tra la sp n. 8 per Butera e la scorrimento veloce per Caltanissetta, è da considerare il primo negli ultimi cinquant’anni, dopo l’insediamento del Petrolchimico dell’Eni. Mille saranno i posti di lavoro per la costruzione del mega-impianto, mentre una volta a regime stabilmente verranno occupate 250 persone. I soldi investiti sono pari ad un quarto di miliardo di euro (250 milioni).

Sabato otto giugno, la posa della prima pietra. Non è voluto mancare allo storico evento il presidente della regione Rosario Crocetta, la cui spinta alle procedure autorizzative è stata determinante per il via ai lavori. Proprio qualche settimana prima, infatti, il governatore aveva riunito a Palermo i rappresentanti di tutti gli enti ed uffici competenti al rilascio delle dovute autorizzazioni, sollecitandoli a fare in fretta. Dieci giorni dopo, la fissazione della data per la posa della prima pietra.

Al seguito di Crocetta c’erano l’assessore regionale al Lavoro Mariella Lo Bello e gli alti funzionari della Regione; naturalmente il presidente di Agroverde Stefano Italiano, i sindaci Angelo Fasulo e Luigi Casisi di Gela e Butera, gli investitori e tanti politici, maestranze di Agroverde e semplici curiosi. Il progetto, denominato Ciliegino, una volta realizzato metterà a disposizione delle aziende agricole energia a basso costo, con notevoli benefici principalmente per la produzione serricola.

Un’altra piccola boccata d’ossigeno all’occupazione arriverà dall’insediamento ormai prossimo di MacDonald’s, il colosso americano del fast-food, che proprio in settimana ha bandito l’avviso per la selezione del personale. Saranno 25 posti di lavoro per vari profili. Anche in questo caso c’è stata una spinta da parte dell’amministrazione comunale.

La prima pietra del più grande polo agro-energetico serricolo-fotovoltaico d’Euro-pa, è stata posta sabato 8 giugno scorso a Gela nella sconfinata piana per ora sede di un campo di volo. Una data storica, questa, che dovrebbe segnare una svolta epocale: il passaggio dall’era dell’oro nero degli anni cinquanta a quella dell’oro verde del nuovo millennio. Una cerimonia molto partecipata, una folla incredibile di persone provenienti anche dal circondario, mentre il nostro presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e l’assessore all’ambiente Mariella Lo Bello inaugurano l’inizio dei lavori. A fare gli onori di casa il presidente della cooperativa Agroverde Stefano Italiano. Foltissima la rappresentanza politica. Ci sono gli onorevoli Pagano e Federico, il sen. Lumia, il sindaco di Gela Fasulo e di Butera Casisi, ma anche Lillo Speziale, il presidente del consiglio comunale Fava ed il vice Cirignotta, i consiglieri Vella, Biundo e tanti altri ancora. Moltissimi anche i soci della cooperativa con le rispettive famiglie. Ne abbiamo contati più di quanti presenziarono in consiglio comunale all’approvazione del civico consesso del progetto Agroverde.

Italiano è raggiante e visibilmente emozionato, quando dal palco comincia a snocciolare cifre e caratteristiche tecnico-economiche del megaprogetto, ritenuto senza alcuna enfasi, la più potente e grandiosa realizzazione in terra di Sicilia.

Un elenco lungo di ringraziamenti gettati lì a braccio e poi, scusandosi per qualche eventuale dimenticanza dovuta all’emozione, preferisce sfilare dalla tasca un foglietto dove non ha tralasciato di scrivere nulla.

Parte dalla storia travagliata della sua cooperativa, fino a giungere ai giorni nostri con il recupero in extremis del progetto di marca gelese elaborato dai suoi amici-collaboratori Calogero Marchese, Pietro Tinnirello, Ivano Ruscelloni, Massimo Strano. La parte finale del suo discorso è un appassionato appello a tutte le autorità a far sentire ancora il loro calore e la loro vicinanza perché proprio adesso è necessario stare uniti e ciascuno per la propria parte dare il massimo di sé con sinergia.

Accanto a lui sul palco ci sono il sindaco di Gela Angelo Fasulo e Luigi Casisi di Butera che intervengono subito dopo, ma anche Don Giovanni Tandurella che ha benedetto il sito. Il finale è riservato a Crocetta, al governatore, al sindaco di tutti i siciliani. Quando afferra il microfono lo fa scherzando con la classica parlata gelese. Il sindaco di Butera Casisi ha appena finito il suo intervento e forse temendo una gaffe, conclude solo inneggiando all’Agroverde e a Gela, dimenticandosi della sua città.

E Crocetta, che sa cogliere al volo certe sfumature, se ne ricorda lui e aggiunge rivolto al sindaco Casisi: «Lo poteva anche dire viva Butera». E quindi: «Viva Gela, viva Butera!» è la frase imparziale che pronuncia lasciandosi andare alla sua classica risata a strascino. E giù applausi, sia dal palco che dalla marea di persone che gremiscono all’inverosimile l’enorme spiazzo antistante il gazebo allestito dagli organizzatori.

Crocetta non ha bisogno di carte scritte per parlare del senso e della bontà di un’opera che sicuramente segnerà una nuova era. Rivolto, quindi, a Italiano che aveva lasciato trasparire una qualche preoccupazione nel suo intervento introduttivo, lo rassicura immediatamente: «Qui la mafia non entrerà – dice con fermezza – perché saremo tutti a vigilare. E poi ognuno per la sua parte rispetterà il protocollo di legalità che è alla base del proseguimento dei lavori». Non può sottrarsi dal parlare del suo governo, del patto dei sindaci, dell’aeroporto di Comiso, della circonvallazione di Gela prossima ad essere appaltata, tutte cose esitate dal governo regionale con tanto di naso per quella politica che «si agita perché ormai la mangiugghia è finita».

E a proposito di funzionari regionali che sonnecchiano, chiede all’assessore Lo Bello di sollecitare il direttore generale per l’approvazione del Prg gelese. Entra quindi nell’argomento con cognizione i causa da provetto tecnico, quale sempre è stato. Sul progetto Ciliegino dice Gela fonda le proprie speranze per uno sviluppo compatibile ed integrato del territorio. Una contrada ricca di sole quella di Sant'Antonio, Cappellania e Tenuta Bruca, dove gli operai hanno già avviato i primi lavori e a dimostrarlo le numerose ruspe presenti e gli autocarri pronti a trasportare altrove la terra di sbancamento.

Quando il sindaco di Gela Angelo Fasulo si accosta al microfono per dire la sua, anticipa che il suo discorso sarà brevissimo.

«Finalmente – dice Fasulo – a conclusione del lungo iter burocratico, si potrà dare il via ad uno dei progetti più importanti ed ambiziosi per il nostro territorio. Tutti noi stiamo mettendo in piedi una grande iniziativa che è già partita, che è già nei numeri e che l’Italia guarda. Imprenditori ed investitori veri hanno pensato che un’idea che vedeva questa terra locata all’energia solare può diventare un’imprenditoria reale capace di dare risultati importanti. C’era una volta un territorio, oggi c’è un’altra realtà, c’è un’altra politica. Voglio fare qui pubblicamente le mie congratulazioni all'Agroverde, al suo presidente Stefano Italiano che oggi dimostra che con la competenza e l'impegno nessun traguardo è impossibile».

Perché è così importante questo progetto e che cosa realizza? E’ presto detto.

Trasformerà la copertura delle serre utilizzate per la produzione di ortofrutta in una grande (e unica nel suo genere) centrale di produzione di energia elettrica dal fotovoltaico. È questo il principio alla base del progetto con cui verrà garantita una produzione energetica tutto l'anno e una produzione agricola di ottima qualità.

Un progetto, il più grande del genere in Europa, che vale 300 milioni di investimento in due anni con due canali di finanziamento per la costruzione di nuove serre su un'area di 230 ettari di cui 110 ettari coperti dalle strutture serricole (un milione circa di metri quadrati coperti da circa 233 mila pannelli solari).

I pannelli garantiranno una produzione di energia da fotovoltaico per 80 Mw mentre 40 Mw saranno garantiti da un altro impianto di cogenerazione a biomassa «per produrre caldo, freddo e Co2 per la concimazione carbonica delle piante».

Il primo, e più importante, canale di finanziamento è sicuramente quello internazionale: oltre 200 milioni sono stati investiti in questo progetto da finanziatori internazionali che fanno capo a Radiomarelli, storica azienda di cui è presidente Saverio Ciampi, oggi con sede a Lugano, nota soprattutto per essere stata tra le prime al mondo a produrre radio e televisori e che da tempo ha diversificato gli investimenti anche nel settore dell'energia rinnovabile. Oltre che in Italia è presente anche in Romania, Spagna e Croazia. Dei 205,2 milioni, una prima quota (pari a circa 170 milioni sarà investita subito mentre il resto sarà messo a disposizione in una seconda fase). Il resto delle risorse necessarie all'investimento (pari a 94,8 milioni) che sarà investito nella parte specificatamente agricola deriva in parte da un finanziamento del Cipe pari al 30% della quota e il resto dalla cooperativa che ha messo a disposizione risorse proprie.

«E’ apprezzabile che un grande progetto fotovoltaico – ci dice Savino Metello uno degli investitori – sia abbinato ad un altro grande progetto volto a sviluppare un settore importante dell’agricoltura italiana e cioè la produzione di pomodorino. Seconda cosa da sottolineare sono le garanzie che ci hanno fornito le istituzioni e che sono la cosa fondamentale oggi gli imprenditori cercano per potere avviare un’attività. Il nostro vantaggio è stato, rispetto ad altre realtà come la nostra, quello di credere fortemente nella struttura. Ci siamo presentati in questo territorio senza alcun pregiudizio».

«Siamo un’azienda attiva – aggiunge il presidente della Radiomarelli Saverio Ciampi – e non ci preoccupiamo minimamente di eventuali problematicità che dovessero presentarsi. Noi siamo un’azienda ad alta tecnologia ed i nostri obiettivi sono volti a non creare mai alcun impatto ambientale. Noi sfruttiamo ciò che ci dà la natura. In questo caso c’è stata un’integrazione tra il sole che ci fa produrre energia e che finanzia il progetto e tutto il settore biologico».

La localizzazione degli impianti – lo scrivemmo qualche anno fa parlando del progetto Agroverde – rappresenta, per il territorio gelese, una alternativa credibile e concreta all’abbandono di ampie superfici agricole, altrimenti prive di qualsiasi utilità, con pregiudizio per l’ambiente e il paesaggio circostante, per lo più interessato da terreni incolti e abbandonati.

Le aree espropriate costituiscono infatti appezzamenti di terreno di scarso interesse dal punto di vista agronomico e che adesso vengono recuperate da Agroverde anche attraverso la realizzazione di un parco a verde attrezzato di tipo Robinson, per una estensione complessiva di 180.000 mq. Nell’accordo tra Agroverde e amministrazione è prevista anche la realizzazione di 10 ettari di parco all’interno del perimetro urbano.


Autore : Nello Lombardo

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